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30 Marzo 2026 - 15:24
Lo hanno visto, aiutato, cercato: poi il senzatetto è sparito
Sul lungodora, questa mattina, a pochi giorni dalla Pasqua, un uomo disteso su una panchina dei giardinetti. Un senzatetto, di origine francese. Poche informazioni, nessun riferimento preciso. Solo una presenza fragile, sotto gli occhi di chi passava.
La segnalazione ha fatto scattare subito una rete di intervento. A Ivrea qualcuno ha visto e ha deciso di non ignorare.
Si sono attivati gli operatori del consorzio In.rete. È intervenuta la Caritas Diocesana, con Barbara Manucci, che è anche consigliere comunale. Sul posto sono arrivati pure i vigili urbani. Presenze diverse, coordinate da un’urgenza semplice: capire come aiutare.

Un posto letto al dormitorio in questo momento non c'è ma un pasto caldo sì, quello è stato garantito. E insieme al cibo anche attenzione, domande, la disponibilità ad accompagnarlo in ospedale nel caso avesse avuto bisogno di cure.
Poi, però, la situazione si è dissolta così come è iniziata. Di quell’uomo si sono perse le tracce nel giro di poco.
Nessun ricovero, nessuna presa in carico. Solo un passaggio rapido, quasi silenzioso, dentro una città che per alcune ore si è fermata attorno a lui.
Resta il gesto. Resta il fatto che, almeno per un momento, nessuno ha voltato lo sguardo.
E resta anche una domanda che si allarga, inevitabilmente, oltre questo episodio.
Perché quell’uomo non è un caso isolato. È uno dei tanti che, come dice il comandante dei civich Paolo Molinario, d'estate passano da Ivrea. Quelli che abitano gli spazi pubblici senza davvero farne parte. Quelli che dormono sotto una coperta consumata, spesso all’aperto, sotto un cielo che diventa tetto e confine insieme. Invisibili per abitudine, a volte per scelta degli altri, a volte per una distanza che cresce senza che ce ne accorgiamo.
Li chiamiamo “senzatetto”, “barboni”, categorie che semplificano e tengono a distanza. Ma dietro quelle parole ci sono percorsi diversi, storie spezzate, cadute improvvise o lente. Ci sono persone che vedono il mondo da una prospettiva che non coincide più con quella di chi ha una casa, un lavoro, una rete.
E non è sempre chiaro, in fondo, chi sia davvero “fuori” e chi “dentro”.
Perché la distanza non è solo economica o sociale. È anche nello sguardo. Nel modo in cui si passa accanto a qualcuno senza vederlo. Nel momento in cui una presenza diventa parte del paesaggio.
Questa mattina, invece, qualcosa è successo: qualcuno ha visto.
Non è bastato a cambiare il finale di questa storia. Non sappiamo dove sia ora quell’uomo. Se abbia trovato riparo, se abbia bisogno di aiuto, se stia bene.
Ma per qualche ora non è stato invisibile.
E in giorni come questi, in cui si parla di rinascita e attenzione agli altri, forse è da qui che si deve partire: dalla capacità di accorgersi. Anche quando non si hanno soluzioni immediate. Anche quando le storie sfuggono, come questa.
I gesti dicono tanto. E' il modo in cui scegliamo di stare davanti a chi, troppo spesso, non vediamo più.
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