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31 Marzo 2026 - 22:31
Dimissioni e rilanci: cade Chiorino, sale Marrone e il dibattito resta fuori dall’aula
Il giorno dopo le dimissioni di Elena Chiorino, il centrodestra piemontese prova a chiudere il caso e a ricompattarsi, ma il clima resta teso e lo scontro politico si sposta sul terreno della credibilità istituzionale. Alberto Cirio si presenta davanti ai giornalisti e difende la linea.
"Noi siamo una Regione che non si gira dall'altra parte", dice, ricordando che "mettiamo il rispetto della legalità e della trasparenza come primo dei nostri doveri".
Poi delimita il perimetro della vicenda: "Parliamo di una vicenda in cui la Regione non c'entra per quanto concerne il suo ruolo di governo regionale", chiarisce, escludendo legami con atti o delibere. Ma aggiunge anche che, per chi ha incarichi pubblici, la distinzione regge fino a un certo punto: "quando hai una carica pubblica la vita privata è la vita pubblica, non c'è uno spartiacque".

La definizione resta quella di una "leggerezza grave", mentre il profilo politico di Chiorino viene difeso, richiamando anni di lavoro "con onestà e rigore capacità amministrativa". Le dimissioni diventano così il perno della risposta: una scelta arrivata, spiega Cirio, "per non mettere a rischio, per non compromettere l'immagine dell'istituzione, per il bene del Piemonte".
Nello stesso momento prende forma anche il nuovo equilibrio interno alla giunta, con Maurizio Marrone che ha assunto il ruolo di vicepresidente e si presenta come figura di continuità. È lui a intervenire subito dopo il presidente. "Su molti altri temi possiamo anche dividerci", dice, ma "quando si tratta di mettere la credibilità e l'affidabilità dell'istituzione [...] deve venire prima di qualsiasi tentazione di strumentalizzazione".
Marrone invita a evitare derive polemiche e parla del rischio di una "cultura del sospetto e di sciacallaggio", rivendicando il comportamento tenuto anche nei confronti degli avversari: "nessuno [...] ha mai dubitato dell'onestà intellettuale e della buona fede dei colleghi". E insiste su un punto che prova a tenere insieme maggioranza e opposizioni: "ogni azione istituzionale di contrasto alle mafie è sempre avvenuta [...] in un clima e in una chiave di assoluta trasversalità".
Di tutt'altro avviso le opposizioni, che attaccano non solo il merito ma soprattutto il metodo scelto dalla maggioranza. Avrebbero voluto il confronto in Consiglio regionale, non una conferenza stampa. "È inaccettabile che la maggioranza sfugga dal confronto e trasformi l’aula del consiglio regionale [...] in TeleCirio", accusano.
Dal Partito Democratico arriva anche la rivendicazione politica del risultato: "Grazie al rigore e alla determinazione delle opposizioni l’assessora Chiorino si è dimessa", sostengono Domenico Rossi e Gianna Pentenero. Ma il punto, aggiungono, resta aperto: "le dimissioni [...] non cancellano la gravità dei fatti" e "non sono ancora arrivati i necessari chiarimenti".
Il nodo, per le opposizioni, resta quello delle relazioni e dei rapporti societari, delle verifiche mai chiarite, elementi che "non possono essere archiviati come fatto privato".
Alice Ravinale parla apertamente di "uno spettacolo imbarazzante" e respinge la narrazione della maggioranza sulle presunte gogne mediatiche: "giornalisti e opposizioni [...] hanno semplicemente fatto il loro lavoro". Sarah Disabato insiste: "Si tratta di un atto dovuto, a tutela dell’istituzione Regione Piemonte e dei piemontesi".
Infine Vittoria Nallo riporta lo scontro sul piano politico: "la questione era e rimane esclusivamente politica, non giudiziaria", accusando il presidente di aver scelto "la via della fuga invece di affrontare un dibattito serio".
Le dimissioni segnano un passaggio, ma non bastano a chiudere la partita. La maggioranza prova a consolidarsi attorno alla nuova distribuzione dei ruoli, con Marrone promosso a vicepresidente, mentre le opposizioni tengono aperto il fronte e chiedono risposte. Il confronto resta lì, sospeso tra difesa e attacco.
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