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03 Aprile 2026 - 11:28
Luca e Tommaso, fondatori di New Gen, all'opera in una serata.
In Canavese, e in particolare a Ivrea, il problema è sempre lo stesso: arriva il weekend, ma per molti giovani le opzioni restano poche. Locali che chiudono presto, serate che faticano a decollare, proposte spesso ripetitive. Trovare un posto che “spacchi davvero” non è così scontato. Morale? Negli ultimi anni, in tanti hanno scelto di spostarsi verso Torino in cerca di un’offerta più viva, di qualcosa di meno triste...
È proprio in questo vuoto che nasce “New Gen”, una nuova realtà che punta a ridisegnare l’intrattenimento locale. L’idea parte da un gruppo di ragazzi decisi a cambiare le cose, andando oltre un modello ormai consolidato ma sempre meno attrattivo: quello dell’aperitivo tranquillo. Una formula che fatica a parlare alla Generazione Z, alla ricerca di esperienze più dinamiche, coinvolgenti e ad alta energia.
Alla base del progetto ci sono Luca Sconfienza, residente a San Martino Canavese, e l’amico Tommaso Costenaro, deejay eporediese doc. Entrambi studenti di Ingegneria, hanno deciso di trasformare un’esigenza condivisa in un’iniziativa concreta. L’idea è semplice quanto efficace: creare momenti di aggregazione attraverso dj set accessibili, ma capaci di generare atmosfera.
La prima occasione arriva nella cornice del ristorante Eat, in Corso Vercelli a Ivrea. Il debutto, quasi un anno fa, supera ogni aspettativa. In uno spazio contenuto si radunano centinaia di ragazzi, dando subito la misura del potenziale del progetto. «Non c’era nulla di simile in città», racconta Martina, 19 anni, tra le partecipanti abituali. «Finalmente qualcosa di diverso dal solito aperitivo: più musica, più energia, più gente».
Da quel momento la crescita è costante. Il passaparola amplifica rapidamente la portata degli eventi, che diventano bisettimanali e attirano un pubblico sempre più ampio. Il successo iniziale spinge anche altri locali a collaborare, mettendo a disposizione spazi per nuovi appuntamenti. In pochi mesi, New Gen riesce a costruire una community solida, arrivando a coinvolgere centinaia di giovani a serata.
Il target si amplia: non solo Gen Z, ma una fascia che va dai 16 ai 25 anni. A funzionare è un format inclusivo e immediato, sostenuto da una proposta musicale trasversale. Pop, reggaeton e dance si mescolano in playlist costruite con attenzione alle tendenze del momento, in particolare ai brani più virali sui social.

Fondamentale, infatti, è anche la strategia comunicativa. New Gen investe su una presenza forte e curata su Instagram e TikTok, utilizzando video immersivi e grafiche dedicate per raccontare ogni evento. Uno storytelling digitale che non si limita alla promozione, ma contribuisce a creare identità e senso di appartenenza. Anche chi non partecipa direttamente viene coinvolto, alimentando curiosità e aspettativa per gli appuntamenti successivi.
Non sono mancate, tuttavia, le difficoltà. Divergenze organizzative e limiti logistici hanno portato il gruppo a interrompere gli eventi nel tardo pomeriggio, una fascia oraria rivelatasi meno sostenibile, soprattutto nei mesi invernali. Una fase di adattamento che ha spinto i fondatori a riorientare il progetto verso contesti più strutturati, come le discoteche, dove il pubblico ha continuato a rispondere con entusiasmo.
Parallelamente, il progetto si è allargato, coinvolgendo un gruppo sempre più ampio di amici e collaboratori. Una crescita organica che ha rafforzato l’organizzazione e la gestione degli eventi.
«Ci piace rendere le persone parte attiva di ciò che facciamo – raccontano Luca e Tommaso – e siamo molto soddisfatti del percorso intrapreso».
Lo sguardo è già rivolto al futuro. Con l’arrivo dell’estate, l’obiettivo è tornare a organizzare eventi all’aperto, sfruttando location diverse e ampliando ulteriormente l’offerta. L’idea è quella di consolidare quanto costruito finora, mantenendo però la capacità di evolversi e adattarsi.
Più che un semplice format di serate, New Gen rappresenta il tentativo – riuscito – di una generazione di riprendersi i propri spazi. Dove mancavano alternative, qualcuno ha deciso di crearle. E oggi, a giudicare dalla risposta del pubblico, quella scelta sembra aver acceso qualcosa che a Ivrea, da tempo, mancava.
Un appello al sindaco Matteo Chiantore? Perchè non dare a questi ragazzi un lungo per tutta l'estate?
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