Rebecca Caligiuri partirà per la Spagna. Questa volta davvero.
Dopo settimane sospese tra attese, autorizzazioni ferme e una corsa contro il tempo che sembrava non finire mai, la 20enne di Forno affetta da una gravissima malformazione di Chiari di tipo 1 ha finalmente una data: martedì 7 aprile. La conferma arriva dalla madre, Alessia Uifuzzi, con un messaggio che tiene insieme incredulità e sollievo, dopo giorni in cui anche partire sembrava impossibile.
«Martedì 7 aprile partiremo per la Spagna. Ancora facciamo fatica a crederci davvero», scrive. E poi il passaggio che dà la misura di cosa è successo in queste settimane: «Tutto questo è stato possibile grazie a voi, a ogni gesto, a ogni aiuto. E in modo speciale a una persona che, nel ricordo dei suoi genitori, ci ha dato la possibilità di iniziare questo cammino».
Il punto è tutto qui. Senza quella mobilitazione, senza la raccolta solidale che in pochi giorni ha permesso di raggiungere la cifra necessaria, questo viaggio non ci sarebbe stato. E con lui, probabilmente, nemmeno una possibilità concreta di cura.
Perché il quadro clinico di Rebecca Caligiuri non è quello di una paziente qualunque. Da anni convive con una patologia rarissima — lo scivolamento del cervelletto lungo il canale midollare — aggravata da una instabilità cranio-cervicale che comprime il tronco encefalico. Una condizione che non lascia spazio a tentativi: serve un intervento altamente specialistico, in un centro che sappia gestire casi estremi.
Quel centro è a Barcellona. Ed è, nei fatti, l’unico riferimento europeo per situazioni così complesse.
Arrivarci, però, non era scontato. Il trasferimento inizialmente previsto per il 16 marzo era saltato. Mancavano le autorizzazioni, mancavano soprattutto le coperture economiche. Nel frattempo le condizioni peggioravano: vomito neurologico continuo, paralisi intermittenti, dolori intensissimi, difficoltà ad alimentarsi. Ogni giorno perso non era un dettaglio, ma un rischio in più.
La svolta è arrivata dalla comunità. Donazioni, condivisioni, iniziative. Un movimento spontaneo che ha trasformato una vicenda sanitaria in una questione collettiva. E che oggi rende possibile quello che fino a pochi giorni fa era solo un’ipotesi fragile.
La storia clinica di Rebecca Caligiuri racconta meglio di qualsiasi parola il peso di questa battaglia: quattordici interventi neurochirurgici già affrontati, la diagnosi arrivata a nove anni, cure sostenute tra Europa e Stati Uniti, oltre 400 mila euro già spesi dalla famiglia. E una diagnosi che, per anni, era stata persino interpretata in modo sbagliato.
Oggi si riparte. Ma non è una fine, semmai l’inizio di un percorso ancora incerto.
«Non sappiamo cosa ci aspetta. Le difficoltà potranno essere tante, reali, e il percorso sarà lungo», scrive ancora la madre. «Ci sono aspetti che oggi non possiamo prevedere e che, strada facendo, potrebbero richiedere molto più di quello che immaginiamo».
Per questo la raccolta fondi non si ferma. Perché il viaggio è solo il primo passo, e le spese — tra interventi, degenza e stabilizzazione — continueranno ad accumularsi. «Il bisogno non finisce con la partenza, ma continuerà lungo tutto il percorso», spiega.
Eppure, dentro questa incertezza, c’è qualcosa che fino a pochi giorni fa mancava: «Oggi, più di tutto, sentiamo una cosa: speranza. Quella vera, quella che dopo tanta fatica finalmente prende forma».
Si può continuare a sostenere Rebecca Caligiuri attraverso l’associazione Rise Up ODV, nata proprio per accompagnare questa battaglia, con donazioni online o tramite bonifico (IBAN IT26T0326830450052730142700).