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Sanità

Visite tra due mesi o un anno? Se non vuoi aspettare, c’è un modulo (e qualcuno non vuole che tu lo sappia)

Nel giorno della salute, i numeri smascherano il sistema: oltre il 60% dei cittadini fuori dai tempi di legge, tra dati opachi e diritto alla cura che scivola verso il privato

Visite tra due mesi o un anno? Se non vuoi aspettare, c’è un modulo (e qualcuno non vuole che tu lo sappia)

Visite tra due mesi o un anno? Se non vuoi aspettare, c’è un modulo (e qualcuno non vuole che tu lo sappia)

7 aprile: la chiamano Giornata mondiale della salute. Ma per migliaia di piemontesi suona come una presa in giro. Perché mentre si celebrano principi e diritti, la realtà è fatta di agende piene, telefoni muti e mesi – quando va bene – prima di ottenere una visita.

Altro che diritto garantito. Qui si resta in lista. O si tira fuori il portafoglio.

A rimettere i numeri sul tavolo, smontando la narrazione rassicurante, è l’Associazione Luca Coscioni. Nel mirino finisce la Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa, attiva da giugno 2025 e gestita da Agenas: lo strumento che dovrebbe fare chiarezza e che invece restituisce un’immagine sfocata, quando non proprio distorta.

"I dati ci sono - dice l'Associazione -  ma servono a poco. Sono accorpati, mescolati, difficili da leggere. Non distinguono territori, strutture, responsabilità. Dentro finisce tutto: pubblico e privato, numeri e percentuali che non combaciano. Il risultato è un grande contenitore che non spiega nulla e non permette a nessuno di capire davvero dove e perché il sistema si inceppa..."

Poi però ci sono i numeri veri. E quelli non lasciano spazio a interpretazioni.

"Nei primi nove mesi del 2025 - stigmatizzano - meno della metà degli esami è stata eseguita nei tempi previsti dalla legge. Per le visite va ancora peggio. Alla fine, il conto è semplice: più di sei cittadini su dieci restano fuori tempo massimo. Fuori dalla legge. Fuori da un diritto che dovrebbe essere garantito...".

Il resto è attesa. O rinuncia. O pagamento.

È qui che il sistema smette di essere inefficiente e diventa qualcosa di diverso. Perché quando il pubblico non risponde e l’unica alternativa è il privato, il diritto alla salute si trasforma in un servizio a pagamento.

“Un limbo senza certezze”, stigmatizzano Filomena Gallo, Segretaria Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e il Professor Marcello Crivellini, docente di Analisi e Organizzazione di Sistemi Sanitari al Politecnico di Milano e consigliere generale dell'Associazione Luca Coscioni. 

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Ma è un limbo che qualcuno conosce fin troppo bene: quello di chi aspetta una diagnosi, una visita, un esame, e nel frattempo vede il tempo passare.

E la politica? Osserva. Promette. Rimanda.

"La Regione Piemonte - commenta ancora l'associazione - in questo scenario, non può più permettersi di restare sullo sfondo. Perché senza dati chiari e accessibili, senza l’applicazione concreta dei percorsi di tutela già previsti dalla legge, senza un intervento serio per ridurre i ritardi, tutto resta fermo. E a pagare, come sempre, sono i cittadini...".

Tant'è! C'è "forse" una soluzione. E' un modulo per costringere il sistema a rispettare le regole. Un modo per dire: se non mi curi nei tempi, devi trovare un’alternativa. Anche a tue spese.

È già previsto dalla legge. Solo che troppo spesso nessuno lo fa valere.

Per questo l’invito è a segnalare, denunciare, farsi sentire. Perché qui non si parla più di disorganizzazione o di ritardi fisiologici. Qui si parla di un diritto costituzionale che, nella pratica, viene aggirato ogni giorno.

E allora sì, il 7 aprile è la Giornata mondiale della salute. Peccato che, per molti, resti solo una data sul calendario.

RICAPITOLANDO

Per aiutare i cittadini, l’Associazione mette a disposizione sul proprio sito un modulo scaricabile per richiedere il percorso di tutela nei casi di ritardo, che garantisce la prestazione entro i tempi massimi, in regime di intramoenia o presso altra struttura convenzionata, senza costi aggiuntivi oltre al ticket.

LA VOCE invita inoltre tutti i cittadini a segnalare eventuali difficoltà o inadempienze scrivendo a media@giornalelavoce.it.

Liste d’Attesa: tutto quel che c'è da sapere

Le liste d’attesa rappresentano uno dei problemi più gravi del sistema sanitario in Italia e in molti altri Paesi. Ogni anno, migliaia di pazienti sono costretti a lunghi tempi di attesa per visite specialistiche, interventi chirurgici e diagnosi, con un impatto diretto sulla salute e sulla qualità della vita. Il tema delle liste d’attesa non riguarda solo la sanità pubblica, ma anche il settore privato, con un aumento della domanda di prestazioni a pagamento. In questo articolo analizzeremo le cause di questo fenomeno, le sue conseguenze e le possibili soluzioni per ridurre i tempi di attesa e garantire un servizio sanitario più efficiente e accessibile.

Se stai aspettando troppo per una visita o un intervento, ora puoi segnalare il ritardo direttamente ai responsabili sanitari. Scarica il modulo qui sotto e fai valere il tuo diritto!

1. Liste d’Attesa: Cosa Dice la Normativa Sanitaria

Le normative nazionali e regionali prevedono che ogni prescrizione per visita specialistica o esami diagnostici di primo accesso debba essere erogata in tempi massimi fissati.

La prescrizione del medico – di medicina generale o specialistico – contiene la classe di priorità, ossia il tempo massimo, così definita:

Per le prime visite e prime prestazioni strumentali ambulatoriali

  • U – con attesa massima 72 ore;
  • B – con attesa massima 10 giorni;
  • D – con attesa massima 30 giorni per le visite e 60 giorni per gli esami;
  • P – con attesa massima 120 giorni.

Per i ricoveri

  • A – con attesa massima 30 giorni;
  • B – con attesa massima 60 giorni;
  • C – con attesa massima 180 giorni;
  • D – con attesa massima 12 mesi.

Ogni struttura sanitaria è tenuta al rispetto di questi tempi massimi di erogazione.

Se la struttura sanitaria non è in grado, nell’ambito della sua normale organizzazione, di rispettare i tempi di legge sopra indicati, allora la stessa è tenuta ad assicurare gratuitamente all’utente la prestazione tramite l’attività di libera professione del proprio personale o presso una struttura privata accreditata.

Spetta all’utente, a te, chiedere l’applicazione di tale percorso gratuito (a meno di eventuali ticket previsti per la prescrizione richiesta).

2. Come Verificare i Tempi di Attesa e Far Valere i Tuoi Diritti

  • Esamina la prescrizione che il tuo medico ti ha consegnato e controlla la classe di priorità indicata.
  • Confronta la data proposta dalla struttura sanitaria con il tempo massimo della classe di priorità indicata.
  • Se la data proposta per la prestazione supera il tempo massimo indicato dalla classe di priorità, hai diritto di richiedere che la struttura sanitaria cui ti sei rivolto rispetti i tempi massimi di legge. Se la struttura non è in grado di farlo, hai diritto all’attivazione del percorso di tutela, cioè di ricevere la prestazione entro il tempo massimo della tua classe di priorità, tramite l’attività intramoenia (professionale) interna alla struttura o presso altra struttura privata; in entrambi i casi non dovrai pagare nulla, a meno del ticket ove previsto per quella prestazione.

In questo caso, per ottenere il rispetto dei tempi massimi ed eventualmente l’attivazione del percorso di tutela, devi inviare una specifica domanda alla struttura sanitaria cui ti sei rivolto/a tramite e-mail (oppure puoi consegnare la versione cartacea all’Ufficio Relazioni con il Pubblico). Attenzione: non puoi effettuare la prestazione a pagamento e poi chiedere il rimborso.

3. Liste d’Attesa Sanitarie: Come Segnalare un Ritardo e Attivare il Percorso di Tutela

La richiesta di rispetto dei tempi e di percorso di tutela va indirizzata ai Responsabili della struttura sanitaria il cui Centro Unico di Prenotazione (CUP) non è stato in grado di rispettare i tempi previsti dalla classe di priorità indicata dalla tua prescrizione.

Essi sono:

  • Il Direttore Generale dell’azienda;
  • Il RUA (Responsabile Unico Aziendale per il governo delle liste di attesa)o analoga figura definita a seconda della Regione (ad esempio in Puglia si chiama RULA);
  • L’URP (Ufficio Relazioni con il Pubblico).

La richiesta deve contenere:

  • Dati della persona utente e la motivazione della richiesta (non rispetto dei tempi massimi di legge);
  • Copia del documento di identità e della tessera sanitaria;
  • Copia della prescrizione del medico (con la classe di priorità);
  • Copia della prenotazione effettuata dal CUP con la proposta di data di effettuazione dell’esame/visita prescritta.

4. Liste d’Attesa e Diritti del Paziente: Conclusione e Azioni da Intraprendere

Qualsiasi prescrizione medica per esami diagnostici, visite specialistiche o ricoveri deve contenere la classe di priorità (U, B, D, P per le prime visite; A, B, C, D per i ricoveri). A ciascuna priorità corrisponde un tempo massimo entro il quale la prestazione deve essere fornita.

Se la struttura sanitaria cui ti sei rivolto ti propone una prenotazione fuori dai tempi massimi puoi chiedere alla struttura il rispetto di tali tempi e, se non ci riesce, l’attivazione del percorso di tutela, cioè la possibilità di ricevere la prestazione senza pagare, a meno di eventuali ticket previsti.

Per ottenere queste richieste devi presentare una domanda di rispetto dei tempi di legge e di attivazione del percorso di tutela, allegando copia del tuo documento di identità, della tessera sanitaria, della prescrizione medica con la classe di priorità e della prenotazione CUP con una data oltre i tempi massimi previsti.

Tale domanda va presentata cartacea o, meglio, via e-mail o PEC al Direttore Generale, al RUA (Responsabile Unico Aziendale per le Liste di Attesa) e all’URP (Ufficio Relazioni con il Pubblico) della azienda sanitaria cui ti sei rivolto.
Non aspettare oltre: fai valere i tuoi diritti e segnala i ritardi nella tua regione!

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