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Economia
31 Marzo 2026 - 22:50
BYUNG JOON HAN CEO SILICON BOX
Con la firma dell’Accordo di sviluppo tra Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Invitalia e Silicon Box, entra nella fase operativa uno dei più rilevanti investimenti industriali degli ultimi anni in Italia nel settore dei semiconduttori. A Novara sorgerà infatti il primo stabilimento europeo della società di Singapore, specializzato nelle tecnologie di packaging avanzato, testing e integrazione di chiplet, ovvero nella fase finale e sempre più strategica della produzione dei microchip.
Un investimento da oltre 3,4 miliardi di euro, con circa 1.600 posti di lavoro diretti previsti, che arriva dopo mesi di interlocuzioni tra istituzioni e azienda e che segna, almeno nelle intenzioni, un ritorno dell’Italia all’interno di una filiera industriale da cui è rimasta a lungo ai margini. Non si tratta però di una fabbrica “tradizionale” di semiconduttori: il sito piemontese non produrrà wafer, ma si concentrerà su quella parte della catena del valore che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente, cioè l’assemblaggio avanzato e il collaudo dei chip.
È proprio in questo segmento che opera Silicon Box, società fondata nel 2021 a Singapore da manager provenienti da grandi gruppi della microelettronica come Marvell. Nonostante la giovane età, l’azienda si è rapidamente affermata in un ambito chiave dell’evoluzione tecnologica globale: il cosiddetto advanced packaging. Una fase che fino a pochi anni fa era considerata marginale rispetto alla produzione dei chip veri e propri, ma che oggi è diventata centrale a causa della crescente complessità dei dispositivi elettronici.

ALESSANDRO CANELLI SINDACO DI NOVARA , BYUNG JOON HAN CEO SILICON BOX, SEAT SUTARDJA CO-FOUNDER SILICON BOX, ADOLFO URSO MINISTRO DELLE IMPRESE, WEILI DAI CO-FOUNDER SILICON BOX, ALBERTO CIRIO PRESIDENTE REGIONE PIEMONTE, ANDREA
I chip, infatti, non sono più componenti monolitici, ma sistemi composti da più elementi. È qui che entrano in gioco i chiplet, piccoli moduli che vengono combinati tra loro per costruire processori più performanti, flessibili ed efficienti. Questa architettura è sempre più utilizzata in ambiti come l’intelligenza artificiale, il cloud computing, l’automotive e le telecomunicazioni, e richiede tecnologie di assemblaggio estremamente avanzate. In questo senso, il valore si sta progressivamente spostando proprio verso le fasi di integrazione e connessione dei chip, rendendo strategico il ruolo di aziende come Silicon Box.
La scelta di investire in Piemonte si inserisce in un contesto più ampio, segnato dal tentativo europeo di rafforzare la propria autonomia tecnologica. Oggi l’Europa rappresenta meno del 10% della produzione mondiale di semiconduttori e dipende in larga parte da Asia e Stati Uniti. Con il Chips Act europeo, Bruxelles ha fissato l’obiettivo di raddoppiare questa quota entro il 2030, spingendo gli Stati membri ad attrarre investimenti e sviluppare competenze lungo tutta la filiera.
In questo quadro, il progetto di Novara assume un valore che va oltre la dimensione locale. Non colma il gap europeo nella produzione dei chip, ma contribuisce a presidiare un segmento cruciale, quello del packaging avanzato, oggi dominato soprattutto da operatori asiatici. Dopo il mancato insediamento di Intel in Italia, l’arrivo di Silicon Box viene letto anche come un segnale politico oltre che industriale: la capacità del Paese di restare attrattivo per investimenti ad alto contenuto tecnologico.
Dal punto di vista territoriale, l’impatto atteso è significativo. Oltre ai posti di lavoro diretti, l’investimento è destinato a generare un indotto ampio, coinvolgendo fornitori, servizi, logistica e attività di ricerca. Il Piemonte punta a rafforzare il proprio posizionamento come hub tecnologico, valorizzando le connessioni con il sistema universitario e con i centri di ricerca già presenti, in un ecosistema che negli ultimi anni ha visto crescere il peso di settori come automotive, aerospazio e innovazione digitale.
Non mancano però le incognite legate ai tempi e alla complessità del progetto. La firma dell’accordo rappresenta un passaggio fondamentale, ma apre ora la fase istruttoria e autorizzativa, necessaria per arrivare al permitting e quindi all’avvio dei cantieri. Il sindaco di Novara Alessandro Canelli, nominato commissario straordinario, ha sottolineato come questo fosse un passaggio atteso da tempo, ringraziando il Governo, il ministro Adolfo Urso e l’amministratore delegato di Invitalia Bernardo Mattarella per il lavoro svolto, ma evidenziando al tempo stesso la necessità di procedere rapidamente per non rallentare l’investimento.
Anche la Regione Piemonte, con il presidente Alberto Cirio e gli assessori Matteo Marnati e Andrea Tronzano, insiste sulla dimensione strategica dell’operazione, sottolineando come l’insediamento possa rafforzare la competitività del territorio, attrarre ulteriori investimenti e creare nuove opportunità occupazionali, soprattutto per profili altamente qualificati.
La partita, in ogni caso, si gioca su un piano più ampio. I semiconduttori sono oggi al centro di una competizione globale che coinvolge Stati Uniti, Cina ed Europa, con investimenti pubblici e privati sempre più consistenti. In questo scenario, anche un impianto dedicato al packaging avanzato assume un valore che va oltre la singola iniziativa industriale: significa presidiare una parte della filiera, sviluppare competenze e costruire un posizionamento in un settore destinato a restare strategico per i prossimi decenni.
Per l’Italia, l’arrivo di Silicon Box rappresenta quindi un tentativo concreto – anche se ancora parziale – di rientrare in questa partita. Non una svolta definitiva, ma un segnale di direzione, che ora dovrà tradursi in tempi certi, realizzazione effettiva e capacità di costruire attorno all’investimento un ecosistema industriale solido e duraturo.
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