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01 Aprile 2026 - 03:00
Una scena del film "Non ci resta che piangere" e la pagina del sito non raggiungibile
Un percorso da 54 chilometri. Ma per trovarlo bisogna già conoscerlo.
Pensando a "PoMonf" ci viene in mente quella scena del film Non ci resta che piangere, quando Troisi e Benigni chiedono indicazioni e finiscono in un labirinto di risposte inutili, senza mai arrivare davvero a destinazione.
Ecco, il PoMonf oggi è qualcosa di molto simile. Un itinerario che esiste e che attraversa otto Comuni tra collina torinese e Monferrato. Ma che, per chi arriva da fuori, resta difficile da trovare, da capire, da percorrere.
Otto Comuni, un progetto intercomunale, finanziamenti pubblici, un calendario di eventi distribuiti da aprile a ottobre. Sulla carta, “PoMonf Verde per Giovani” - presentato sabato scorso all'Abbazia di Vezzolano - è tutto questo. Ma basta cliccare sul link indicato nel comunicato stampa per ritrovarsi davanti a una pagina vuota: evento non trovato.
È un dettaglio? No. È un'immagine chiara. È il punto.
Perché dietro l’annuncio c’è un’infrastruttura che esiste davvero: un itinerario ciclo-escursionistico di circa 54 chilometri tra collina torinese e Monferrato, costruito e promosso già dal 2018. Un anello che collega Casalborgone, Castagneto Po, San Sebastiano Po, Lauriano, Berzano San Pietro, Albugnano, Aramengo e Moransengo-Tonengo, fatto di sentieri, strade bianche e percorsi secondari.
Non una ciclabile continua. Non un cammino strutturato. Piuttosto una rete diffusa, costruita mettendo insieme tracciati esistenti, con l’idea di valorizzare il territorio.
E qui nasce la contraddizione.
Il percorso c’è, ma per trovarlo bisogna arrangiarsi. Non esiste un sito ufficiale chiaro, aggiornato e facilmente accessibile. Le informazioni sono sparse tra portali diversi, spesso tecnici, pensati più per escursionisti esperti che per turisti. La stessa descrizione istituzionale rimanda a un sistema di tappe e varianti distribuite su più piattaforme, senza un punto unico di accesso.
Se uno cerca, qualcosa trova. Tracce GPS su Wikiloc. Schede su Outdooractive. Descrizioni su siti di appassionati. Ma serve sapere dove guardare. Serve esperienza. Serve, soprattutto, partire già preparati.
Non è un dettaglio secondario.
Perché nel comunicato stampa si parla di promozione territoriale, di giovani, di attrattività. Si parla di ambiente, benessere, socialità. Si parla, in sostanza, di portare persone.
Ma la domanda è semplice: come si porta qualcuno su un percorso che non si riesce nemmeno a trovare?
Il PoMonf viene descritto come un anello di 54 chilometri percorribile a piedi o in bicicletta, nato per recuperare antiche direttrici di collegamento tra vallate, tra chiese romaniche e centri storici.
Un’idea sensata, anche intelligente.
Ma è rimasta a metà.
Perché un’infrastruttura turistica non esiste davvero finché non è accessibile. Non basta tracciarla. Non basta segnalarla con bollini o cartelli sul posto. Non basta raccontarla nei comunicati.
Serve renderla leggibile.
Oggi, invece, il PoMonf è un percorso che vive in una dimensione intermedia: esiste fisicamente, è segnato sul territorio, è mappato digitalmente.
Ma non è organizzato per chi arriva da fuori.
Un escursionista esperto riesce a percorrerlo. Un turista medio no.
E qui entra in gioco il nuovo progetto.

La presentazione di "PoMonf Verde per Giovani"
“PoMonf Verde per Giovani” è la risposta istituzionale a questo vuoto. Un progetto che coinvolge otto Comuni tra Torinese e Astigiano, con Casalborgone capofila, e che si propone di rilanciare il percorso attraverso un calendario di iniziative distribuite tra aprile e ottobre.
Non è un intervento infrastrutturale. È, piuttosto, un’operazione di attivazione.
Il progetto è sostenuto dal Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla Regione Piemonte, con il coinvolgimento diretto delle amministrazioni locali. Accanto ai Comuni, partecipano anche diversi partner: Anci Piemonte, il CISA – Consorzio Intercomunale Socio Assistenziale di Gassino Torinese, associazioni del territorio come la Pro Loco di Castagneto Po, la Protezione Civile di Casalborgone, il Frutteto di Vezzolano, oltre a realtà come Dimora Design Farm APS, Pro Casalborgone ASD e persino il Consiglio Comunale delle Ragazze e dei Ragazzi.
Una rete ampia, che mette insieme istituzioni, terzo settore e associazionismo locale.
Sul piano operativo, il progetto si presenta come un vero e proprio circuito di eventi: si parte il 19 aprile a Lauriano con un outdoor camp, si prosegue con camminate, osservazioni astronomiche, laboratori tra arte e scienza, esperienze legate al cibo e alla biodiversità, fino alla chiusura prevista il 17 ottobre a Casalborgone con workshop e concerto.
C’è anche un meccanismo di fidelizzazione: una tessera a punti per i partecipanti, con premiazione finale per chi prenderà parte ad almeno sei appuntamenti.
Il linguaggio è quello ormai consolidato dei progetti pubblici: benessere, inclusività, sostenibilità, socialità, giovani. Tutti elementi presenti nel comunicato, insieme al richiamo all’uso di strumenti digitali e multimediali per avvicinare nuove fasce di pubblico.
Ma il punto resta lo stesso.
Il progetto non interviene sul percorso. Non lo rende più leggibile, non lo struttura, non lo semplifica. Non crea un accesso chiaro.
Prova, piuttosto, a costruire attorno a quell’infrastruttura una narrazione e un’occasione di utilizzo.
È una scelta precisa.
E anche rischiosa.
Perché senza una base solida — una mappa unica, un portale funzionante, un sistema informativo accessibile — l’operazione rischia di restare episodica. Eventi che accendono il territorio per qualche giorno, senza trasformarsi in un flusso stabile.
E allora la domanda torna inevitabile.
Si può davvero rilanciare un percorso se, ancora oggi, per trovarlo bisogna cercarlo tra più siti… e il link ufficiale indicato nel comunicato non funziona?
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