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30 Marzo 2026 - 19:44
Elena Chiorino
Si era capito subito che non sarebbe finita con un semplice gioco delle tre carte — vicepresidente sì, vicepresidente no, assessore forse. Alla fine, come spesso accade, la realtà ha avuto la cattiva abitudine di presentare il conto.
Elena Chiorino si è dimessa. Stavolta davvero. C'è anche un comunicato stampa
Non più mezzo passo indietro, non più equilibrismi da manuale — lascio una poltrona ma tengo l’altra, così, per vedere l’effetto che fa. No: dimissioni “irrevocabili”. Che è un avverbio che in politica si usa con la stessa disinvoltura con cui si promette di non tornare più. Poi si vedrà.
Il punto è che il perimetro della vicenda, nel frattempo, si era allargato. E pure parecchio. Da una storia che doveva restare confinata tra soci distratti e “leggerezze”, si è passati a un quadro che — giorno dopo giorno — ha iniziato a somigliare meno a un incidente e più a un sistema.
Al centro resta sempre lei, la “Bisteccheria d’Italia”, versione imprenditoriale delle Cinque forchette e di qualche domanda di troppo. Una società formalmente intestata a una diciottenne, con il padre — Mauro Caroccia — presente alla costituzione, condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni riconducibili alla camorra e oggi considerato dagli inquirenti vicino al clan Senese.

Un dettaglio, si dirà. Come sempre.
Peccato che i dettagli abbiano la tendenza a sommarsi: la presenza al notaio, le versioni che cambiano, le quote cedute in contanti, i bilanci che non si trovano, le foto che riemergono quando meno servirebbero. E poi quel piccolo particolare per cui ciò che non si sapeva ieri diventa improvvisamente chiarissimo oggi — salvo poi tornare opaco domani.
Nel frattempo, Andrea Delmastro è già caduto. Politicamente, s’intende. E quando cade il sottosegretario, la vicepresidente — nonché compagna — può anche provare a resistere, ma il margine è quello che è. Infatti si era tentata la via intermedia: un sacrificio simbolico, togliere il titolo più ingombrante e tenersi il resto. Un classico della sopravvivenza istituzionale.
Non ha funzionato.
La verità è che fuori, nel mondo reale, l’impressione era piuttosto semplice: che si stesse cercando di guadagnare tempo. E il tempo, in queste storie, è una risorsa che si consuma in fretta. Soprattutto quando nel frattempo la Direzione distrettuale antimafia continua a lavorare, le carte aumentano e perfino la Commissione Antimafia decide di accendere un faro.
A quel punto, la scelta “per senso di responsabilità” diventa una scelta obbligata. Che infatti arriva puntuale, accompagnata dal consueto corredo: la correttezza personale, il lavoro svolto, gli attacchi subiti, gli sciacalli.
Manca solo la sorpresa. Che però non c’è mai.
E così Chiorino lascia la giunta e si prepara a tornare in Consiglio regionale. Un passo indietro che è anche un passo di lato, perché in politica non si esce quasi mai davvero: ci si ricolloca. Dovrebbe subentrare al posto del consigliere supplente Claudio Sacchetto.
E a quel punto diventano, immancabilmente, una scelta. Sempre libera. Sempre responsabile. Sempre a testa alta.
Naturalmente.
IL COMUNICATO DI CHIORINO
«Ho comunicato al presidente Alberto Cirio la decisione di rassegnare le mie dimissioni irrevocabili.
È una scelta che assumo per senso di responsabilità e per il bene della Regione Piemonte, della maggioranza di centrodestra e del mio partito, Fratelli d’Italia. Sono una persona perbene e non posso accettare che vengano strumentalizzate le evoluzioni di un’indagine che riguarda terze persone, e non la sottoscritta. Non posso accettare che, senza alcuno scrupolo, si tenti di colpire la mia persona, mettendo in discussione l’azione amministrativa portata avanti in questi anni e coinvolgendo, in modo irresponsabile, anche persone estranee. L’ultimo presunto scoop consisterebbe nel fatto che forse domani potrebbe essere nominata una persona di mia conoscenza in ente legato agli Special Olimpics, con emolumenti zero e in assenza di altre candidature nei termini previsti dalla legge. Faccio un passo indietro a testa alta, nella consapevolezza della mia correttezza e del lavoro svolto al servizio delle istituzioni. Continuerò a difendere le mie idee dal Gruppo di Fratelli d’Italia e la mia onorabilità sociale e onestà personale, contro ogni eventuale forma di sciacallaggio, in tutte le sedi».
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