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Strisce pedonali. Dipinte martedì, cancellate mercoledì

In via Einaudi prima la segnaletica nuova, poi gli scavi e l’asfalto: la denuncia di un cittadino sui social. Coordinamento? Un miraggio. E il conto, come sempre, resta ai contribuenti

Strisce pedonali. Dipinte martedì, cancellate mercoledì

Elena Piastra

Vabbè, diteci che non è vero. Che è uno scherzo. Una candid camera. Un esperimento sociale finanziato dall’Unione Europea per studiare la resistenza psicologica del cittadino medio. Succede ancora una volta a Settimo Torinese, la città amministrata dalla "visionaria" sindaca Elena Piastra. Succede che un'impresa fa e un'altro disfa. E' l'innovazione "bellezza"! E vissero tutti confusi e contenti. Più confusi che contenti, a dire il vero.

L’ultima perla arriva – come sempre accade nel nostro tempo – da Facebook, che ormai è il vero albo pretorio del disagio. Scrive un cittadino, con quella compostezza che precede l’inevitabile resa: martedì si vernicia la segnaletica orizzontale in via Einaudi, mercoledì si scava e si riasfalta. Non un mese dopo, non un anno dopo. Il giorno dopo. Neanche il tempo di far asciugare le strisce, subito scomparse, come tutte le promesse elettorali.

Via Einaudi

E allora la domanda, semplice come tutte le cose impossibili: non ci si poteva organizzare? Coordinarsi? Parlarsi? Magari, azzardiamo, fare prima gli scavi e poi le strisce? No, troppo lineare. Troppo efficiente. Troppo noioso. Troppo poco settimese.

In una città che taglia gli alberi e costruisce parchi con alberi morti, tira sù caserme senza armerie, non poteva che andare così. 

Qui, però, siamo oltre. Siamo a disservizio "semplice": due imprese, due giorni, un solo risultato – cancellare ciò che si è appena fatto. Una specie di performance artistica pagata a metri quadri di asfalto. Avanguardia pura.

Le immagini parlano da sole: strisce pedonali fresche, quasi emozionate di esistere, e subito dopo l’asfalto rifatto che le cancella con la delicatezza di un elefante in cristalleria. Il tutto sotto lo sguardo impassibile dei lampioni, unici testimoni di questa tragicommedia notturna.

E mentre qualcuno, con candore, chiede se non fosse possibile “almeno” chiedere all’impresa successiva di ripristinare il lavoro del giorno prima, viene spontaneo pensare che forse il problema non è il ripristino. È chi comanda. E' chi governa. E' chi amministra. E' il principio.

Qui non è questione di una striscia, ma di una logica: quella per cui la mano destra non sa cosa fa la sinistra. O forse lo sa benissimo, ma preferisce ignorarlo. Una forma di coordinamento quantistico: due realtà parallele che non si incontrano mai, se non nel conto finale.

E come diceva il grande Totò: “E io pago”.
Che a Settimo Torinese, più che una battuta, è l'essenza dell'Amministrazione pubblica.

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