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Nuovo supermercato in corso Vercelli. “Ivrea scommette al ribasso sul futuro”

Possibile arrivo di Lidl di fronte all’Ekom, in un’area già satura di punti vendita. Nuovi Equilibri Sociali attacca: “Così si alimenta un modello economico fragile e senza prospettiva”

Nuovo supermercato in corso Vercelli. “Ivrea scommette al ribasso sul futuro”

Nuovo supermercato in corso Vercelli. “Ivrea scommette al ribasso sul futuro”

Un nuovo supermercato potrebbe presto sorgere in corso Vercelli, di fronte all’Ekom, andando ad aggiungersi in un’area che già oggi rappresenta uno dei poli più saturi della grande distribuzione a Ivrea. Nel raggio di poche centinaia di metri si contano infatti almeno sei punti vendita: oltre all’Ekom, sono presenti MD, Conad, Penny e Nova Coop e poco più avanti l’ipermercato Carrefour.

Secondo quanto trapela, sarebbe già stata avviata una procedura all'Ufficio tecnico attraverso un Piano di edilizia convenzionato (PEC). Dietro l’operazione ci sarebbe l’interesse – ancora da confermare ufficialmente – di Lidl, intenzionata a trasferire qui il proprio punto vendita di via Strusiglia.

Lidl

Un’operazione che, sul piano commerciale, appare coerente con le logiche della grande distribuzione, ma che al tempo stesso riapre un tema ormai ricorrente in città: ha senso continuare ad aumentare l’offerta in un'una città già ampiamente servita?

A sollevare con forza la questione è l’associazione Nuovi Equilibri Sociali. In un articolato comunicato stampa parla apertamente di “paradosso dei supermercati” e di una vera e propria “scommessa al ribasso sul futuro della città” .

Il punto di partenza è il contesto demografico.

“In un territorio caratterizzato da una demografia stagnante e da una crescita prossima allo zero – si legge – sorge spontanea una domanda: perché Ivrea continua a dare il via libera alla proliferazione di supermercati in un bacino d’utenza così risicato?”

Una domanda che diventa critica diretta al modello economico che si sta consolidando.

“È evidente un cortocircuito logico ed economico”, scrive l’associazione, sottolineando come “l’iniziativa privata si concentri ossessivamente su un settore ormai saturo invece di investire in ambiti a maggior valore aggiunto” .

Il riferimento, neanche troppo implicito, è alla tradizione olivettiana della città, fondata su un equilibrio tra impresa, innovazione e welfare. Un modello che, secondo Nuovi Equilibri Sociali, oggi rischia di essere tradito da una visione troppo limitata dello sviluppo urbano.

Ma è soprattutto sul lungo periodo che si concentrano le preoccupazioni. “Cosa succederà quando, fra trent’anni, la popolazione di Ivrea sarà ulteriormente diminuita o dimezzata? Ci ritroveremo con distese di capannoni vuoti e aree commerciali dismesse”, si legge nel comunicato, che richiama il rischio di una nuova stagione di abbandono e degrado urbano .

Un’immagine forte, che si lega a quella, ancora più netta: “Non possiamo permettere che Ivrea diventi un cimitero di cemento e logistica”. Insomma, il dito è puntato contro un consumo di suolo che, secondo l’associazione, non risponde ai reali bisogni della gente .

Il tema, infatti, non è solo urbanistico, ma anche sociale ed economico. La crescita della grande distribuzione, si legge, “non risponde alla drammatica carenza di lavoro qualificato sul territorio, né offre soluzioni alle famiglie”. Al contrario, rischia di consolidare un sistema basato su occupazione precaria e a basso valore aggiunto .

Da qui una proposta chiara: cambiare rotta e pretendere di più dagli investimenti privati.

“Ogni nuovo supermercato autorizzato è un’occasione persa per esigere dai privati investimenti in politiche sociali”, come strutture per l’infanzia, centri di aggregazione giovanile, residenze assistite per anziani o poli tecnologici .

Nel documento, l’associazione pone anche due quesiti diretti all’amministrazione: perché non incentivare il capitale privato verso settori capaci di generare lavoro stabile e dignitoso? E perché, in un territorio a crescita zero, si continua a consumare suolo per servizi che già abbondano, ignorando invece la domanda di servizi sociali?

La richiesta è di una regia pubblica più forte, in grado di orientare lo sviluppo urbano e di negoziare con il privato condizioni che tengano insieme profitto e responsabilità sociale, “esattamente come nel modello olivettiano” .

Il confronto, come sottolinea Nuovi Equilibri Sociali, è ormai inevitabile e urgente: Ivrea vuole continuare a crescere tra scaffali e parcheggi o tornare a essere “un laboratorio di futuro”?

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