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13 Aprile 2026 - 19:30
Foto tratta da wikipedia
Ci sono cucine che nascono e subito trovano casa. E altre che aspettano.
A Torino, in corso Grosseto, da Mobilandia, una cucina è rimasta così. Ferma. Senza destinazione. Aveva ancora una storia tutta da scrivere che comincia con un ragazzo, circa 35 anni. Si chiama Nicola.
E' un martedì pomeriggio, tarda serata. Entra. Non guarda niente. Non si ferma davanti a nulla. Va dritto al banco. “Devo annullare un ordine…”, dice quasi con le lacrime agli occhi.
La voce è bassa, ma decisa. Di quelle che non vogliono domande. Nome, cognome, pratica. Tutto torna. Cucina completa, scelta parecchi mesi prima. Mancano pochi giorni alla consegna.
“C’è qualche problema?”. Lui esita mezzo secondo. Poi sintetizza: “Non mi sposo più.”
Silenzio. Non serve altro. La cucina perde senso lì, in quella frase. Pensata per una vita che non esisterà più.
Si siede. Carte, firme, procedure. Tutto scorre come deve.

E poi succede qualcosa. Avete presente “Harry ti presento Sally”, quel film con Meg Ryan e Billy Crystal, concentrato sul destino delle persone? Se due sono destinati, sono destinati…
Tant’è. Da Mobilandia, proprio in quel momento, c’è una donna. Si muove lentamente tra i mobili, tocca le superfici, apre un’anta, la richiude. Non ha l’aria di chi sta scegliendo davvero. Più di chi sta prendendo tempo.
Poi alza lo sguardo. Lo vede. Si ferma. Lui se ne accorge dopo qualche secondo. Si gira. Resta immobile.
“Ciao.”
“Ciao.”
Non si vedono da anni, dai tempi di uno stage. C'era già stato qualcosa, forse... Chissà!
“Che fai qui?”
“Annullando una cucina.”
Lei sorride appena. “Io sto cercando di capirne una.”
Si avvicinano. All’inizio con cautela, poi sempre meno. “Fammi vedere,” dice lei.
Quasi per magia cambiano i volti e l’atteggiamento. L’uomo non piange più.
La commessa riapre il progetto. Lei la guarda. Inclina la testa.
“È bella,” dice.
“Sì, ma non è più mia!”
Si guardano.
E in quel momento è chiaro che non stanno più parlando della cucina.
Restano lì a lungo. Parlano. Di cose semplici, all’inizio. Poi di quelle che non avevano mai chiuso davvero.
Da Mobilandia se ne accorgono in modi e nei giorni successivi nasce una piccola storia. Una di quelle che si raccontano tra colleghi.
“Secondo me torna.”
“Secondo me no.”
A un dipendente viene in mente quel film. Lo dice: “L’avete visto quel film?”.
Qualcuno propone di non smontarla subito. “La teniamo lì qualche giorno,” dice uno. “Non si sa mai. In magazzino.”
Una scommessa, insomma. I giorni diventano settimane. La cucina resta. Come se aspettasse qualcosa.
Una sera, quasi all’orario di chiusura, la porta si apre. Entrano in due. Sono loro. Questa volta non si fermano all’ingresso. Vanno diretti.
“È ancora qui?” chiede lui.
Gli addetti si guardano. Sorridono. “Non l’abbiamo toccata.”. Si riapre il progetto. Si firma.
Ma stavolta succede qualcosa che non succede quasi mai. Qualcuno apre una bottiglia.
Non era previsto. Non è una vendita qualsiasi.
“Beh,” dice uno degli addetti, “questa cucina ce la ricorderemo per tutta la vita…”
Ridono. Si fermano tutti qualche minuto. Un brindisi veloce, improvvisato, tra cucine in esposizione e luci che stanno per spegnersi. Niente di ufficiale. Niente di organizzato. Una piccola festa.
Per una cucina che non serviva più. E che invece ha aspettato il momento giusto per tornare a servire a qualcuno.
Da Mobilandia succede anche questo. Anche “Harry ti presento Sally”. O meglio "Nicola ti presento...".
A proposito lei come si chiama?
E per chi fosse interessato
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