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Pasqua amara per gli agriturismi torinesi: atteso un calo del 20% dei turisti stranieri

Pesano caro-voli e crisi internazionale: prenotazioni last minute e speranza nel turismo di prossimità

Pasqua amara per gli agriturismi torinesi: atteso un calo del 20% dei turisti stranieri

Pasqua amara per gli agriturismi torinesi: atteso un calo del 20% dei turisti stranieri (immagine di repertorio)

La Pasqua si avvicina, ma per gli agriturismi del Torinese il clima è tutt’altro che sereno. Le previsioni parlano di un calo del 20% dei turisti, in particolare stranieri extra UE e visitatori italiani provenienti da zone lontane. Un segnale chiaro di come la situazione internazionale e il caro-voli stiano incidendo direttamente anche sul turismo locale.

A pesare è soprattutto l’aumento dei costi dei trasporti aerei, che sta riducendo la mobilità internazionale, ma anche un generale clima di incertezza che spinge molti a rivedere o rinviare i propri viaggi. Il risultato è un cambiamento nelle abitudini: meno prenotazioni anticipate e una crescita delle scelte last minute, sia per i soggiorni sia per i tradizionali pranzi di Pasqua e Pasquetta.

Il comparto, nel Torinese, resta comunque una realtà solida. Secondo i dati 2024 dell’Osservatorio turistico regionale, sono 147 le aziende agrituristiche, con 1.797 posti letto e oltre 7.300 coperti a tavola, per più di 800 occupati. Nell’ultimo anno hanno registrato oltre 15mila presenze per circa 39mila pernottamenti.

«Le date di Pasqua arrivano a chiudere una stagione invernale eccezionale», spiega Jacopo Barone, presidente di Terranostra Torino (Campagna Amica-Coldiretti). «L’innevamento è stato straordinario e ha rilanciato il turismo della neve in tutte le vallate».

E proprio la montagna potrebbe essere una delle chiavi per contenere le perdite. Le condizioni meteo favorevoli promettono ancora neve primaverile stabile, ideale per ciaspolate e scialpinismo, mentre colline e pianure restano una valida alternativa per chi cerca relax, cicloturismo e contatto con la natura.

In questo scenario, gli operatori puntano su un possibile effetto compensazione: meno turismo internazionale, ma più visitatori locali o di prossimità, pronti a muoversi in auto per brevi soggiorni.

«Un agriturismo è la risposta a chi vuole sfuggire all’overtourism delle città d’arte», sottolinea Barone. «Qui si trovano benessere, natura e cibo genuino, ma soprattutto un rapporto diretto con chi lavora la terra. Non ci sono filtri: sono gli agricoltori stessi ad accogliere, cucinare e servire».

Una dimensione autentica che resta il punto di forza del settore. Ma in questa Pasqua, tra voli più cari e turismo globale in frenata, anche le campagne piemontesi devono fare i conti con un equilibrio più fragile.

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