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Telecontact, scatta la protesta: “Ci tolgono salario e tutele”

Lavoratori in via Jervis contro l’applicazione del contratto CRM/BPO. I sindacati: “Scelta unilaterale, così si cancellano vent’anni di tutele”. Sullo sfondo la riorganizzazione TIM e il timore di esternalizzazioni

Telecontact, scatta la protesta: “Ci tolgono salario e tutele”

Telecontact, scatta la protesta: “Ci tolgono salario e tutele”

Mattinata di protesta oggi, 1° aprile, in via Jervis a Ivrea. Lavoratrici e i lavoratori di Telecontact Center sono scesi in strada nell’ambito dello sciopero proclamato dalla SLC CGIL Piemonte insieme alle RSU e alle altre organizzazioni sindacali. Una mobilitazione che ha coinvolto anche la sede di Aosta e che segna un nuovo capitolo nello scontro tra azienda e sindacati.

Il presidio, iniziato alle ore 10, arriva al termine di settimane di tensione crescente e si inserisce in una vertenza che ha ormai assunto rilievo nazionale. Al centro della contestazione c’è la decisione di Telecontact di applicare la cosiddetta disciplina speciale CRM/BPO del contratto collettivo delle telecomunicazioni, una scelta definita dal sindacato “illegittima e lesiva dei diritti dei lavoratori”.

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Secondo la SLC CGIL, si tratta di un regime contrattuale pensato per le aziende in outsourcing, che comporta condizioni peggiorative rispetto al contratto standard: maggiore flessibilità, minori tutele e un costo del lavoro più basso. “Una decisione unilaterale e sbagliata nel merito e nel metodo”, denunciano i rappresentanti sindacali.

Nel merito, perché – sostengono – Telecontact, per storia e legame diretto con TIM, non può essere considerata una semplice azienda di outsourcing. Nel metodo, perché durante il rinnovo contrattuale l’azienda era stata esplicitamente esclusa dall’applicazione di questa disciplina, una posizione ora ribaltata.

Insomma: i lavoratori rischiano concretamente di perdere diritti e quote di salario costruiti in oltre vent’anni di contrattazione. 

La mobilitazione si inserisce inoltre in un contesto più ampio, segnato dal piano di riorganizzazione di TIM e dalla prospettiva di una possibile cessione di Telecontact. A livello nazionale sono coinvolti oltre 1.500 addetti, di cui circa un centinaio tra Ivrea e Aosta. Secondo i sindacati, il rischio è di una progressiva esternalizzazione di attività storicamente interne, con conseguenze dirette sull’occupazione e sulle condizioni di lavoro.

A pesare sul clima aziendale è anche la disdetta unilaterale della contrattazione di secondo livello, che riguarda temi centrali come il lavoro agile e il premio di risultato. Una decisione che contribuisce ad alimentare l’incertezza tra i dipendenti.

Nel mirino anche TIM, proprietaria al 100% di Telecontact, accusata di aver gestito la vicenda senza una visione industriale chiara e senza un adeguato confronto con le parti sociali. Il sindacato chiede all’azienda di fare un passo indietro, riaprire il dialogo e ristabilire relazioni sindacali efficaci. Un appello esteso anche a Poste Italiane, azionista di riferimento del gruppo.

La richiesta resta netta: fermare le decisioni unilaterali e garantire stabilità ai 1.591 lavoratori coinvolti, da oltre vent’anni parte integrante del servizio clienti del gruppo. Una vertenza che, dal presidio di via Jervis, guarda ormai ben oltre i confini cittadini.

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