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31 Marzo 2026 - 11:33
Sindaco Lo Russo
Al Monumentale di Torino non c’è più pace, e non per colpa dei defunti – che, notoriamente, tendono a farsi i fatti propri e a non disturbare – ma per l’irruzione organizzata di una nuova categoria sociale: i corvi. Che, a differenza dei vivi, non partecipano alle commissioni consiliari, non presentano interpellanze e soprattutto non fingono stupore quando trovano qualcosa da beccare.
Il risultato è un cimitero che assomiglia sempre più a un dopo-sagra: vasi ribaltati, fiori sparsi, arredi funebri ridotti a installazioni contemporanee. Un’arte povera, diciamo, ma molto partecipata. I corvi arrivano, rovistano, selezionano, scompongono. Non è vandalismo: è gastronomia. Cercano larve, insetti, qualunque cosa renda interessante l’acqua stagnante nei vasi dei defunti. Insomma, fanno quello che farebbe chiunque davanti a un buffet, con la differenza che loro non rilasciano dichiarazioni.
I parenti dei morti, invece, protestano. E fanno bene: uno si aspetta che almeno al cimitero regni un minimo di ordine, se non altro per coerenza narrativa. Ma niente. Così la questione nei giorni scorsi è finita in Sala Rossa, dove il consigliere Pierlucio Firrao – Torino Bellissima, già il nome è un auspicio – ha presentato un’interpellanza sui corvi che rovesciano i gerani.
Per il sindaco Stefano Lo Russo probabilmente si è trattato de punto più alto mai raggiunto nel dibattito cittadino. Succede quando si passa dalla gestione della città alla gestione dei "becchi".

Morale? La macchina amministrativa si è messa in moto. E si è fermata lì, più o meno. Gli addetti alle pulizie faranno quello che possono: rimetteranno a posto, raccoglieranno i cocci e i petali. Poi passeranno i corvi e si ricomincieraà. Una perfetta metafora della politica: manutenzione perpetua senza soluzione. Il tutto con una certa eleganza sabauda, va detto.
L’assessora competente, Chiara Foglietta, ha spiegato che gli interventi sono continui ma di contenimento. Tradotto: puliamo, ma i corvi restano. E in effetti è difficile immaginare un tavolo di trattativa con loro. Non votano, non leggono delibere, e soprattutto non hanno alcuna intenzione di rispettare il decoro istituzionale. Non si commuovono nemmeno davanti ai comunicati stampa.
Firrao, con comprensibile indignazione, oggi parla di mancanza di rispetto per i defunti e per i familiari. Ed è vero. Ma forse i corvi, in tutta questa storia, sono i più coerenti: non fingono sacralità, non fanno cerimonie, non si commuovono a comando. Vedono acqua, vedono insetti, e agiscono. Senza cabine di regia, senza partecipate, senza delibere di giunta.
E mentre la città discute di come contenere i corvi, i corvi continuano a fare i corvi. Che è già più di quanto si possa dire, talvolta, degli esseri umani.
In fondo, è l’unico luogo dove qualcuno non recita. Anche se gracchia.
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