Cerca

Attualità

Montagna, soccorsi record nel 2025: oltre 13mila interventi e vittime in aumento

Crescono incidenti e decessi: escursionismo in testa, estate il periodo più critico

Soccorso Alpino

Soccorso Alpino (immagine creata con intelligenza artificiale)

Mai così tanti interventi, mai così tante vite spezzate. Il 2025 segna un nuovo record per il soccorso alpino, con numeri che raccontano una montagna sempre più frequentata ma anche sempre più rischiosa. Secondo i dati diffusi dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (Cnsas), gli interventi complessivi sono stati 13.037, in aumento dell’8% rispetto al 2024 e del 5% rispetto al 2023.

Un dato che, da solo, fotografa un trend in crescita ormai consolidato. Ma a preoccupare maggiormente è un altro numero: quello delle vittime. Nel 2025 sono state 528 le persone morte in montagna, con un incremento del 13% rispetto all’anno precedente. Accanto a loro, 9.624 feriti e oltre 4.200 illesi, persone recuperate in situazioni di difficoltà che non hanno riportato conseguenze fisiche ma che testimoniano comunque un aumento delle situazioni di rischio.

Numeri che raccontano una trasformazione profonda del rapporto tra persone e ambiente montano. Negli ultimi anni, la montagna è diventata sempre più accessibile e frequentata, complice anche la diffusione di attività outdoor e la ricerca di spazi aperti. Ma a questa crescita non sempre corrisponde una maggiore consapevolezza dei rischi.

Le cause degli incidenti restano sostanzialmente stabili, ma proprio per questo evidenziano una fragilità strutturale. Nel 45% dei casi gli interventi sono stati causati da cadute o scivolate, spesso legate a terreni impervi o a condizioni meteorologiche variabili. Seguono i malori (14,1%), che colpiscono soprattutto escursionisti meno preparati o con condizioni fisiche non adeguate, e l’incapacità durante l’attività (8,1%), segnale di una sottovalutazione delle difficoltà dei percorsi.

L’escursionismo si conferma l’attività più coinvolta, con il 43,6% degli interventi. Un dato significativo, che riflette la diffusione capillare di questa pratica, spesso percepita come accessibile a tutti ma che può nascondere insidie, soprattutto in assenza di preparazione.

Seguono la mountain bike (7,6%) e lo sci (7,4%), mentre l’alpinismo rappresenta il 5,2% degli interventi. Anche attività apparentemente marginali, come la raccolta di funghi (3,2%), continuano a generare un numero non trascurabile di soccorsi, spesso legati a smarrimenti o difficoltà di orientamento.

Il calendario degli interventi conferma un’altra costante: la concentrazione nei mesi estivi. Agosto si conferma il periodo più critico, con il 17,9% delle operazioni, seguito da luglio (13,6%) e settembre (11,4%). È il momento in cui la montagna si riempie, attirando un pubblico eterogeneo, dai più esperti ai frequentatori occasionali.

Ed è proprio questa varietà a rappresentare una delle principali sfide. Se da un lato cresce il numero di persone che si avvicinano alla montagna, dall’altro aumenta il rischio di comportamenti non adeguati: percorsi affrontati senza equipaggiamento idoneo, condizioni meteo sottovalutate, itinerari scelti senza una reale conoscenza del territorio.

Il soccorso alpino si trova così a operare in un contesto sempre più complesso, dove alle tradizionali attività di recupero si affiancano interventi legati a situazioni evitabili. Un impegno che richiede risorse, competenze e tempi di risposta sempre più rapidi.

Dietro ogni numero, però, ci sono storie individuali. Escursionisti sorpresi dal maltempo, ciclisti caduti su sentieri tecnici, famiglie smarrite durante una passeggiata. E, nei casi più gravi, tragedie che colpiscono intere comunità.

L’aumento delle vittime rappresenta il dato più allarmante. Un segnale che spinge a interrogarsi non solo sulla sicurezza individuale, ma anche sulle politiche di prevenzione e informazione.

Negli ultimi anni sono state avviate campagne di sensibilizzazione, ma i dati suggeriscono che non sono ancora sufficienti. La montagna, per sua natura, non può essere completamente messa in sicurezza. Resta un ambiente complesso, dove il rischio zero non esiste.

Ciò che può cambiare, però, è l’approccio. Preparazione, consapevolezza e rispetto delle condizioni ambientali diventano elementi fondamentali per ridurre il numero di incidenti. Il record di interventi del 2025 non è solo un dato statistico. È il segnale di un equilibrio ancora fragile tra la crescente attrazione verso la montagna e la capacità di viverla in sicurezza. E mentre il soccorso alpino continua a intervenire ogni giorno, resta aperta una domanda che riguarda tutti: quanto siamo davvero pronti ad affrontare un ambiente che, per quanto affascinante, non perdona l’improvvisazione?

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori