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Ospedali Inail, scontro in Regione: otto promesse (tra cui Ivrea), ma quanti si faranno davvero?

Il piano Inail divide: tempi, costi e ordine degli interventi ancora senza risposte. Scontro Pd-Riboldi

Il consigliere Pd Daniele Valle e l'assessore regionale Federico Riboldi

Il consigliere Pd Daniele Valle e l'assessore regionale Federico Riboldi

La polemica esplode alla vigilia di Pasqua, ma il punto è tutt’altro che stagionale: quanti ospedali può davvero permettersi il Piemonte? E soprattutto, chi sta dicendo la verità su tempi, priorità e sostenibilità?

A sollevare il caso è Daniele Valle, consigliere regionale del Pd, che parla senza mezzi termini di “un primo bagno di realtà” sul piano Inail della Regione. Il nodo è uno: l’ipotesi che Inail possa finanziare solo due nuovi ospedali all’anno, a fronte degli otto richiesti dal Piemonte. Un dettaglio tecnico? No. È il cuore politico della partita.

“Il Piemonte ne ha chiesti ben otto”, ricorda Valle, elencando una geografia ambiziosa: Torino nord, Regina Margherita, Cambiano, Ivrea, Cuneo, Savigliano, Alessandria, Vercelli. Ma se le risorse procedono a ritmo ridotto, la domanda diventa inevitabile: chi passa per primo e chi resta indietro?

Secondo il consigliere dem, un primo indizio già c’è. “Il primo per la provincia di Torino sarà quello di Cambiano”, mentre sul resto aleggia l’incertezza. E qui il ragionamento si fa più tagliente: “Con queste limitazioni, come garantire che il nuovo Regina Margherita sarà pronto quando sarà pronto il nuovo Parco della Salute?”.

Non è solo una questione di calendario. È una questione di sistema. Valle insiste: “Inail non regala i soldi, ha la bella pretesa di riaverli indietro”. Tradotto: il problema non è solo costruire gli ospedali, ma mantenerli. Quali strutture verranno chiuse? Quanto costeranno i canoni? E soprattutto: il Piemonte può reggere otto nuove strutture più i progetti in partenariato pubblico-privato?

Domande, molte. Risposte, poche. O almeno, non pubbliche.

Ed è qui che arriva la replica dell’assessore alla Sanità, Federico Riboldi, che prova a ribaltare il tavolo. Il tono non è tecnico, è politico. “State sereni, godetevi la Pasqua e limitate le fake news”, attacca rivolgendosi al Pd. Poi entra nel merito: “Non c’è stato alcun annuncio ufficiale” e soprattutto “INAIL non ha mai dichiarato di finanziare due ospedali all’anno”.

Due versioni opposte. Da una parte chi parla di limiti già evidenti, dall’altra chi li definisce costruzioni polemiche.

Riboldi rivendica un metodo: “Stiamo lavorando con serietà su una situazione complessa”, indicando come prioritaria l’emergenza degli ospedali dell’ASL TO5, definiti “logisticamente critici”. E rilancia: “Le condizioni imprescindibili sono la serietà e la completezza delle progettazioni”. Non il numero, quindi, ma la qualità dei dossier.

Ma anche qui il punto è un altro. Se il criterio è la qualità dei progetti, chi decide l’ordine? E con quali tempi?

L’assessore prova a spostare il fuoco: “La sanità piemontese ha bisogno di concretezza, non di interpretazioni arbitrarie”. E accusa il Pd di cercare visibilità. Valle, invece, sostiene l’esatto contrario: la Regione starebbe evitando il confronto nelle sedi istituzionali, lasciando trapelare informazioni “durante i sopralluoghi”.

Due narrazioni che non si incrociano.

E allora la domanda resta lì, sospesa, più forte delle schermaglie: il piano Inail è una strategia sostenibile o una promessa costruita senza conti alla mano?

Perché costruire ospedali è sempre una buona notizia. Ma senza un ordine chiaro di priorità e senza un piano finanziario credibile, il rischio è che restino più annunci che cantieri. E più cantieri che ospedali funzionanti.

Pasqua passerà. I nodi, no.

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