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08 Aprile 2026 - 15:08
Novant’anni e una sfida al tempo: Giuseppe Damato corre per il record alla Mezza di Torino
C’è chi corre per il podio, chi per migliorare il proprio tempo e chi per il semplice piacere di esserci. E poi c’è chi, a novant’anni, decide di mettersi ancora in gioco con un obiettivo preciso. Alla Mezza Maratona di Torino 2026, in programma il 19 aprile, tra migliaia di runner ci sarà anche Giuseppe Damato, torinese, classe 1936, pronto a inseguire un traguardo che va ben oltre la partecipazione: battere il record nazionale di categoria.
La sua è una storia che attraversa decenni di sport e cambiamenti. Nato a Torino il 9 gennaio 1936, Damato ha iniziato il proprio percorso con il ciclismo, praticato fin da giovane nelle diverse categorie, dagli esordienti fino ai veterani. Un impegno costante, fatto di allenamenti, sacrifici e imprese che raccontano una determinazione fuori dal comune.
Tra queste, spicca il viaggio Torino-Napoli andata e ritorno in bicicletta, una prova di resistenza che da sola sintetizza il suo approccio allo sport. E poi la conquista dei passi dolomitici, fino al ritorno a Cortina d’Ampezzo, luogo legato alla sua infanzia negli anni della guerra. Un dettaglio che restituisce il senso più profondo della sua esperienza: lo sport come fatica, ma anche come memoria e identità.
La svolta arriva però quando molti smettono. A 73 anni, Damato decide di lasciare la bicicletta e iniziare a correre. Un passaggio che segna l’inizio di una nuova fase, costruita con la stessa disciplina di sempre. Da allora, i numeri parlano chiaro: 15 maratone completate e, il 19 aprile, la 23ª mezza maratona.
Un percorso che si inserisce in un evento sempre più partecipato. L’edizione 2026 de “La Mezza e La Dieci di Torino”, organizzata da Base Running, porterà in città oltre 7.500 partecipanti tra atleti élite e amatori, provenienti da tutta Italia e dall’Europa. Un appuntamento che ogni anno cresce, trasformando le strade torinesi in un grande palcoscenico dello sport.
In questo contesto, la presenza di Damato assume un significato particolare. Non solo per l’età, ma per l’approccio. Il suo obiettivo non è simbolico: è concreto, misurabile, legato al cronometro. Battere un record nazionale a novant’anni significa allenarsi, prepararsi e affrontare la gara con la stessa serietà di qualsiasi atleta.
Ma la sua storia parla anche a chi non corre. Racconta che il tempo può essere un alleato, non solo un limite. Che esiste sempre spazio per ricominciare, anche quando sembra tardi. E che la continuità, più del talento, può fare la differenza.
Il 19 aprile, tra chi inseguirà una medaglia e chi semplicemente il proprio ritmo, Giuseppe Damato correrà anche per dimostrare questo. Che non esiste un’età giusta per fermarsi. E che, a volte, il traguardo più importante non è quello che si taglia, ma quello che si decide di inseguire.

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