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24 Aprile 2026 - 09:53
Bus, maxi gara da 100 milioni: il Piemonte mette all’asta le sue linee (e i francesi sono già in fila)
Dopo anni passati a discutere di Alta Velocità, tunnel e grandi opere, alla fine la vera rivoluzione – quella che tocca davvero la vita quotidiana – rischia di arrivare nel posto più sottovalutato di tutti: la fermata del bus sotto casa. Magari quella dove il cartello è mezzo scolorito e gli orari sono più un suggerimento che una certezza.
Perché mentre i treni fanno scena, sono gli autobus a tenere insieme il Piemonte reale. E proprio lì, lontano dai riflettori, si sta preparando una partita che vale centinaia di milioni e che potrebbe cambiare tutto. O almeno, provarci.
La regia è nelle mani dell’Agenzia della Mobilità Piemontese, il grande cervello – spesso invisibile – che pianifica e organizza il trasporto pubblico locale. Ed è proprio da lì che sta prendendo forma quella che, nei corridoi della Regione, viene raccontata come la madre di tutte le gare: l’affidamento dei servizi autobus extraurbani attraverso un bando unico, strutturato e, soprattutto, competitivo.
Non una gara qualsiasi. Non la solita linea assegnata o riassegnata. Qui si parla di interi territori.
Il Piemonte è stato letteralmente diviso a blocchi: quattro grandi bacini – Torino, Cuneo, Sud (Asti-Alessandria) e Nord-Est – ciascuno spacchettato in due lotti. Otto pezzi in totale. Dentro, un mondo. Decine e decine di linee, centinaia di chilometri, migliaia di corse ogni giorno. Collegamenti tra città e paesi, tra scuole e fabbriche, tra ospedali e periferie.
Nel bacino torinese, quello più pesante, finiscono tutte le linee che ogni giorno tengono in piedi la cintura: Chivasso–Torino, Settimo–Torino, Ivrea–Torino, i collegamenti verso il Canavese, le Valli, le aree industriali. Linee spesso ignorate finché funzionano, e maledette quando saltano.
Ed è proprio questo pacchetto – non il singolo bus ma l’intera rete – che finirà sul tavolo della gara.
Il valore? Da far girare la testa: circa cento milioni di euro all’anno per un bacino come quello torinese. Contratti lunghi, nell’ordine dei sei anni, con possibili proroghe. In pratica, chi vince non gestisce una linea: si prende un pezzo di Piemonte per quasi un decennio.
E infatti, mentre qui si discute se il pullman passa o no, fuori qualcuno si è già mosso.
Tra i nomi che circolano con più insistenza c’è quello di RATP, colosso francese dei trasporti pubblici. Non proprio una sorpresa esotica: i francesi sono già ben presenti in Europa e in Italia, dove gestiscono, tra le altre cose, il servizio in Toscana. App dedicate, centinaia di bus nuovi, telecamere a bordo: un modello industriale vero, con tutto quello che comporta.
E non sono qui per fare una gita. Il loro nome è già comparso tra le aziende qualificate per partecipare. Un passaggio tecnico, certo, ma fondamentale: senza quello, niente gara. Con quello, la partita è aperta.

Non sono soli. Si muove anche ATM Milano, altra macchina da guerra del trasporto pubblico. E poi ci sono le aziende locali, i consorzi, quelli che oggi il servizio lo fanno davvero ogni giorno, tra mille difficoltà, mezzi vecchi e margini ridotti. Per loro, questa gara è insieme un’opportunità e un rischio enorme.
Insomma, la concorrenza, questa volta, è vera.
Il percorso è già in fase avanzata. Le consultazioni preliminari sono praticamente chiuse: le aziende hanno studiato i dati, analizzato i flussi, fatto i conti. Il prossimo passo è la pubblicazione ufficiale del bando. L’obiettivo dichiarato dall’assessore ai Trasporti, Marco Gabusi, è chiaro: partire nel 2026.
Ma attenzione: tra pubblicazione e autobus nuovi non passa un attimo. I tempi veri sono più lunghi e, soprattutto, più complicati. Dopo il bando ci sarà la fase di gara, le offerte, le valutazioni, eventuali ricorsi – perché quando ci sono milioni in ballo, i tribunali non restano mai vuoti – e solo dopo l’aggiudicazione. Poi ancora mesi, se non anni, per l’avvio effettivo del servizio.
Tradotto: la rivoluzione, ammesso che arrivi, non sarà immediata.
Nel frattempo si va avanti come sempre: proroghe tecniche. Il sistema attuale continua a vivere di rinnovi temporanei, una soluzione tampone che permette di non fermare tutto ma che racconta anche quanto il modello precedente sia ormai al limite.
E mentre si costruisce il futuro, il presente resta quello che è: ritardi, corse saltate, mezzi che avrebbero visto volentieri la pensione qualche anno fa.
La Regione prova a mettere qualche paletto. Niente monopolio, almeno sulla carta. Nessuno potrà aggiudicarsi tutto: massimo due bacini e quattro lotti. Un modo per evitare che un unico operatore – magari straniero – si prenda l’intero sistema.
Il tema, inutile girarci intorno, è anche politico. L’idea che pezzi sempre più grandi del trasporto pubblico finiscano in mani estere fa discutere. È già successo con i treni, sta succedendo in altri settori. E ora tocca ai bus.
Per la cronaca, e non solo per quella, Torino città, resterà un’isola. Qui GTT manterrà il controllo grazie all’affidamento diretto: bus urbani, tram e metropolitana restano fuori dalla gara.
E poi c’è un altro tema, quello di cui si parla meno ma che pesa tantissimo: i lavoratori. Autisti, personale tecnico, amministrativi. Chi vince la gara dovrà assorbirli? A quali condizioni? Con quali contratti? Domande che per ora restano sullo sfondo, ma che al momento giusto torneranno con forza.
Alla fine, tra numeri, bacini e colossi internazionali, la domanda resta sempre quella. La più semplice e la più difficile: cambierà davvero qualcosa?
Perché si può parlare di innovazione, di flotte nuove, di modelli europei. Ma se poi, alle 7 del mattino, tra Chivasso e Torino, qualcuno resta a piedi perché la corsa è saltata, beh allora chissenefrega.
E allora sì, la gara sarà anche europea. Ma il giudizio finale, come sempre lo daranno i cittadini.
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