Tre minuti. È il tempo che può fare la differenza tra la vita e la morte in caso di arresto cardiaco. E proprio da qui parte la mozione che martedì 31 marzo arriverà in Consiglio comunale a Chivasso, con l’obiettivo di portare la cardioprotezione dentro le scuole.
A presentarla è il consigliere comunale Bruno Prestìa, capogruppo di Per Chivasso, che chiede al Comune di aderire alla Giornata della Cardioprotezione Scolastica, iniziativa ideata e promossa dal progetto SoccorriAttori, da celebrarsi ogni anno il 7 ottobre.
Il punto, però, non è una ricorrenza simbolica. Il punto è quello che succede – o non succede – nei minuti immediatamente successivi a un’emergenza.
Perché i numeri sono chiari: uno shock con defibrillatore entro 3-5 minuti può salvare una vita, mentre ogni minuto di ritardo riduce le probabilità di sopravvivenza di circa il 10%. Non a caso la mozione lo mette nero su bianco: «la tempestività delle manovre di rianimazione cardiopolmonare (RCP) e l’uso precoce del defibrillatore […] aumentano in modo significativo le probabilità di sopravvivenza».
Tradotto: sapere cosa fare, e farlo subito, non è un dettaglio. È tutto.
È su questo che si costruisce la proposta di Prestìa. E soprattutto è su questo che si innesta il progetto SoccorriAttori, che da tempo lavora proprio nelle scuole per insegnare ai ragazzi le manovre salvavita.
L’idea è semplice, quasi elementare: partire dagli studenti. Non perché siano i più esposti, ma perché sono il punto da cui può partire una diffusione reale delle competenze.
La mozione lo esplicita chiaramente quando individua nella scuola il nodo centrale: «l’ambiente scolastico costituisce un luogo strategico per la diffusione di competenze di prevenzione e di primo soccorso».
È qui che si inserisce il lavoro di SoccorriAttori. Il progetto porta nelle classi non solo nozioni, ma pratica: rianimazione cardiopolmonare, gestione delle ostruzioni delle vie respiratorie, utilizzo del defibrillatore. Lezioni, esercitazioni, simulazioni.
Ma il vero punto è un altro.
Il meccanismo è quello che i promotori definiscono “effetto moltiplicatore”. I ragazzi imparano e poi portano fuori quello che sanno. A casa, tra amici, nelle attività quotidiane. Non resta confinato in aula. Si diffonde.
È esattamente questo passaggio che la mozione prova a intercettare e a rendere strutturale. Non si limita a un’adesione simbolica, ma costruisce un percorso.
Il Consiglio comunale viene infatti chiamato a impegnare il sindaco e la giunta su più livelli. Il primo è formale, ma già significativo: «aderire alla Giornata della Cardioprotezione Scolastica […] quale momento dedicato alla sensibilizzazione, all’informazione e alla promozione delle competenze di prevenzione e primo soccorso in ambito scolastico».
Ma subito dopo arriva il passaggio più politico.
La mozione chiede che il Comune assuma un ruolo attivo: «assumere il ruolo di Comune capofila e promotore istituzionale dell’iniziativa, favorendone la diffusione e il coinvolgimento delle scuole del territorio».
Non solo partecipare. Guidare.
E ancora: «promuovere […] iniziative di carattere educativo e informativo rivolte alla comunità scolastica».
Cioè trasformare una giornata in un’occasione concreta di formazione.
Qui si vede chiaramente il tentativo di andare oltre l’evento. Di costruire un sistema.
Perché il tema, d’altronde, non è marginale. L’arresto cardiaco improvviso è indicato tra le principali cause di morte anche in età non avanzata.
E la risposta, oggi, dipende in gran parte da chi si trova sul posto nei primi minuti.
Non dai soccorritori. Non dagli ospedali. Ma da chi è lì.
È su questa consapevolezza che si regge tutto il progetto SoccorriAttori. E che la mozione prova a portare dentro le istituzioni.
Un altro passaggio chiave riguarda infatti il valore educativo di questo tipo di formazione. Il testo lo sottolinea chiaramente: «la promozione della cultura della cardioprotezione contribuisce allo sviluppo di competenze di cittadinanza attiva e di responsabilità sociale».
Non è solo una questione sanitaria. È una questione civica.
Imparare a intervenire significa assumersi una responsabilità. Verso gli altri, ma anche verso la comunità.
E in questo senso il coinvolgimento degli studenti come “ambassador” diventa centrale. Non semplici destinatari della formazione, ma soggetti attivi nella diffusione delle competenze.
È un cambio di prospettiva netto. La scuola non solo come luogo di apprendimento, ma come motore di trasformazione sociale.
La mozione, però, non si ferma al livello locale.
C’è un ultimo passaggio che apre uno scenario più ampio. Il testo chiede infatti di trasmettere l’atto agli enti sovracomunali e ai ministeri competenti, «affinché valutino l’opportunità di istituire una Giornata Nazionale della Cardioprotezione Scolastica».
Qui il tentativo è evidente: partire da Chivasso per costruire un modello replicabile.
Portare un’esperienza territoriale dentro una cornice nazionale.
Resta però una domanda. Ed è quella che inevitabilmente accompagna ogni iniziativa di questo tipo: cosa succede dopo?
Perché il rischio, quando si parla di giornate dedicate, è sempre lo stesso. Che restino eventi isolati. Che si esauriscano in una data, in un momento, in un’iniziativa.
La sfida, invece, è un’altra.
Trasformare una giornata in un’abitudine. Una competenza diffusa. Una cultura.
E qui si gioca tutto.
Perché i dati sono noti, le tecniche esistono, gli strumenti anche. Quello che spesso manca è la diffusione capillare.
Sapere cosa fare non può essere una competenza di pochi.
Deve diventare una conoscenza comune.
È questo, in fondo, l’obiettivo dichiarato della mozione di Prestìa. E del progetto che la ispira.
Fare in modo che, se un giorno qualcuno si troverà davanti a una persona che sta male, non resti fermo. Non aspetti. Non pensi che tocchi a qualcun altro.
Ma intervenga. Perché in quei tre minuti non c’è spazio per i dubbi. C’è solo una possibilità.