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Elkann resta al timone di Stellantis: “Abbiamo corretto la rotta”. Ma la sfida vera comincia adesso

Rieletto presidente con l’89,7% dei voti, Peugeot vicepresidente. Filosa: “Scelte dolorose ma necessarie”. I mercati applaudono, i sindacati frenano

Elkann resta al timone di Stellantis: “Abbiamo corretto la rotta”. Ma la sfida vera comincia adesso

John Elkann

La continuità, prima di tutto. In un anno che Stellantis stessa definisce di transizione, il gruppo sceglie di non cambiare guida, ma di rafforzarla. John Elkann resta presidente, confermato dal consiglio di amministrazione con una larga maggioranza, mentre Robert Peugeot assume il ruolo di vicepresidente e Henri De Castries quello di amministratore senior indipendente. Una scelta che ha il sapore della stabilità, ma anche della scommessa.

Perché dietro la formalità delle nomine si muove una partita molto più grande: quella del rilancio di Stellantis in un contesto globale che cambia a una velocità che il settore automotive non aveva mai conosciuto.

L’assemblea degli azionisti, ad Amsterdam, dura appena quaranta minuti. Il tempo necessario per ribadire una linea: la rotta è stata corretta, ora bisogna dimostrare che è quella giusta. “È stata una scelta dolorosa, ma la direzione è giusta”, dice l’amministratore delegato Antonio Filosa, chiamato a guidare la nuova fase.

Un passaggio chiave. Perché quel “dolorosa” non è casuale.

Il 2025, nelle parole del management, è stato un anno complicato: interruzioni della catena di approvvigionamento, incertezza normativa, pressione dei dazi, tensioni sui mercati globali. Un insieme di fattori che ha costretto il gruppo a un reset strategico, a una revisione profonda delle priorità.

Ed è proprio qui che si inserisce la conferma di Elkann.

Non come gesto conservativo, ma come garanzia di continuità in una fase di cambiamento. “Abbiamo registrato un miglioramento costante, trimestre dopo trimestre”, sottolinea il presidente, attribuendo il merito alla nuova attenzione verso ciò che conta davvero: i clienti.

È una dichiarazione che va letta in controluce.

Perché Stellantis, negli ultimi anni, ha dovuto fare i conti con un equilibrio difficile: innovazione tecnologica, transizione elettrica, competitività globale e tenuta industriale nei territori storici, a partire proprio dall’Italia.

E allora la domanda diventa inevitabile: basta correggere la rotta per tornare a crescere?

Il gruppo sembra convinto di sì. Le previsioni per il 2026 parlano di miglioramento dei ricavi, dei margini e del flusso di cassa industriale, sostenuti da una struttura operativa più resiliente e da una liquidità solida. Il prossimo passaggio sarà l’Investor Day del 21 maggio a Detroit, dove verrà presentata la nuova strategia.

Una tappa cruciale. Perché sarà lì che Stellantis dovrà trasformare le parole in numeri, le intenzioni in obiettivi concreti.

Intanto, il mercato reagisce. Il titolo chiude in crescita del 3,48%, segno che gli investitori credono nella direzione indicata. Ma non tutti sono convinti.

Sul fronte sindacale, la Fiom resta critica. L’ottimismo del management, sostengono i rappresentanti, non si traduce ancora in fatti concreti, soprattutto sul piano industriale italiano. La richiesta è chiara: un confronto diretto prima dell’Investor Day.

È qui che il racconto cambia prospettiva.

Perché Stellantis non è solo un gruppo globale. È anche un pezzo di storia industriale italiana. E ogni scelta strategica — dalla produzione agli investimenti — ha ricadute immediate su lavoratori, territori, filiere.

Nel frattempo, il consiglio di amministrazione si rafforza e si articola. Vengono istituiti i comitati chiave: Audit, Remunerazioni, Esg, con una struttura che riflette le nuove priorità del gruppo, dalla governance alla sostenibilità. Anche questo è un segnale: Stellantis prova a posizionarsi non solo come produttore di auto, ma come attore globale dentro le grandi trasformazioni economiche e ambientali.

C’è poi un altro dato che merita attenzione: il 93,17% di consenso sulla relazione sulle remunerazioni. Un risultato che certifica l’appoggio degli azionisti alla linea del management, ma che allo stesso tempo richiama uno dei temi più sensibili del capitalismo contemporaneo: il rapporto tra performance e compensi.

Tutto questo compone un quadro complesso.

Da una parte, una leadership confermata e un messaggio di fiducia. Dall’altra, un contesto incerto, segnato da sfide strutturali: transizione energetica, concorrenza globale, tensioni geopolitiche, trasformazione della mobilità.

E nel mezzo, Stellantis.

Un gruppo che prova a reinventarsi senza perdere la propria identità. Che parla di resilienza, ma deve dimostrarla. Che promette crescita, ma deve costruirla.

La conferma di Elkann, in questo scenario, non è un punto di arrivo.

È un punto di partenza.E forse anche una scommessa.

Antonio Filosa, AD Stellantis

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