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Parco del Meisino, il progetto finisce alla Procura europea: indagine sull’uso dei fondi Pnrr

Il pm Adriano Scudieri apre un fascicolo dopo l’esposto: verifiche sull’uso dei fondi Pnrr del Comune

Parco del Meisino, il progetto finisce alla Procura europea: indagine sull’uso dei fondi Pnrr

Parco del Meisino, il progetto finisce alla Procura europea: indagine sull’uso dei fondi Pnrr

La notizia è una: il progetto del Parco del Meisino finisce sotto la lente della Procura europea. E non per una questione marginale, ma per il cuore dell’intervento: l’uso dei fondi del Pnrr.

Il fascicolo aperto dal pm Adriano Scudieri è, per ora, conoscitivo. Nessun indagato, nessuna accusa formale. Ma abbastanza per segnare un passaggio che cambia il peso politico della vicenda. Perché quando entra in gioco l’Europa, il livello si alza. E le domande diventano più scomode.

Tutto nasce dall’esposto presentato da comitati e associazioni ambientaliste, che da mesi contestano il progetto voluto dal Comune di Torino. Non una polemica isolata, ma una mobilitazione continua, costruita su un’idea precisa: quell’intervento, sostengono, non è una riqualificazione ma uno stravolgimento. «Uno scempio che snatura il Meisino», lo hanno definito più volte, denunciando la trasformazione di prati e boschi in spazi per attività sportive.

Il progetto al Parco del Meisino

Non è la prima battaglia. Sul piano giudiziario, i comitati avevano già provato la strada del tribunale ordinario. E lì si erano fermati. Il ricorso era stato respinto, con una motivazione netta: le verifiche tecniche su impatto ambientale e fauna non erano materia per quel giudice. Fine della partita? No. Cambio di campo.

Ed è qui che si arriva all’esposto alla Procura europea. Perché il punto, a quel punto, non è più solo ambientale. Diventa economico. E soprattutto europeo. I magistrati dovranno verificare se i fondi Pnrr siano stati utilizzati nel rispetto delle regole, anche alla luce delle modifiche introdotte in corsa per rispondere alle critiche.

Modifiche che il Comune rivendica: lo spostamento di pump track e skill bike park di circa 500 metri, l’eliminazione dell’intervento nell’area umida, la revisione di alcune parti del progetto. Segnali di ascolto, secondo l’amministrazione. Correzioni insufficienti, per chi contesta.

Nel frattempo, il progetto è andato avanti. E questo è il dato che pesa. Il Meisino non è più una discussione sulla carta: è un cantiere, è un’opera in trasformazione. Il piano prevede percorsi per ciclocross, aree per biathlon e tiro con l’arco, il recupero dell’ex galoppatoio militare trasformato in spazi per attività didattiche e servizi. Un’idea di parco attivo, strutturato, organizzato.

Ed è proprio qui che si concentra lo scontro. Per il Comune di Torino, si tratta di riqualificare e rendere fruibile un’area ampia, con investimenti importanti e una visione legata allo sport e all’educazione ambientale. Per i comitati, invece, il nodo è un altro: si interviene dentro una zona protetta, alterandone l’equilibrio. Non è questione di dettagli, ma di impostazione.

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