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Demenza, le infezioni possono aumentare il rischio: lo studio finlandese

Studio dell’Università di Helsinki

Demenza, le infezioni possono aumentare il rischio

Demenza, le infezioni possono aumentare il rischio: lo studio finlandese (foto di repertorio)

Le infezioni batteriche gravi potrebbero avere un impatto molto più profondo di quanto si pensi, arrivando a influenzare anche il rischio di sviluppare demenza. È quanto emerge da un ampio studio scientifico che accende i riflettori su un possibile legame tra malattie infettive e declino cognitivo.

La ricerca, condotta dall’Università di Helsinki e pubblicata sulla rivista PLOS Medicine, ha analizzato i dati sanitari di oltre 62 mila persone con diagnosi di demenza, confrontandoli con più di 312 mila soggetti senza patologia.

L’indagine ha riguardato individui con più di 65 anni, osservando le condizioni di salute nei vent’anni precedenti alla diagnosi. L’obiettivo era capire se alcune malattie potessero rappresentare un fattore di rischio per il deterioramento cognitivo.

I risultati mostrano che diverse patologie sono associate a un aumento del rischio di demenza, ma tra queste emergono in modo particolare le infezioni batteriche, considerate un elemento meno prevedibile rispetto ad altri fattori già noti.

In particolare, lo studio evidenzia un legame significativo con infezioni comuni ma potenzialmente gravi, come la cistite e altre infezioni batteriche non specificate, soprattutto quando richiedono un ricovero ospedaliero.

Queste condizioni risultano associate a un aumento del rischio di sviluppare demenza nei 5-6 anni successivi, con una correlazione che rimane stabile anche dopo aver escluso altri fattori di rischio.

Un dato rilevante è che quasi la metà dei pazienti con diagnosi di demenza aveva avuto almeno una delle patologie analizzate negli anni precedenti.

A differenza di altre malattie già collegate al declino cognitivo, come quelle cardiovascolari o neurologiche, le infezioni rappresentano un fattore meno evidente ma altrettanto significativo.

Lo studio suggerisce che il legame tra infezioni e demenza sia in gran parte indipendente da condizioni preesistenti. In altre parole, le infezioni potrebbero contribuire direttamente ad aumentare il rischio.

Particolarmente significativo è il dato relativo ai casi di demenza precoce, cioè diagnosticata prima dei 65 anni, dove l’associazione con le infezioni appare ancora più marcata.

Ma quale potrebbe essere il meccanismo alla base di questo collegamento?

Una delle ipotesi più accreditate riguarda l’infiammazione sistemica. Quando il corpo combatte un’infezione, si attiva una risposta infiammatoria che, se intensa o prolungata, può avere effetti negativi anche sul cervello.

Questa infiammazione potrebbe danneggiare i vasi sanguigni cerebrali o alterare la barriera che protegge il sistema nervoso, favorendo l’ingresso di sostanze nocive.

Il risultato potrebbe essere un progressivo deterioramento delle funzioni cognitive, che nel tempo può contribuire allo sviluppo della demenza.

È importante sottolineare che lo studio non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto, ma evidenzia una correlazione significativa che merita ulteriori approfondimenti.

Quello che emerge con chiarezza è il ruolo sempre più centrale della prevenzione. Ridurre il rischio di infezioni, soprattutto in età avanzata, potrebbe avere effetti positivi non solo sulla salute generale, ma anche sulla protezione delle capacità cognitive.

Una gestione attenta delle infezioni e un monitoraggio costante dello stato di salute possono quindi rappresentare strumenti importanti nella lotta contro il declino cognitivo.

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