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Fine di un’era alla LILT: Donatella Tubino passa il testimone

Il passaggio di consegne arriva in un momento delicato per il settore

Donatella Tubino

Donatella Tubino

Dopo oltre venticinque anni alla guida della LILT di Chivasso, Donatella Tubino lascia la presidenza. Una decisione che chiude un lungo ciclo dentro il volontariato sanitario, costruito tra prevenzione, relazioni e presenza costante sul territorio.

Non è un passo improvviso. È una scelta maturata nel tempo. «Il momento che ricordo con più emozione è stato l’inizio, quando sono entrata in Lilt senza sapere davvero cosa mi aspettasse», racconta Tubino. Da lì è partito un percorso che si è consolidato negli anni, diventando un impegno stabile e quotidiano. «Poi tutto è cresciuto, giorno dopo giorno, insieme alle persone che ho incontrato».

Il centro di tutto resta la prevenzione. Non come principio astratto, ma come pratica concreta. «Non si tratta solo di intervenire quando la malattia c’è già, ma di lavorare prima, quando si può ancora fare la differenza», spiega. Screening, informazione, iniziative sul territorio: un lavoro continuo, spesso silenzioso, ma fondamentale.

Un impegno che, però, ha sempre richiesto scelte difficili. «Il momento più complicato è stato quando ho dovuto dire dei no», ammette. Le richieste aumentano, le risorse non sempre tengono il passo. «Non è facile spiegare a qualcuno che non puoi fare di più, soprattutto quando sai che ci sarebbe bisogno».

In questi venticinque anni la LILT di Chivasso è cambiata profondamente. È cresciuta nei servizi, si è strutturata, ha rafforzato il legame con il territorio. Ma senza perdere la dimensione umana. «Abbiamo sempre cercato di restare vicini alle persone, non solo come associazione, ma come presenza reale», sottolinea Tubino.

Alla base di tutto c’è il lavoro dei volontari. «Senza di loro nulla sarebbe stato possibile», dice con chiarezza. Un impegno che si regge su disponibilità, tempo e motivazione. E proprio qui emerge una delle sfide più grandi. «Oggi è più difficile trovare nuove persone disposte a mettersi in gioco con continuità».

Il passaggio di consegne arriva quindi in un momento delicato. Non per una crisi interna, ma per un contesto che cambia. «Dopo tanti anni è giusto lasciare spazio ad altri», afferma. «Non basta voler bene a quello che si fa, bisogna anche capire quando è il momento di farsi da parte».

Resta però un punto fermo: il bisogno non diminuisce. «Non dobbiamo pensare solo ai malati, ma anche a chi sta bene. È lì che si gioca la vera prevenzione». Un concetto che ha guidato tutte le attività dell’associazione.

Negli anni si è costruita una rete solida fatta di collaborazioni e rapporti con il territorio. «Nulla si fa da soli», ribadisce. «Il lavoro di questi anni è stato possibile grazie a tante persone, enti e realtà che hanno creduto in quello che facevamo».

Il bilancio è affidato più alla qualità del lavoro che ai numeri. Alla capacità di esserci, di rispondere, di costruire fiducia. «Quello che conta è aver dato un contributo reale», osserva.

Ora si apre una fase nuova. «Mi auguro che chi continuerà questo percorso sappia portarlo avanti con la stessa attenzione e lo stesso spirito».

Il punto resta lo stesso di sempre: la prevenzione come responsabilità collettiva.

E la domanda, oggi, non è solo chi prenderà il posto di Donatella Tubino.

È se quel lavoro saprà continuare a crescere senza perdere il suo valore più concreto: stare vicino alle persone, prima ancora che diventi necessario.

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