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03 Aprile 2026 - 09:57
Chiara Baù, in passerella senza filtri: la sfida al diabete di tipo 1 tra studio e moda
Esistono passerelle che raccontano storie più profonde di una collezione stagionale. È il caso di Chiara Baù, diciannovenne di Chiusa di San Michele, in provincia di Torino, semifinalista regionale di Miss Mondo Piemonte, che ha trasformato l’eleganza in uno strumento di sensibilizzazione. Ha iniziato a lavorare come modella solo lo scorso maggio, ma il tratto più solido del suo percorso nasce da prima: dalla diagnosi di diabete di tipo 1, arrivata improvvisa a 17 anni. Oggi, tra i banchi del liceo scientifico e i riflettori, Chiara porta avanti un’idea precisa di sé, senza lasciare che siano i limiti biologici a definirla.
L’ultimo risultato è arrivato in Canavese: a Ozegna, durante una selezione, ha convinto la giuria ottenendo l’accesso alle fasi successive del concorso. Tutto è iniziato con un contatto su Instagram da parte di un’agenzia. Le prime esperienze non sono state tutte affidabili, ma non si è fermata: una vittoria in un concorso nel Monferrato ha segnato l’inizio di un percorso più concreto.
«Il lavoro da modella è sempre stato il mio sogno», racconta Chiara Baù. «Fin da piccola, in famiglia lo sapevano tutti».
Una tappa importante è stata la partecipazione a Venere d’Italia, lo scorso anno, concorso dedicato alla valorizzazione della bellezza mediterranea. «Per me è stata un’esperienza fondamentale», spiega. «Lo staff ha fatto di tutto per metterci a nostro agio. Era il mio primo concorso nazionale, l’ho vissuto con la tensione del debutto, ma resta un ricordo che mi ha fatto crescere».
Proprio quell’esperienza ha segnato un passaggio. Se a Venere d’Italia ha imparato a gestire il palco di una grande manifestazione, oggi a Miss Mondo il suo approccio è più consapevole. «Mi sono sentita subito a mio agio fin dal casting a Ozegna», racconta. «C’era un bel clima anche tra noi ragazze, e non è scontato. L’organizzazione mi permette di esprimermi senza pressioni».
La prova più complessa non è stata una sfilata, ma la diagnosi ricevuta a 17 anni. Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune di origine genetica: il pancreas smette di produrre insulina. Chiara Baù tiene a chiarire un aspetto spesso frainteso: non è legato a stili di vita scorretti, ma a una predisposizione su cui non si ha controllo.

La modella Chiara Baù insieme al suo dispositivo per gestire i livelli di glicemia
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Chiara Baù in alcune foto all'esterno
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Chiara Baù in studio
«Non è qualcosa che si sceglierebbe», dice con lucidità. «Ma una volta che succede, puoi decidere come viverlo. Io ho scelto di affrontarlo senza piangermi addosso».
Prima del ricovero d’urgenza, i segnali erano evidenti: stanchezza costante, vista offuscata, sete continua. «Avere il fiatone anche solo per alzarmi dal letto non era da me, sono sempre stata attiva», ricorda.
Oggi ha deciso di esporsi, utilizzando la propria immagine per fare chiarezza su una patologia ancora accompagnata da molti pregiudizi. L’obiettivo è semplice: raccontare la realtà per quello che è.
Accanto alla moda, resta l’interesse per criminologia e psicologia, alimentato anche dalla stima per figure come Elisa De Marco ed Elisa Capano, apprezzate per l’attenzione e il rigore nel trattare temi complessi.
È in questo intreccio che si definisce il suo modo di stare in passerella. «La modella è molto più della sola bellezza», spiega Chiara Baù. «È eleganza, ma anche capacità di trasmettere qualcosa. Come un pittore con la sua tela, serve profondità per comunicare se stessi con rispetto e consapevolezza».
Alle critiche, online e fuori, risponde senza irrigidirsi. «Bisogna fregarsene dell’opinione altrui. Chi critica spesso proietta le proprie insicurezze. Gli attacchi parlano di chi li fa, non di te».
Con l’aumentare della visibilità, i commenti negativi crescono. Chiara Baù ne è consapevole, ma resta concentrata sull’obiettivo: offrire un punto di riferimento a chi vive una condizione simile. Dimostrare che una malattia cronica non cancella le possibilità, né riduce ciò che si può costruire.
Tra studio, concorsi e gestione quotidiana del diabete, il suo percorso continua così: con equilibrio, senza forzature, ma con una direzione chiara.
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