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Sanità
08 Aprile 2026 - 22:32
il sindaco Matteo Chiantore e il Governatore Alberto Cirio
Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, oppure il progetto di fattibilità del nuovo ospedale di Ivrea presentato in sala dorata a Ivrea. Fiato alle trombe e rullo di tamburi dovrebbe (il condizionale è d'obbligo) sorgere nell’area ex Montefibre. Un intervento da 215 milioni di euro – di cui 6 anticipati dalla Regione Piemonte per la progettazione – con finanziamento principale a carico dell’Inail, che si occuperà anche dei cantieri.
Alla presentazione hanno partecipato - e non poteva certo mancare - il presidente della Regione Alberto Cirio, il sindaco Matteo Chiantore, il direttore generale dell’Asl TO4 Luigi Vercellino, il direttore regionale dell’assessorato alla Sanità Antonino Sottile, rappresentanti della società Tecnicaer Engineering che ha redatto il progetto, oltre a numerosi sindaci e operatori sanitari del territorio.
La nuova struttura - stando alle intenzioni - sostituirà l’attuale ospedale, progettato nel 1956 con il supporto dell’Olivetti e ormai considerato obsoleto. Il presidio sorgerà su una superficie complessiva di 69 mila metri quadrati di proprietà di Cogeis, di cui 56 mila destinati alle attività sanitarie, con 301 posti letto – circa una sessantina in più rispetto a oggi – distribuiti su quattro piani.




Il progetto punta tutto su sostenibilità ed efficienza, due parole che riempiono la bocca: il 78% dell’energia sarà prodotta da fonti rinnovabili e le acque piovane saranno recuperate al 100%. Tra gli elementi caratterizzanti, una “Main Street” interna che separerà l’ospedale diurno dalle aree ad alta intensità, consentendo la differenziazione dei flussi. L’ultimo piano sarà dedicato agli uffici medici e predisposto per l’espansione della telemedicina, mentre un piano tecnico centrale garantirà maggiore flessibilità futura.
L’iter è iniziato nell’ottobre 2024 con la gara per la progettazione, seguita dall’aggiudicazione nel 2025. Entro giugno 2026 è prevista la consegna del progetto di fattibilità all’Inail; nel 2027 sono attese approvazione e validazione, mentre nel 2028 partiranno i lavori, con una durata stimata di tre anni. L’inaugurazione è prevista tra il 2031 e il 2032, salvo imprevisti e quelli, come si sa, sono sempre dietro l’angolo. Diciamo che, ad essere realisti, Ivrea e il Canavese potranno contare su un ospedale prima del 2040, cioè quando tutti i soggetti oggi seduta dietro al tavolo della conferenza, non governeranno più Asl e territorio.
«La presentazione del nuovo ospedale di Ivrea e del Canavese rappresenta un passaggio molto importante per questo territorio e per tutta la sanità piemontese - ha commentato Cirio - Si tratta di un’opera attesa da anni, che oggi prende forma concreta grazie a un lavoro condiviso tra Regione, Asl e territorio, e che risponde in modo moderno ed efficace ai bisogni di salute dei cittadini. Con questo intervento proseguiamo nel grande piano di edilizia sanitaria della Regione, da quasi 5 miliardi di euro, che sta interessando tutto il Piemonte con l’obiettivo di rinnovare le strutture e rafforzare una sanità pubblica sempre più vicina alle comunità locali. Il Canavese avrà finalmente un ospedale moderno, funzionale e all’altezza delle esigenze del territorio».
In un brodo di giuggiole il sindaco Matteo Chiantore, uno che ama le conferenza stampa e che se potesse, con Cirio, ne farebbe una al giorno.
«Senza risultare inutilmente retorico - ha giustamente sottolineato - questa è una giornata storica. Attendiamo questo ospedale da decenni. Il nostro territorio, dopo un passato industriale importante, sta trovando una nuova identità, ma per farlo dobbiamo porre l’accento sui servizi: trasporti e sanità in primis».
E ancora: «Questa è una giornata storica per il nostro territorio. È il risultato concreto di un lavoro condiviso tra istituzioni, tecnici e professionisti sanitari, che hanno operato con responsabilità e visione nell’interesse della comunità. Un ospedale non è soltanto un’opera pubblica, ma un presidio essenziale di fiducia e coesione territoriale».
Il primo cittadino ha inoltre richiamato il tema delle infrastrutture: «Stiamo lavorando al raddoppio selettivo della tratta ferroviaria Chivasso-Ivrea e all’aggiornamento dell’elenco ministeriale delle opere per sbloccare la realizzazione dell’atteso casello autostradale di San Bernardo che permetterà un accesso diretto dalla A5 Torino-Aosta all’area ospedaliera».
Bene però aggiungere che sul raddoppio si è solo alla fase della progettazione “a spanne” pagata da RFI e ottenuta dal Comune come compensazione per i disagi creati dai lavori per l’elettrificazione della Ivrea-Aosta. Una cosa da mettere lì nel cassetto sperando che prima o poi avanzino dei miliardi a Governo, quindi e in sostanza stiamo “a zero”. Idem con patate per il casello autostradale, considerando che nell’attuale concessione vinta da ITP SPA non c’è traccia e le concessioni sono difficili, per non dire impossibili, da modificare. Si sarebbe dovuto agire prima, ma non lo si è fatto.
«Il percorso per realizzare un nuovo ospedale - si è aggiunto Luigi Vercellino - è stato lungo e complesso, ma oggi chiudiamo la tappa forse più importante. Ci siamo arrivati grazie a una profonda collaborazione interistituzionale tra noi, i Comuni e la Regione. Lavorando come un ente unico, i tempi si dimezzano. Abbiamo fortemente voluto che i nostri medici partecipassero alla definizione delle linee guida. Solo chi lavora in un ospedale sa di cosa c’è veramente bisogno». E ancora: «La presentazione della progettazione del nuovo Ospedale di Ivrea segna il superamento di un’attesa lunga decenni: un traguardo reso possibile dalla ferma volontà della Regione Piemonte, che ha inserito questa struttura tra le priorità strategiche per la salute pubblica.». Eccetera, eccetera, eccetera….
Il progetto sarà illustrato nel dettaglio il 20 aprile ai 176 sindaci del territorio, dopo un lungo confronto – anche acceso – sulla localizzazione della struttura, che ha visto prevalere Ivrea rispetto all’ipotesi Pavone sostenuta da parte dell’Alto Canavese.
Con il nuovo ospedale, il Canavese si prepara a un cambiamento strutturale della sanità locale, con una struttura moderna, sostenibile e progettata per rispondere alle esigenze future del territorio.
Finita qui? Non tanto…
A puntare il dito contro le sparate sui nuovi “ospedali” è il Partito Democratico, di cui peraltro il sindaco di Ivrea è un tesserato.
Lo fa il consigliere regionale Daniele Valle.
E si riparte non da Ivrea ma dall’insieme, dagli ospedali che il Governatore Alberto Cirio e l’assessore regionale alla sanità Federico Riboldi han promesso: in tutto otto (Torino nord, Regina Margherita, Cambiano, Ivrea, Cuneo, Savigliano, Alessandria, Vercelli).
“Durante un recente sopralluogo all'ospedale di Moncalieri - stigmatizza Valle - Riboldi ha annunciato che Inail finanzierà solo due nuovi ospedali all'anno. L’assessore ha anche detto che il Piemonte ne proporrà uno per il Piemonte uno e uno per il Piemonte due. Il primo per la provincia di Torino sarà quello di Cambiano (e infatti arriva puntuale l'esultanza del presidente del consiglio, compagno di partito, Nicco)…. Quale sarà dunque il primo del Piemonte due? Sarebbe fin troppo facile scommettere sulla provincia di Cuneo…. E gli altri in che ordine andranno? Come sempre informazioni importanti sul futuro della sanità piemontese scappano durante i sopralluoghi e non vengono riferite nelle sedi istituzionali, ma questo non ci stupisce più. Più importante rilevare che sono anni che diciamo che il piano Inail di Cirio non è sostenibile senza una sana indicazione di priorità tra gli interventi. Avevamo ragione. E il tempo ci darà ragione anche sulla mancanza di un piano di sostenibilità finanziaria delle otto opere: Inail non regala i soldi, ha la bella pretesa di riaverli indietro. Quali strutture si dismetteranno? Quanto si risparmierà in manutenzioni e utenze? Quanto cuba il canone di ciascuno nuovo ospedale? Saremo in grado di onorare otto (più i canoni dei due ppp di Novara e Torino)? Troppe domande ancora senza risposta…”.
Mancava la ciliegina sulla torta e a mettercela potrebbero essere i sindaci canavesani che per anni si sono opposti all’Area ex Montefibre.
Il presupposto è semplice e ricomincia da un’audizione in Commissione regionale Trasporti tenutasi nello scorso mese di dicembre. Ad un certo punto l’ingegner Davide Finello, direttore di ITP Spa, ha preso la parola per chiarire un punto tanto semplice quanto dirompente: il nodo idraulico di Ivrea prevede la realizzazione di una circonvallazione per collegare direttamente la A26 in caso di chiusura della A5, ma non prevede – perché non è nella concessione attuale e non lo era neppure in quella precedente – la creazione dello svincolo di San Bernardo. Tradotto: il casello di San Bernardo non esiste, non è previsto e non è programmato.
Gli aveva fatto eco l’ingegner Pasquale Dolgetta, sottolineando che si trattava di una richiesta dei territori e che, semmai, dovrebbe essere il Ministero dei Trasporti a mettere mano alla questione. Ma a smontare definitivamente le illusioni ci aveva pensato ancora Finello, ricordando che di caselli autostradali ce ne sono già due nell’arco di sette chilometri. Aggiungerne un terzo? Poco probabile. Anzi, molto improbabile. Gli standard tecnici – infatti – prevedono un casello ogni dieci chilometri. E qui siamo, letteralmente, sotto il minimo sindacale.
Morale? Dicono i sindaci. Se ai tempi della scelta dell’area sui cui costruire il nuovo ospedale, area ex Montefibre vs Area Ribes, si era retta proprio sulla promessa dell’apertura del casello di San Bernardo, allora deve tornare in pista l’area Ribes. Tradotto: se il casello fantasma era il perno politico per giustificare la scelta di Montefibre, ora quel perno non c’è più. E tutto il resto traballa.
Nel corso di un’intervista di qualche tempo fa, peraltro, il sindaco Endro Bevolo di Pavone Canavese, tra i più "feroci" oppositori della soluzione "Ivrea" s’era detto stupido della lievitazione dei costi passati da 140 a 235 milioni,
«È fuori dubbio che ci sia la necessità di un nuovo ospedale - aveva aggiunto Bevolo - ma questo dovrebbe rispettare i dettami della OMS a cominciare dal minor tempo per raggiungerlo da parte dei cittadini di tutto il territorio, sia via terra che per via aerea (elisoccorso). La stessa progettazione dovrebbe poi prevedere una durata dell’attività di parecchie decine di anni e dare possibilità future di espansione. Infine, vista la necessità di avere dei locali e strutture sotterranee, è evidente la necessità che l’area sia bonificata da inquinanti e non allagabile…».
E se non è questa la prima vera crepa in una narrazione politica che finora si è basata sul “far finta che il casello sia a un passo dall’essere realizzato” diteci voi che cos’è.
E son dubbi, retropensieri, riposizionamenti, timori.
Tant'è! A questo punto però è bene fare un passo indietro.
Succede nell’agosto del 2023 quando la giunta regionale decide che il nuovo ospedale di Ivrea sorgerà nell'area ex Montefibre, in seguito al voto favorevole espresso dalla Conferenza dei Sindaci dell'ASL TO4 (72 sindaci contro 58, pari al 65,68 per cento della popolazione totale, cioè circa 340 mila abitanti).
Da una parte il governatore Alberto Cirio («l’ospedale si farà dove lo studio Ires ha dato indicazione»); dall’altra i sindaci dell’Alto Canavese.
All’indice uno studio presentato da Ires il 16/6/2022, in cui si leggeva - e ancora si legge - che l’area più idonea era quella adiacente al casello autostradale di Pavone, a circa 3 km da Ivrea. Un’indicazione netta e chiara: 78 punti all’area Ribes e 58 all’area ex Montefibre.
Per un anno non se n’è più parlato. Poi, il 22 giugno 2023, dal cilindro magico dell’allora assessore alla Sanità Luigi Genesio Icardi, esce l’ipotesi della costruzione di un nuovo casello autostradale. Idea geniale: con la realizzazione di un nuovo casello la viabilità potrà essere migliorata e il punteggio penalizzante per l’area ex Montefibre viene neutralizzato a discapito dell’area Ribes. Punteggio per Ribes: 69 (nove punti in meno); punteggio per Montefibre: 72 (quattordici punti in più).
Si scoprirà solo più tardi che la Regione Piemonte aveva chiesto a Ires, con una nota, di rivalutare lo studio sulla base delle nuove emergenze più favorevoli a Montefibre. Tale istanza veniva corredata da una nota di un non meglio precisato Assessorato ai Trasporti, secondo cui il nuovo casello sarebbe costato “forse” 25/30 milioni di euro, aggiungendo a corollario qualche manciata di altre considerazioni utili a giustificarne l’urgenza.
In verità – e per dirla tutta – la prima delibera in cui si parla del nuovo ospedale di Ivrea è della Conferenza dei Sindaci del 2009, con tanto di studio del Politecnico di Torino in allegato, che già individuava come ubicazione l’area ex Montefibre a Ivrea.
Passano gli anni, di questa cosa un po’ tutti si dimenticano e i soldi spariscono. Si ritorna a parlarne nel novembre del 2020, quando la Conferenza presieduta dal primo cittadino di Ivrea, Stefano Sertoli, nomina una commissione di sedici sindaci.
Il lavoro dei “saggi” si conclude con l’approvazione a maggioranza del sito dell’area ex Montefibre, contrapposto all’area dell’ex Olivetti di Scarmagno proposta dall’ex senatrice Virginia Tiraboschi, su cui però aveva messo gli occhi la Italvolt di Lars Carlstrom, lo svedese visionario che voleva costruire la più grande gigafactory del mondo… ed è finito com’è finito.
Tiraboschi non molla e propone, con tanto di bozza di progetto, niente meno che "Palazzo Uffici", in allora ancora nella disponibilità di Prelio, poi arriva l’area Ribes di Pavone.
Da qui in avanti la storia è nota e vede la Regione in prima fila nel prenderli per i fondelli tutti quanti. Sembrava quasi di sentirli ai “piani alti”: «Vogliono litigare? Facciamoli litigare e prendiamo tempo». D’altro canto, perché correre? Correre avrebbe significato cominciare a lavorare per cercare i soldi, e ce ne vogliono davvero tanti: solo per Ivrea, la bellezza di 140 milioni di euro che peraltro, oggi, pare non bastino neanche più.
Di pari passo la storia della concessione autostradale. Mentre i sindaci litigavano, il Consiglio di Stato depositava la sentenza con cui respingeva il ricorso presentato dal gruppo ASTM (Gavio) per il rinnovo delle concessioni – scadute da tempo – della Torino-Piacenza gestita da Satap, della Torino-Quincinetto, della tangenziale di Torino e della bretella Ivrea-Santhià gestite da Ativa.
Il vincitore? Il Consorzio Stabile SIS, del gruppo Fininc della famiglia Dogliani.
Una partita da 300 milioni di euro l’anno per circa undici anni, spalmati su 462 chilometri, che non sono così pochi. Il nuovo concessionario dell’A5, oltre al nodo idraulico di Ivrea (con lavori di messa in sicurezza, riassetto idraulico, allargamento sede stradale, costruzione di viadotti, protezione contro il rischio di esondazioni), dovrà occuparsi dell’adeguamento sismico e del risanamento acustico di tutti i cavalcavia e sovrappassi. Alle cifre indicate si aggiungono, infine, circa 685 milioni per la manutenzione ordinaria, più l’obbligo di mantenimento di tutto il personale, un nuovo sistema tariffario e, tutt’intorno a Torino, anche un nuovo sistema di pagamento attraverso il Free-Flow Multilane, con eliminazione dei caselli della Falchera, di Bruere, Settimo Torinese Tangenziale, Beinasco, Trofarello e Vadò.
Insomma di tutto e di più e in quel tutto c'è un'impresa, la Cogeis di Bertino che sta sui giornali un giorno sì e l'altro pure, un giorno per l'ex Montefibre, un giorno per la cava di San Bernardo ma per la bonifica dell'area su cui si vorrebbe costruire l'ospedale che è sua....
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