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A Settimo Torinese non si respira! E' la città più inquinata di tutta la provincia. Lo dice Arpa. A Ivrea e Borgaro va un po' meglio.

Qualità dell'aria migliora, ma ozono e PM10 restano criticità: variabilità territoriale e la sfida dei nuovi limiti europei

A Settimo non si respira! Lo dice Arpa. A Ivrea e Borgaro va un po' meglio.

A Settimo non si respira! Lo dice Arpa. A Ivrea e Borgaro va un po' meglio.

La qualità dell’aria continua a migliorare, ma la strada è ancora lunga. La Città metropolitana di Torino e Arpa Piemonte hanno pubblicato l’anteprima della relazione “Uno sguardo all’aria 2025”, che offre un primo quadro aggiornato – seppur meno dettagliato rispetto al rapporto completo atteso in autunno – sull’andamento degli inquinanti atmosferici nel territorio metropolitano.

I dati relativi al 2025 restituiscono un quadro complessivamente positivo: 10 inquinanti su 12 rispettano i valori limite e obiettivo. A incidere sul risultato sono state anche le condizioni meteorologiche, con temperature mediamente più elevate e precipitazioni meno abbondanti ma distribuite su un numero maggiore di giorni. Un contesto che ha favorito la dispersione degli inquinanti e reso il 2025 un anno non particolarmente critico, nel complesso simile al 2023.

Restano però alcune criticità, a partire dalle polveri sottili. Il PM10 continua a registrare superamenti del limite giornaliero in 6 stazioni su 20, sebbene in lieve miglioramento rispetto al 2024, anno più sfavorevole dal punto di vista meteorologico. Il valore medio annuale risulta invece rispettato ovunque.

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Situazione migliore per il PM2,5, che rientra nei limiti su tutto il territorio. Segnale particolarmente significativo arriva dal biossido di azoto: per la prima volta dall’avvio dei monitoraggi, tutte le 19 stazioni rispettano i valori previsti.

Resta invece aperta la questione dell’ozono. Nel 2025 il valore obiettivo per la protezione della salute umana è stato superato in 9 stazioni su 12, confermando una criticità ormai strutturale.

Nel lungo periodo la tendenza resta orientata alla riduzione delle concentrazioni degli inquinanti, ma negli ultimi anni il miglioramento ha rallentato. Un elemento che pesa soprattutto in vista dei nuovi limiti europei, destinati a essere più stringenti e a richiedere interventi ancora più incisivi.

“I dati confermano un miglioramento complessivo, ma anche criticità persistenti e un rallentamento dei progressi”, osserva il consigliere delegato all’ambiente della Città metropolitana di Torino Alessandro Sicchiero. “Sarà necessario rafforzare le misure, in particolare nei settori più impattanti, per raggiungere i nuovi obiettivi europei”.

Sulla stessa linea il direttore generale di Arpa Piemonte, Secondo Barbero: “L’analisi dei dati sulla qualità dell’aria 2025 conferma che il lavoro svolto in questi anni sta producendo risultati concreti. Per la prima volta anche su Torino è rispettato il limite annuale per il biossido di azoto: un traguardo significativo, che testimonia l’efficacia delle politiche messe in campo e l’impegno condiviso da istituzioni, sistema produttivo e cittadini. Allo stesso tempo emergono criticità, in particolare per l’ozono, e un rallentamento del trend di miglioramento degli inquinanti più problematici. Un quadro che, insieme ai nuovi obiettivi europei, rende necessario rafforzare ulteriormente le strategie e accelerare gli interventi nei settori più responsabili delle emissioni”.

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A Nord di Torino

C’è un dato che colpisce più di tutti nella relazione “Uno sguardo all’aria 2025” di Arpa Piemonte: la qualità dell’aria migliora, ma non per tutti allo stesso modo. E guardando da vicino alcuni territori chiave della cintura e della provincia, dove sono posizionate le centraline – Borgaro, Settimo Torinese, Ivrea, Druento e Ceresole Reale – emerge una geografia dell’inquinamento tutt’altro che uniforme, fatta di differenze nette anche a pochi chilometri di distanza.

Settimo Torinese, la città guidata dalla sindaca Elena Piastra, resta il punto più critico tra quelli analizzati. Qui il particolato continua a rappresentare un problema concreto: i superamenti del limite giornaliero di PM10 arrivano a 48 in un anno, ben oltre la soglia consentita. Un dato che racconta una pressione ambientale ancora forte, tipica dei contesti urbani più esposti al traffico e alle attività produttive. Anche il biossido di azoto si mantiene su valori relativamente alti, pur rientrando nei limiti di legge, segno che la strada verso un miglioramento strutturale è ancora lunga.

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A pochi chilometri di distanza, Borgaro mostra una situazione meno critica ma comunque da osservare. I superamenti del PM10 si fermano a 17, quindi entro i limiti, ma le concentrazioni restano su livelli non trascurabili. Qui il problema si sposta su un altro fronte: l’ozono, che supera il valore obiettivo e conferma una tendenza diffusa in tutta l’area metropolitana. È il segnale di un inquinamento che non dipende solo dalle emissioni dirette, ma anche da processi atmosferici più complessi.

Ivrea rappresenta una sorta di equilibrio intermedio. I valori di PM10 e PM2,5 sono contenuti e lontani dalle criticità dei grandi centri, così come il biossido di azoto. Tuttavia anche qui l’ozono resta un nodo aperto, mentre il benzo(a)pirene – legato soprattutto alla combustione domestica e alle biomasse – si attesta su valori tra i più alti della rete, pur restando sotto i limiti. È il segno di un inquinamento più “domestico”, meno visibile ma non per questo irrilevante.

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Druento e Ceresole Reale raccontano invece un’altra faccia del territorio. Nel primo caso la qualità dell’aria appare complessivamente buona per quanto riguarda particolato e biossido di azoto, ma torna la costante dell’ozono, che supera i valori obiettivo e dimostra come questo inquinante colpisca anche le aree meno urbanizzate. Ceresole, immersa in un contesto alpino, è il luogo dove si respira meglio: concentrazioni molto basse di PM10, nessun superamento e livelli minimi di ossidi di azoto. Eppure anche qui l’ozono non scompare del tutto, confermando la natura diffusa e trasversale del fenomeno.

La relazione di Arpa Piemonte mette nero su bianco un concetto chiaro: il miglioramento della qualità dell’aria è reale, ma procede a velocità diverse. Nei centri più urbanizzati il problema resta il particolato, nelle aree più aperte emerge sempre più quello dell’ozono. In mezzo, territori come Ivrea e Borgaro oscillano tra questi due poli, mostrando come la sfida sia ormai più complessa di una semplice riduzione delle emissioni. E con i nuovi limiti europei destinati a diventare ancora più stringenti, il rischio è che i progressi degli ultimi anni non bastino più.

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