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10 Aprile 2026 - 11:20
Chivasso accoglie giovani atleti dall’Europa: il Comune sceglie Mc Donald’s per il catering
Chivasso si prepara ad accogliere delegazioni straniere per i Sister Cities Games 2026, in programma dal 14 al 16 maggio, con arrivo il 13 e partenze il 17. Un evento sportivo internazionale rivolto a ragazzi e ragazze tra i 13 e i 16 anni, costruito attorno a pallavolo, nuoto e atletica, con un calendario fitto tra gare, cerimonie e momenti istituzionali. Il programma è stato messo a punto dall’amministrazione guidata dal sindaco Claudio Castello, insieme all’assessore allo Sport e Manifestazioni Gianluca Vitale, con uno stanziamento complessivo di 18mila euro e il coinvolgimento di scuole, famiglie e associazioni del territorio.
Sulla carta, un’iniziativa che unisce sport e scambio culturale. Nei dettagli, però, emergono scelte che raccontano molto di più di quanto sembri.
Il programma è articolato: i ragazzi stranieri saranno ospitati nelle case delle famiglie chivassesi, le gare si svolgeranno tra PalaLancia, piscina comunale e Paolo Rava, mentre le giornate saranno scandite da eventi pubblici e momenti conviviali. Anche sul fronte dei pasti l’organizzazione è definita: il 15 maggio è previsto un pranzo al sacco preparato dalle famiglie, il 16 maggio un pranzo per atleti e delegazioni presso La Tola. Nulla di particolarmente sorprendente, in un contesto costruito con risorse limitate.
Poi c’è il 14 maggio. Ed è lì che emerge il nodo.
Per il primo giorno di gare, il Comune ha avviato contatti con McDonald’s Chivasso per offrire il pranzo agli atleti attraverso una sponsorizzazione . Una scelta circoscritta a una sola giornata, certo. Ma proprio per questo ancora più significativa: non una necessità strutturale, ma una decisione precisa dentro un quadro già organizzato.
È qui che il ragionamento cambia. Non siamo di fronte a un problema logistico generalizzato, ma a un passaggio che rivela il criterio con cui si costruisce l’evento. In un contesto internazionale, con delegazioni ospiti e una città chiamata a rappresentarsi, il pasto del primo giorno viene affidato a un marchio globale, identico ovunque: lo stesso menù che si può trovare a New York, a Tokyo o in una qualsiasi area di servizio lungo un’autostrada europea.
La spiegazione è implicita, ma evidente: non è una scelta costruita su un’idea di accoglienza o di valorizzazione del territorio. È una scelta economica. McDonald’s entra perché alleggerisce i costi, perché consente di risparmiare su una voce di spesa. In altre parole, non è selezionato per ciò che rappresenta, ma per ciò che consente di non spendere.
Ed è proprio qui che si apre la contraddizione. Perché mentre si costruisce un evento sportivo giovanile, con scuole coinvolte e una dimensione inevitabilmente educativa, il tema dell’alimentazione viene trattato come una variabile secondaria. Non è una questione ideologica, ma di coerenza: che messaggio si dà, nel momento in cui si mettono insieme sport, ragazzi e rappresentanza istituzionale?
Il punto è ancora più netto se si guarda al resto del programma. Il giorno successivo si torna a una dimensione domestica, con il pranzo al sacco preparato dalle famiglie. Il terzo giorno si sceglie una realtà locale come La Tola. Due soluzioni diverse, ma entrambe radicate nel territorio. In mezzo, il passaggio del 14 maggio appare come una deviazione, una scorciatoia.
Ed è qui che la scelta diventa politica. Perché se esistevano alternative già praticate negli altri giorni, allora il ricorso allo sponsor non è obbligato. È una preferenza. Una decisione che dice molto del peso attribuito all’identità locale rispetto al contenimento dei costi.
A quel punto le domande non sono retoriche, ma inevitabili: davvero non c’erano alternative locali?
Possibile che non si riuscisse a mettere insieme un pasto con prodotti del territorio, anche solo un semplice panino con toma piemontese e salame, invece di rivolgersi a una multinazionale? Nessuna panetteria, nessuna gastronomia, nessuna associazione del territorio coinvolgibile? Nessuna filiera corta capace di sostenere un pasto per ragazzi ospiti della città?
Non è il singolo pranzo a fare la differenza. È ciò che quel pranzo rappresenta dentro un evento che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe essere un momento di incontro tra comunità. Perché tra accoglienza diffusa, budget contenuto e sponsorizzazioni, i Sister Cities Games mostrano una linea precisa: l’ambizione internazionale resta, ma quando si tratta di scegliere cosa raccontare davvero di Chivasso, il criterio che prevale è un altro.

Claudio Castello sindaco di Chivasso
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