Cerca

Sanità

Un adenoma “nascosto” vicino all’aorta rimosso con il robot: a 80 anni torna a camminare dopo 24 ore

Intervento eccezionale al Mauriziano su una paziente di 80 anni: tecnologia e precisione per un caso rarissimo

Un adenoma “nascosto”

Un adenoma “nascosto” vicino all’aorta rimosso con il robot: a 80 anni torna a camminare dopo 24 ore

Il giorno dopo l’intervento pedala già sulla cyclette e cammina tra i letti del reparto, sorridendo e scambiando battute con medici e infermieri. Una scena che, a prima vista, potrebbe sembrare ordinaria. Non lo è affatto. Perché meno di ventiquattr’ore prima la signora Eliana, quasi ottant’anni, era in sala operatoria per un intervento delicatissimo: la rimozione di un adenoma endocrino nascosto in una posizione estremamente rara, a ridosso dell’arco aortico.

È una storia che racconta molto più di un singolo caso clinico. Racconta l’evoluzione della medicina, il ruolo sempre più centrale della chirurgia robotica e la capacità di affrontare situazioni complesse con un impatto minimo sul paziente.

Il punto di partenza è un malessere diffuso, difficile da spiegare. Stanchezza, debolezza, una sensazione costante di mancanza di energia. Sintomi che, soprattutto in età avanzata, possono essere facilmente attribuiti a molteplici cause. Ma gli esami parlano chiaro: i valori del calcio nel sangue sono molto elevati. Un segnale che porta i medici a sospettare un problema alle ghiandole paratiroidi, piccole strutture situate normalmente dietro la tiroide e responsabili della regolazione del calcio nell’organismo.

“Di solito gli adenomi paratiroidei si trovano proprio in quella sede – spiega il dottor Maurilio Deandrea, direttore di Endocrinologia del Mauriziano – ma in circa il 10% dei casi possono trovarsi altrove, come nel mediastino. Tuttavia, una localizzazione sull’arco aortico, con queste dimensioni, è davvero eccezionale”.

È proprio questa anomalia a rendere il caso complesso. L’adenoma c’è, ma non si vede facilmente. È “nascosto”, come lo definiscono i medici. Servono esami approfonditi per individuarlo con precisione. La scintigrafia e la tomografia computerizzata permettono finalmente di localizzarlo: una massa di circa sei centimetri, posizionata in una zona estremamente delicata del torace.

Non si tratta solo di rimuovere un tumore benigno. Si tratta di farlo in uno spazio ristretto, circondato da strutture vitali: l’arco dell’aorta, l’arteria succlavia, l’arteria polmonare, e due nervi fondamentali, il nervo vago e il nervo frenico. Qualsiasi errore potrebbe avere conseguenze gravi, dalla paralisi del diaframma a problemi permanenti di voce e deglutizione. In passato, un intervento del genere avrebbe richiesto una chirurgia invasiva, con un’apertura ampia del torace, tempi di recupero lunghi e un impatto fisico significativo. Oggi, invece, la tecnologia offre un’alternativa.

L’operazione viene eseguita l’8 aprile dal dottor Alberto Sandri, responsabile della Chirurgia Toracica del Mauriziano, insieme alla sua équipe. La scelta è quella della chirurgia robotica toracica, una tecnica che consente di operare attraverso piccole incisioni, controllando strumenti ad altissima precisione.

Quattro micro-incisioni, ciascuna di appena otto millimetri. Attraverso questi accessi, il robot entra in azione. Non sostituisce il chirurgo, ma ne amplifica i movimenti, garantendo una precisione millimetrica anche in spazi difficili da raggiungere. L’intervento dura circa 45 minuti. Un tempo contenuto, considerando la complessità del caso. L’adenoma viene rimosso completamente, senza danneggiare le strutture circostanti.

“Il robot ci ha permesso di lavorare con la massima precisione e la minima invasività – spiega Sandri – preservando i nervi e i vasi fondamentali. È stato possibile evitare danni al nervo frenico, scongiurando il rischio di paralisi del diaframma, e al nervo vago, che avrebbe potuto causare problemi permanenti alla voce”.

Il risultato si vede già il giorno dopo. La paziente si alza, cammina, inizia la riabilitazione. Un recupero rapido, quasi sorprendente, reso possibile proprio dall’approccio mini-invasivo. Dopo la rimozione del drenaggio toracico, la degenza si riduce a pochi giorni: tre, in tutto.

Per chi osserva dall’esterno, può sembrare un dettaglio tecnico. Ma per chi vive l’esperienza in prima persona, fa la differenza. “Non avevo più la forza di fare nulla – racconta la signora Eliana – le ultime energie le avevo usate per salire sul taxi che mi ha portato qui. Pensavo di non riuscire più a tornare come prima”.

Poi lo sguardo si illumina. “Ho trovato équipe straordinarie e strumenti all’avanguardia che mi hanno rimesso in vita. Ho recuperato sensazioni che credevo perdute. A questo ospedale sarò sempre grata”. Le sue parole restituiscono il senso più profondo di questa storia. Non solo un intervento riuscito, ma una qualità della vita ritrovata.

Il caso ha anche un valore più ampio. Dimostra come la combinazione tra diagnosi precisa e tecnologia avanzata possa affrontare situazioni che, fino a pochi anni fa, avrebbero rappresentato una sfida molto più complessa. “È stato fondamentale individuare esattamente la posizione dell’adenoma – sottolinea Deandrea – perché senza una diagnosi accurata non sarebbe stato possibile pianificare un intervento così mirato”.

La direzione dell’ospedale sottolinea l’importanza del lavoro di squadra. “Siamo molto soddisfatti del percorso di cura – commenta il direttore generale Franca Dall’Occo – e grati ai professionisti che hanno gestito una situazione così rara. La tecnologia robotica ha permesso di intervenire con tempestività e con un impatto minimo, restituendo una vita normale alla paziente”.

In un sistema sanitario spesso raccontato attraverso difficoltà e criticità, storie come questa mostrano un’altra faccia. Quella della medicina che evolve, che investe in innovazione e che riesce a trasformare casi complessi in successi clinici. Non è solo una questione di macchine. Il robot è uno strumento, ma dietro ci sono competenze, esperienza, capacità di interpretare ogni singolo caso.

E forse è proprio questo il punto. La tecnologia, da sola, non basta. Ma quando incontra la competenza, può cambiare radicalmente le prospettive. Per la signora Eliana, tutto questo si traduce in una nuova quotidianità. In un passo più leggero, in una fatica che scompare, in una vita che riprende ritmo. Una storia che parte da un adenoma invisibile e arriva a un risultato concreto: tornare a vivere.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori