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In Italia quasi 4 persone su 10 assumono antibiotici: tra bambini e anziani cresce l’allarme per l’uso eccessivo

Bambini piccoli e anziani i più esposti, oltre 1,5 miliardi di spesa: resta il nodo dell’uso eccessivo

In Italia quasi 4 persone su 10 assumono antibiotici

In Italia quasi 4 persone su 10 assumono antibiotici: tra bambini e anziani cresce l’allarme per l’uso eccessivo

Quasi quattro italiani su dieci hanno assunto almeno una volta antibiotici nel corso del 2024. Un dato che conferma quanto questi farmaci restino centrali nella pratica medica, ma che allo stesso tempo riaccende il dibattito sull’uso appropriato e sui rischi legati all’abuso. A fotografare la situazione è il nuovo rapporto dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), che analizza consumi e spesa su scala nazionale.

Il quadro che emerge è complesso. Da un lato si registra una lieve flessione rispetto all’anno precedente, con un calo dell’1,5% nei consumi complessivi. Dall’altro, però, i numeri restano elevati: nel 2024 la spesa ha superato 1,5 miliardi di euro, pari a circa 25 euro pro capite. Un investimento significativo, sostenuto in gran parte dal Servizio sanitario nazionale.

Il dato più rilevante riguarda la diffusione dell’uso. Il 40% della popolazione ha ricevuto almeno una prescrizione, ma la distribuzione non è uniforme. Le percentuali più alte si concentrano nelle fasce più fragili: i bambini nei primi quattro anni di vita e gli anziani oltre gli 85 anni.

Nel dettaglio, quasi un bambino su due nei primi anni di vita assume antibiotici, con valori che sfiorano il 48% tra i maschi e il 45% tra le femmine. Percentuali che tornano a salire in modo significativo nella popolazione anziana, dove oltre la metà degli over 85 fa ricorso a questi farmaci. Una doppia polarizzazione che riflette esigenze cliniche diverse, ma che solleva anche interrogativi sulla appropriatezza delle prescrizioni.

Gli antibiotici, infatti, sono strumenti fondamentali per combattere le infezioni batteriche, ma risultano inutili contro i virus. Eppure, ancora oggi, vengono spesso utilizzati in modo improprio, ad esempio per trattare influenze o raffreddori. Un’abitudine che contribuisce a uno dei problemi sanitari più rilevanti a livello globale: l’antibiotico-resistenza.

Si tratta della capacità dei batteri di adattarsi ai farmaci, rendendoli meno efficaci o addirittura inutili. Un fenomeno che cresce proprio a causa dell’uso eccessivo o scorretto degli antibiotici. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’antibiotico-resistenza è tra le principali minacce per la salute pubblica del futuro.

Il rapporto Aifa evidenzia anche differenze territoriali significative. I consumi più elevati si registrano nel Sud Italia, dove si raggiungono 17,8 dosi medie giornaliere ogni mille abitanti, contro le 16,5 del Centro-Nord. Una forbice che, pur non essendo enorme, indica una diversa cultura prescrittiva e una variabilità nell’accesso e nell’utilizzo dei farmaci.

La quasi totalità degli antibiotici, circa il 90%, viene distribuita attraverso il sistema di assistenza convenzionata, cioè tramite le farmacie con prescrizione medica. Un dato che conferma il ruolo centrale del medico di base e dei pediatri nella gestione di questi farmaci.

Un altro elemento interessante riguarda le differenze di genere. Nelle fasce di età intermedie, le donne fanno registrare un utilizzo più frequente, mentre nelle età estreme — infanzia e grande anzianità — prevale il consumo tra gli uomini. Un dato che riflette differenze biologiche, ma anche comportamenti e accesso alle cure.

Dietro i numeri, però, c’è un tema culturale. In Italia, l’antibiotico è spesso percepito come una soluzione rapida e risolutiva, un farmaco “forte” capace di accelerare la guarigione. Questa percezione, radicata nel tempo, contribuisce a una domanda elevata da parte dei pazienti e, in alcuni casi, a una pressione sui medici per ottenere la prescrizione.

Negli ultimi anni, le campagne di sensibilizzazione hanno cercato di modificare questo approccio, promuovendo un uso più consapevole. Il messaggio è semplice ma fondamentale: gli antibiotici vanno assunti solo quando necessari e sempre seguendo le indicazioni del medico, evitando interruzioni premature o utilizzi autonomi.

Il leggero calo registrato nel 2024 potrebbe essere un segnale positivo, ma non sufficiente a invertire una tendenza consolidata. Il percorso verso un uso più razionale degli antibiotici resta lungo e richiede un impegno condiviso tra istituzioni, medici e cittadini.

Nel frattempo, il rapporto Aifa offre uno strumento prezioso per comprendere dove intervenire. Individuare le aree di inappropriatezza significa poter migliorare l’efficacia delle cure, ridurre i costi e, soprattutto, proteggere l’efficacia di questi farmaci nel tempo. Perché il vero rischio, sottolineano gli esperti, è arrivare a un punto in cui gli antibiotici non funzioneranno più come oggi. E allora infezioni banali potrebbero tornare a essere pericolose.

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