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Raddoppio ferroviario, a Ivrea si torna a parlarne. Ma per ora è ancora tutto sulla carta

Tavolo ampio ma pochi impegni concreti: avviato il DocFAp per il raddoppio selettivo della Chivasso–Ivrea–Aosta, ma mancano scelte progettuali e tempi certi e i pendolari restano in attesa.

Raddoppio ferroviario, a Ivrea si torna a parlarne. Ma per ora è ancora tutto sulla carta

Raddoppio ferroviario, a Ivrea si torna a parlarne. Ma per ora è ancora tutto sulla carta

Tavolo pieno, ma strada ancora lunga. E soprattutto senza una data. Nel pomeriggio del 30 marzo, in Comune a Ivrea, istituzioni, tecnici e rappresentanti dei pendolari si sono confrontati sul "raddoppio ferroviario selettivo" della linea ferroviaria Chivasso–Ivrea–Aosta, da anni indicata come uno dei nodi più critici della mobilità tra Piemonte e Valle d’Aosta. 

L’incontro, promosso dall’amministrazione eporediese, ha messo insieme l’assessore regionale ai Trasporti Marco Gabusi e il suo omologo valdostano Luigi Bertschy, oltre ai referenti di Rete Ferroviaria Italiana, dell’Agenzia della Mobilità piemontese e dell’associazione degli utenti della linea. Un tavolo ampio, rappresentativo, che però restituisce anche la complessità — e in parte l’immobilismo — di una partita aperta da anni e mai davvero chiusa.

Il punto centrale emerso dalla riunione è l’avvio, da parte di RFI, del DocFAp, il Documento di fattibilità delle alternative progettuali. In termini concreti, significa che il raddoppio selettivo della linea è ancora fermo alla fase preliminare: si stanno studiando le possibili soluzioni, mettendo a confronto tratti da raddoppiare, costi e impatti sul territorio. Nessuna decisione operativa, nessun tracciato scelto.

Un passaggio tecnico necessario, certo. Ma che conferma come, a oggi, il progetto sia ancora lontano dalla fase realizzativa. E questo nonostante il tema sia sul tavolo da tempo e venga periodicamente rilanciato come prioritario.

Per la cronaca lo studio nasce dal percorso avviato con il protocollo d’intesa firmato nell’ottobre 2024 tra RFI e le Regioni Piemonte e Valle d’Aosta, che aveva l’obiettivo di imprimere un’accelerazione. Bene! Sono passati due anni e si è ancora nella fase delle analisi. Chiamiamolo avanzamento formale, più che sostanziale.

Durante l’incontro sono state raccolte anche le osservazioni dei pendolari, che da anni segnalano ritardi, soppressioni, frequenze insufficienti e una qualità del servizio che fatica a competere con il trasporto su gomma. Criticità strutturali, non episodiche, che incidono sull’utilizzo quotidiano della linea e sulla sua attrattività.

Il raddoppio selettivo viene indicato come una delle possibili risposte, almeno nei tratti più congestionati. Ma senza un cronoprogramma e senza scelte progettuali definite, resta un obiettivo, un sogno, una visione.

"Il confronto — riferiscono i partecipanti — si è svolto in un clima collaborativo...".

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Nessuno scontro, nessuna frizione. Ci mancherebbe ancora considerando la consapevolezza di tutti di un qualcosa che se va bene passano altri 15 anni... Insomma sono solo "parole" come direbbe Noemi.

Morale? Tutto bene, tutto chiaro, resta il dato di fondo: il progetto c’è, ma è ancora nella fase in cui si studia cosa fare.

E soprattutto manca un elemento chiave: i tempi. Non sono state indicate scadenze per il completamento dello studio, né per l’avvio di eventuali lavori di potenziamento. Un’assenza che pesa, considerando le aspettative del territorio.

Più concreta, invece, la situazione dei cantieri già aperti tra Chivasso e Ivrea, nelle stazioni di Strambino e Montanaro. Rete Ferroviaria Italiana ha confermato il rispetto del cronoprogramma: la riattivazione della linea è prevista per il 27 aprile, dopo mesi di interventi sull’infrastruttura.

Una data attesa, soprattutto dai pendolari, che torneranno a utilizzare la linea dopo un periodo di disagi con i bus sostitutivi. Ma si tratta, appunto, di un ritorno alla normalità, non di un miglioramento strutturale del servizio.

Ed è proprio qui che si concentra il nodo: riaprire la linea non significa renderla più efficiente. Il salto di qualità, quello vero, è legato al potenziamento e al raddoppio, che però restano — almeno per ora — confinati nella fase progettuale.

Il rischio, già visto in passato su altre infrastrutture, è quello di una lunga permanenza nella stagione degli studi e dei tavoli tecnici. Intanto, per chi ogni giorno prende il treno, la situazione resta sostanzialmente invariata.

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