Sala piena, gente anche fuori nel giardino pur di ascoltare. Lauriano risponde così all’intitolazione della biblioteca civica a Nilde Iotti, trasformando una cerimonia istituzionale in un momento vero di comunità.
Alla Cascina Testore, domenica 12 aprile, non c’era solo un programma da rispettare ma una presenza concreta, visibile, quasi fisica. La sala al piano terra si è riempita in fretta, oltre le sedie disponibili, e chi non è riuscito a entrare si è fermato fuori, nel giardino della scuola, seguendo gli interventi da lì. Non è un dettaglio organizzativo, è un segnale: quando una comunità sente che un passaggio riguarda anche lei, si ferma, ascolta, resta.
L’intitolazione arriva dopo un rinvio che pesa ancora. Un anno fa l’alluvione aveva costretto il Comune a fermarsi, a rimandare. Nel frattempo Lauriano ha fatto i conti con quello che significa ricostruire, non solo materialmente ma anche come comunità. Ed è da qui che la giornata assume un senso più ampio: non una semplice inaugurazione, ma un momento che tiene insieme memoria, presente e identità.
La sindaca Mara Baccolla lo ha detto senza cercare effetti particolari, riportando il discorso su ciò che è accaduto davvero. “Grazie a tutti per l’impegno durante e dopo l’alluvione”, ha ricordato, prima di spostare l’attenzione su quello che viene dopo, cioè l’uso concreto di quello spazio. “Adesso questa biblioteca va vissuta. La cultura è importante”. Non è una frase di circostanza: è una richiesta precisa, quasi una consegna alla comunità.

Perché il rischio, in questi casi, è sempre lo stesso. Che tutto si esaurisca nella giornata, nella targa, nella fotografia. Che il nome resti e il luogo si svuoti. Ed è qui che la scelta di dedicare la biblioteca a Nilde Iotti smette di essere solo simbolica.
Il programma della cerimonia ha seguito una traccia lineare: i saluti istituzionali, le motivazioni dell’intitolazione, lo scoprimento della targa, poi gli interventi dedicati alla figura di Iotti e al ruolo delle donne nella Costituente. Una struttura ordinata, senza sbavature, dentro cui però si sono inseriti passaggi più vivi, meno prevedibili.
Tra questi, l’intervento di Livia Turco, presidente della Fondazione Nilde Iotti, che ha scelto di non fermarsi alla ricostruzione storica ma di portare un ricordo personale, concreto, quasi spiazzante nella sua semplicità. Ha raccontato di una riunione del PCI, tanti uomini, un contesto formale, e a un certo punto Iotti che apre la borsetta, si mette il rossetto, si sistema i capelli, senza chiedere spazio, senza creare rottura, ma semplicemente restando se stessa.
“Mi colpì moltissimo quella naturalezza”, ha spiegato Turco, prima di arrivare al punto che interessa oggi più di allora. “Dobbiamo insegnare ai giovani l’eleganza della politica. E dobbiamo imparare ad ascoltare tutte le parti”.
Il passaggio non è nostalgico, non è un richiamo generico a un passato migliore. È una critica implicita al presente, al modo in cui la politica viene praticata e raccontata. L’eleganza di cui parla Turco non è forma, è sostanza: è il modo in cui si sta dentro le istituzioni, il modo in cui si gestisce il conflitto senza trasformarlo in scontro permanente, il modo in cui si riconosce l’altro anche quando non lo si condivide.
Ed è qui che il nome di Nilde Iotti smette di essere solo un riferimento storico e torna a essere una misura.
Iotti è stata una delle 21 donne elette all’Assemblea Costituente nel 1946, protagonista nella costruzione della Repubblica, prima donna presidente della Camera dei Deputati dal 1979 al 1992. Ma questi dati, da soli, non bastano a spiegare perché oggi una comunità decida di legare a lei un luogo come la biblioteca civica.
Il punto è un altro. È la qualità del suo stare nelle istituzioni. Il riconoscimento trasversale che ha saputo costruire in anni segnati da divisioni forti. La capacità di tenere insieme rigore e ascolto, ruolo e misura.
In questo senso, l’intitolazione si inserisce dentro un contesto più ampio, quello delle celebrazioni per gli ottant’anni dal voto alle donne. Una ricorrenza che rischia di scivolare nella ritualità se non viene riportata a ciò che rappresenta davvero. Non un traguardo simbolico, ma l’inizio di un processo che riguarda ancora oggi la qualità della partecipazione democratica.
A Lauriano questa connessione è stata resa esplicita non solo negli interventi istituzionali ma anche nella composizione stessa della giornata. Accanto agli amministratori locali, erano presenti il vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo e il consigliere metropolitano Andrea Gavazza, sindaco della vicina Cavagnolo, a segnare un livello di attenzione che supera i confini comunali, ma anche associazioni del territorio come ANPI Chivasso, SPI CGIL e Arci Zeta Aps, che hanno contribuito a costruire un percorso condiviso.

Dentro questa rete si è inserita anche la presenza di realtà impegnate su altri fronti, come Border Souls, attiva nei territori palestinesi. Un elemento che non va letto come un’aggiunta laterale, ma come parte di un discorso più ampio su diritti, cittadinanza e responsabilità collettiva. Perché collegare la memoria della Costituente alle tensioni del presente significa evitare che la prima diventi un racconto chiuso.
La biblioteca, in questo quadro, assume un significato preciso. Non è solo un contenitore di libri, ma uno spazio in cui questi temi possono essere attraversati, discussi, messi in relazione. E allora il nome che porta non è indifferente.
Dedicare la biblioteca a Nilde Iotti significa indicare una direzione. Significa dire che quel luogo è legato a un’idea di conoscenza che non è neutra, che ha a che fare con la formazione del cittadino, con la capacità di leggere la realtà, con il rapporto tra individuo e istituzioni.
La partecipazione vista domenica va letta anche così. Non come una risposta occasionale, ma come il segno di una comunità che riconosce in quel passaggio qualcosa di proprio. La stessa presenza di persone rimaste all’esterno, senza andare via, racconta una disponibilità all’ascolto che non è scontata.
Allo stesso tempo, però, quella partecipazione non basta da sola a garantire il risultato. È un punto di partenza, non un punto di arrivo. La differenza la farà ciò che accadrà nei prossimi mesi, nel modo in cui la biblioteca verrà utilizzata, attraversata, resa parte della vita quotidiana.
Perché il rischio, lo si è visto in tanti altri contesti, è che luoghi anche importanti restino sottoutilizzati, diventino spazi formali più che vissuti. Ed è proprio questo che l’intervento della sindaca ha provato a evitare, spostando il discorso dalla celebrazione all’uso.
In questo senso, la giornata di Lauriano tiene insieme due livelli. Da una parte la memoria, con il richiamo a una figura centrale della storia repubblicana e al ruolo delle donne nella costruzione della democrazia. Dall’altra il presente, con una comunità che esce da un evento traumatico come l’alluvione e prova a rimettere al centro spazi di aggregazione e cultura.
Il punto di equilibrio tra questi due livelli non è automatico. Va costruito. E passa da scelte concrete, da continuità, da una capacità di coinvolgimento che non si esaurisce nella giornata inaugurale.
L’intitolazione a Nilde Iotti, in questo senso, è una dichiarazione di intenti. Dice qualcosa su come Lauriano vuole raccontarsi e su quali riferimenti sceglie di tenere vivi. Ma, come tutte le dichiarazioni, chiede coerenza.
Perché un nome, da solo, non basta.
Diventa significativo se viene riempito di contenuto, se entra nelle pratiche quotidiane, se si traduce in occasioni di confronto, di crescita, di partecipazione. Se resta legato solo alla targa, perde forza.
Domenica, alla Cascina Testore, la comunità ha dato un segnale chiaro. Ha risposto, ha partecipato, ha ascoltato. Ora la partita si sposta altrove, dentro l’uso concreto di quello spazio e nella capacità di farne davvero un luogo pubblico.
La differenza, come spesso accade, non sta nell’evento ma in quello che viene dopo.