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Gelate record in Piemonte, agricoltura sotto pressione: attivati i sistemi antibrina

Temperature fino a -7°C nell’Astigiano, aziende agricole in allerta per salvare le colture

Gelate record in Piemonte

Gelate record in Piemonte, agricoltura sotto pressione: attivati i sistemi antibrina

Un ritorno improvviso all’inverno nel cuore della primavera. All’alba di venerdì 27 marzo il Piemonte è stato investito da forti gelate tardive, con temperature crollate fino a sfiorare i -7 gradi in pianura, soprattutto nell’Astigiano, una delle aree più colpite.

A determinare il brusco abbassamento dei termometri è stata un’irruzione di aria artica arrivata in quota sul Nord Italia già dalla serata di mercoledì. Dopo un intenso episodio di foehn, il cielo sereno, l’aria secca e l’assenza di vento hanno creato le condizioni ideali per un raffreddamento notturno molto marcato, soprattutto nelle zone di pianura al di sotto dei 250 metri.

I dati registrati parlano chiaro: a Capriglio si sono toccati i -6,9°C, mentre Calliano Monferrato e Settime hanno fatto segnare -5,2°C. Ad Asti Valmanera la colonnina di mercurio è scesa fino a -5°C. Valori pienamente invernali che, a fine marzo, rappresentano un rischio concreto per l’agricoltura.

Le conseguenze più temute riguardano infatti le colture già in fase vegetativa, particolarmente vulnerabili a queste ondate di freddo improvviso. Tra basso Torinese, Astigiano, Alessandrino e Cuneese, molte aziende agricole si sono attivate durante la notte per proteggere i campi, mettendo in funzione i sistemi antibrina.

Si tratta di tecnologie fondamentali in queste situazioni: attraverso l’irrigazione controllata o l’utilizzo di ventilatori, si cerca di mantenere la temperatura delle piante sopra lo zero, evitando danni irreversibili a vigneti, frutteti e ortaggi. In alcune aree, come nel Cuneese, le immagini delle campagne all’alba mostrano campi avvolti da una sottile patina di ghiaccio, segno di una lotta silenziosa contro il gelo.

Il fenomeno delle gelate tardive non è nuovo, ma negli ultimi anni si presenta con una frequenza e un’intensità crescente, spesso dopo periodi insolitamente miti che anticipano la fioritura delle piante. Questo rende le colture ancora più esposte: un improvviso ritorno del freddo può compromettere interi raccolti in poche ore.

Secondo gli esperti, il rischio principale riguarda le produzioni di pregio del territorio piemontese, a partire dalla viticoltura fino alla frutticoltura, settori che rappresentano un pilastro economico locale. Anche pochi gradi sotto lo zero possono causare danni significativi, soprattutto se le temperature restano basse per diverse ore consecutive.

Le prossime ore saranno decisive per valutare l’entità dei danni. Molto dipenderà dalla durata del gelo e dalla capacità dei sistemi di protezione di limitare gli effetti sulle colture. Intanto, il mondo agricolo resta in stato di allerta, consapevole che queste dinamiche climatiche sempre più estreme rappresentano una sfida crescente.

Il ritorno del freddo, in un periodo dell’anno tradizionalmente associato alla ripresa vegetativa, riporta al centro il tema della fragilità del sistema agricolo di fronte ai cambiamenti climatici. Eventi come questo non sono più eccezioni, ma segnali di una nuova normalità con cui fare i conti.

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