Cerca

Attualità

Long Covid. Centinaia di infermieri al limite. Il conto che nessuno vuole vedere

Tra danni biologici e carenze strutturali, la denuncia di Nursing Up e di Antonio De Palma riaccende i riflettori su un’emergenza ancora aperta

Long Covid. Centinaia di infermieri al limite. Il conto che nessuno vuole vedere

Long Covid. Centinaia di infermieri al limite. Il conto che nessuno vuole vedere

C’è un conto che il Paese non ha ancora avuto il coraggio di guardare davvero negli occhi. Non è scritto nei bilanci, non si misura solo in deficit o in crescita mancata. È un conto inciso nei corpi – prima ancora che nelle coscienze – di chi quella guerra l’ha combattuta senza tregua, turno dopo turno, reparto dopo reparto: gli infermieri. E oggi quel conto ha un nome preciso, scomodo, ancora troppo spesso ridotto a rumore di fondo o liquidato con leggerezza: Long Covid.

È un debito che non si può più rimandare. Perché non appartiene al passato, ma al presente. È lì, nelle corsie, nei reparti, nei gesti quotidiani di chi continua a lavorare con un peso invisibile addosso. E proprio su questo silenzio – sempre più difficile da giustificare – interviene con forza il sindacato Nursing Up, guidato da Antonio De Palma, che riporta il tema al centro del dibattito con toni che non lasciano spazio all’ambiguità. Non una coda fisiologica della pandemia, non una fragilità psicologica da archiviare sotto la voce “burnout”. Qui si parla di danni biologici, concreti, persistenti. Di professionisti che hanno continuato a curare mentre il virus, silenziosamente, continuava a lavorare dentro di loro.

 Antonio De Palma

Antonio De Palma

I numeri evocati sono duri come pietre, e non concedono appigli: oltre 320mila infermieri contagiati in Italia, più di 90 morti. Ma soprattutto una percentuale globale che racconta più di qualsiasi retorica – oltre il 40% delle infezioni tra operatori sanitari ha colpito proprio loro. È una fotografia brutale, che smonta ogni narrazione eroica e restituisce una verità più cruda: non solo in prima linea, ma esposti più di tutti. Non simboli, ma bersagli reali. “Siamo stati il bersaglio principale”, denuncia De Palma, e in quella frase c’è tutta la distanza tra la celebrazione di quei mesi e la realtà che ne è seguita.

Una realtà fatta anche di gesti minimi che cambiano. Di infermieri che dopo poche ore di turno cercano aria appoggiandosi a un carrello. Di concentrazione che si incrina, di memoria che tradisce in passaggi che fino a ieri erano automatici. Di una stanchezza che non si scioglie con il riposo. Non è retorica, è esperienza quotidiana. Ed è proprio qui che il racconto cambia direzione.

Perché il punto più dirompente sollevato da Nursing Up è un altro: l’idea, supportata da studi internazionali, che il Long Covid abbia una vera e propria “firma biologica”. Biomarcatori nel sangue, infiammazioni croniche, danni ai vasi sanguigni, residui virali che continuano a stimolare il sistema immunitario. Non percezioni soggettive, ma evidenze cliniche. È questo il passaggio che sposta tutto: dalla stanchezza alla malattia, dal sospetto alla prova, dal disagio individuale a una condizione medica riconoscibile.

E allora cambia davvero tutto.

Perché se un infermiere non è semplicemente affaticato, ma fisicamente compromesso, il problema smette di essere personale e diventa strutturale. Si allarga, si riflette, si moltiplica. Diventa una questione economica, organizzativa, politica. I dati OCSE parlano di un impatto da 135 miliardi di dollari l’anno nei Paesi membri e di una contrazione del PIL. Ma in Italia il quadro assume contorni ancora più inquietanti: una carenza già cronica – fino a 200mila infermieri mancanti – che rischia di trasformarsi in una voragine.

Un sistema sanitario che perde pezzi proprio mentre dovrebbe ricomporsi. Professionisti costretti a rallentare, a ridurre i turni, a fermarsi. Altri che, semplicemente, non ce la fanno più e lasciano. E nel frattempo reparti che restano scoperti, carichi di lavoro che aumentano, equilibri già fragili che si spezzano. La qualità dell’assistenza non crolla all’improvviso: si consuma, poco alla volta, sotto il peso di queste assenze.

Chi resta copre, si adatta, resiste. Ma fino a quando?

È su questo crinale che la denuncia si trasforma in rivendicazione. Nursing Up non si limita a fotografare il problema, ma chiede un cambio di passo netto: il riconoscimento del Long Covid come malattia professionale, protocolli di screening strutturati e sistematici, indennità economiche per chi ha subito danni, una flessibilità lavorativa reale che non si traduca in penalizzazioni. Non privilegi, ma strumenti per reggere una realtà che è già qui.

Perché la sensazione, leggendo tra le righe, è che il Paese stia correndo troppo velocemente verso l’archiviazione. Come se bastasse voltare pagina per chiudere una stagione. Ma i corpi degli infermieri, ammonisce De Palma, quella pagina non l’hanno mai chiusa davvero. La portano addosso, ogni giorno. E continuano a raccontare una storia che non si presta alla rimozione.

Ignorarla oggi non significa solo essere ingiusti. Significa essere miopi. Perché quel conto, prima o poi, arriverà comunque. E a quel punto non sarà più possibile fingere di non averlo visto.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori