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30 Marzo 2026 - 19:12
Federico Riboldi, Daniele Valle, Sarah Disabato
C’è un’arte tutta sabauda — ma ormai esportata con successo — nel raccontare i buchi di bilancio come se fossero incidenti di percorso. Stavolta il cratere è da 879 milioni, ma niente panico: è solo una “fotografia iniziale”. Come dire che il Titanic aveva un piccolo problema di umidità. L’assessore Federico Riboldi questa mattina è arrivato in Commissione e, con l’aria di chi sta illustrando un tramonto sul Po, ha spiegato che mancano quasi 900 milioni ma tranquilli, perché forse ne arriveranno 450 dallo Stato, e poi magari qualche “premialità”. Insomma: metà del bilancio si regge sul condizionale.
Più che una manovra sanitaria, "una scommessa benedetta dal calendario".
La linea difensiva è ormai un classico: l’anno scorso eravamo messi peggio, poi miracolosamente il buco si è ridotto. Dunque fidatevi, succederà ancora. È la finanza creativa versione sanità alla "Riboldi": si parte da cifre horror, si invoca la provvidenza istituzionale e si chiude con un “vedrete che andrà meglio”. "Non è programmazione, è cabaret!. E soprattutto è una narrazione che pretende una cosa sola: fede cieca. Non dati, non piani, non scadenze. Fede.
Il capogruppo del Pd Daniele Valle, che evidentemente non ha voglia di fare da pubblico pagante, ha provato a rimettere la discussione su un piano meno "allucinato".
“È inaccettabile definire queste cifre come desiderata”. E infatti il punto è proprio questo: qui non si sta discutendo di scenari teorici, ma di diritti. Visite, esami, personale. Roba concreta, non poesia amministrativa.
"Dalla Giunta arrivano numeri raccontati come auspici e risparmi evocati come spiriti: li si nomina, ma non si manifestano mai...".

Valle ha inchiodato la narrazione su un dettaglio che dettaglio non è: l’inflazione non considerata. Tradotto: il conto è già sbagliato prima ancora di cominciare. E non di poco, ma strutturalmente. Poi le famose “razionalizzazioni”: immobili da vendere, logistica del farmaco da rivoluzionare. Bene.
"Ma quali immobili? Quando? Quanto si risparmia? O dobbiamo limitarci a credere anche a questo, come alle premialità?". Domande elementari, risposte inesistenti. O meglio: risposte che scivolano via come l’acqua nel torrente.
E soprattutto, il giochino dei 200 milioni recuperati nel 2025: presentati come prova di virtuosismo, in realtà sono soldi tolti da altre parti del bilancio regionale. Trasporti, scuola, cultura. "Si spoglia un servizio per vestire l’altro e poi ci si mette pure lo smoking per raccontarlo...". Geniale, se non fosse una partita di giro giocata sulla pelle dei cittadini.
Il dato che distrugge ogni tentativo di storytelling, però, è uno solo: nel 2019 il disavanzo era circa 300 milioni, oggi sfiora i 900. Una crescita costante, ostinata, quasi disciplinata.
"Altro che rigore: qui il buco cresce con una puntualità che farebbe invidia a un orologio svizzero.". E più cresce, più la politica si rifugia nel lessico dell’ottimismo: “riequilibrio”, “appropriatezza”, “efficientamento”. Parole eleganti per dire che i conti non tornano mai.
A sparare sulla Croce Rossa, pardon su Riboldi, anche la grillina Sarah Disabato. Mentre lo ascoltava ha deciso che la pazienza stavolta è finita davvero.
“Altro che rassicurazioni, la situazione è grave”. E fin qui siamo ancora nel campo dell’eufemismo. Ma è sul metodo che affonda: “zero trasparenza”.
"L’assessore - commenta - si è presentato senza un quadro complessivo, senza storico, senza dati aggregati per Asl. In pratica, senza gli strumenti minimi per consentire a chi dovrebbe controllare di fare il proprio lavoro. Una Commissione ridotta a platea, con la politica che recita e i cittadini che pagano il biglietto senza sapere nemmeno per quale spettacolo...".
E mentre si raccontano le solite favole — risorse attese, risparmi futuri, investimenti imminenti — la realtà resta lì, ostinata e volgare: liste d’attesa infinite, personale allo stremo, strutture che arrancano. I nuovi ospedali che vivono nelle slide, le assunzioni sbandierate come conquiste epocali e nei reparti che boccheggiano in assenza d ipersonale.
Perché assumere per coprire il turnover non è investire: è sopravvivere.
Ad aggravare il quadro c’è poi quel piccolo, insignificante dettaglio: il bilancio consuntivo 2024 della Città della Salute non ancora firmato. Un’inezia, certo. "Come dimenticarsi di pagare le tasse e sostenere che è solo un problema di calendario".
Ma è esattamente lì che si vede la differenza tra chi governa e chi galleggia: nella capacità di chiudere i conti, non di raccontarli.
E allora il punto diventa quasi filosofico: davvero qualcuno pensa che basti ripetere “non tagliamo i servizi” per non tagliarli davvero? Perché i tagli non sempre arrivano con le forbici. A volte arrivano con i tempi d’attesa, con i reparti sotto organico, con le prestazioni rinviate. Tagli invisibili, ma molto più feroci, perché negati mentre si consumano.
Alla fine resta questa fotografia, sì. Ma non quella iniziale raccontata in Commissione. Un’altra. Molto più nitida. Una sanità che vive di promesse, un bilancio che si regge su ipotesi, una politica che confonde la speranza con la gestione. E cittadini che, nel frattempo, aspettano. Sempre di più. Sempre più a lungo. Sempre più invano.
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