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Sanità sotto scorta (e cittadini a piedi)

Inaugurata la Casa di comunità Einaudi tra proteste, assenze eccellenti e una “passeggiata” che sa di provocazione. Il PD attacca: “Uno sberleffo a Borgo Vittoria”

Sanità sotto scorta (e cittadini a piedi)

Sanità sotto scorta (e cittadini a piedi)

TORINO. Se l’idea era inaugurare un servizio sanitario, qualcosa dev’essere andato storto. Perché a Borgo Vittoria è andata in scena tutt’altra cosa: una “passeggiata” istituzionale blindata, con tanto di forze dell’ordine, come se aprire un poliambulatorio fosse una questione di ordine pubblico e non di salute pubblica.

«Un servizio si inaugura per i cittadini e con i cittadini — affondano i consiglieri regionali Nadia Conticelli e Alberto Avetta —. Qui invece siamo al rovescio: cittadini tenuti a distanza e istituzioni in modalità difensiva».

Il recupero dell’ex Einaudi, atteso da anni, si trasforma così in un piccolo capolavoro di comunicazione al contrario: invece di unire, divide. Invece di rispondere, provoca. E lo fa con una regia che ha il sapore dello sberleffo: la famosa “passeggiata” da via del Ridotto a via Cigna, senza nemmeno i protagonisti principali — il presidente della Regione Alberto Cirio e l'assessore regionale alla sanità Federico Riboldi — presenti sul palco.

«Un’inaugurazione senza i vertici è già un segnale — insistono —. Ma qui si è fatto di peggio: si è messa in scena la contrapposizione tra territori fragili, come se chi perde un servizio dovesse pure applaudire chi ne guadagna uno».

Il messaggio, tradotto dal burocratese: chiude qui, si apre là. Arrangiatevi.

E mentre i cittadini per mesi raccolgono firme e chiedono ascolto, la risposta è una coreografia istituzionale che sembra pensata più per irritare che per risolvere.

Da qui la domanda — tagliente, inevitabile: «La prossima volta, per andare a fare una visita, servirà il cordone della polizia anche ai pazienti?».

La protesta di oggi, con cittadini e sindacati, non nasce dal nulla. È la conseguenza diretta di una gestione che riesce nell’impresa rara di scontentare tutti: chi perde servizi e anche chi li riceve, costretto a assistere a uno spettacolo poco dignitoso.

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E poi il dettaglio che diventa simbolo: la doppia targa. “Casa di comunità Ridotto” accanto a “Casa di comunità Einaudi”. Due nomi, una confusione. Un po’ come tutta la vicenda. Tanto che perfino la Circoscrizione 7 chiede di rimettere ordine.

«Ora basta — chiudono Conticelli e Avetta —. Meno passerelle e più sanità vera. Riboldi e Cirio incontrino cittadini e comitati. E partano dalle basi: il punto prelievi di via Stradella, aperto tre ore a settimana. Non è un servizio, è un favore a tempo».

Perché se la sanità diventa una passeggiata, il rischio è che i cittadini restino indietro. A piedi. E pure senza medico.

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