I videogiochi entrano ufficialmente nel mondo delle aste d’arte e lo fanno con numeri che sorprendono. A Vercelli si è chiusa con un risultato oltre le aspettative la prima asta europea interamente dedicata al collezionismo videoludico: tutti i 50 lotti venduti, per un totale di circa 70mila euro, quasi il doppio rispetto alle stime iniziali.
L’evento, intitolato Pop Culture #1 – Video Games, è stato promosso da The Games Market, Galleria Allegrini e Meeting Art, segnando un passaggio storico: per la prima volta i videogiochi da collezione entrano nel circuito delle aste istituzionali, affiancandosi a opere d’arte e oggetti di alto valore culturale.
A trainare la vendita sono stati alcuni titoli iconici, diventati veri e propri pezzi da museo. In cima alla classifica Monkey Island 2, aggiudicato per 8.900 euro, seguito da Indiana Jones and the Fate of Atlantis a 5.900 euro. Tra i lotti più ricercati anche Taro Maru (3.500 euro), Tekken (2.600 euro) e una prima stampa italiana di Golden Sun: L’Era Perduta, venduta a 2.200 euro. Non solo software: anche l’hardware ha trovato spazio, come dimostra la PlayStation Scph 9002-C, battuta a 2.000 euro.
Numeri che raccontano una trasformazione ormai evidente: il videogioco non è più soltanto intrattenimento, ma sta diventando un bene da collezione e investimento. Un mercato che attira non solo appassionati, ma anche collezionisti d’arte e operatori professionali, con partecipanti arrivati da diversi Paesi europei.
Il dato più significativo, oltre al totale incassato, è proprio il 100% di venduto, segnale di una domanda forte e in crescita. Un interesse che spinge il settore verso una maggiore strutturazione, aprendo scenari nuovi per il mercato culturale e collezionistico.
Da Vercelli arriva quindi un segnale chiaro: il gaming entra a pieno titolo nel mercato dell’arte e degli asset, con un potenziale ancora tutto da esplorare.

Negli ultimi anni, infatti, il fenomeno delle aste di videogiochi ha registrato una crescita esponenziale, trasformandosi da nicchia per appassionati a vero e proprio segmento del mercato internazionale del collezionismo. In particolare negli Stati Uniti si sono moltiplicati i casi di vendite record: copie sigillate di titoli iconici degli anni ’80 e ’90 – come Super Mario Bros, The Legend of Zelda o Pokémon – hanno raggiunto cifre da capogiro, in alcuni casi superiori al milione di dollari. Un salto che ha attirato l’attenzione non solo dei gamer nostalgici, ma anche di collezionisti d’arte, fondi di investimento e operatori finanziari alla ricerca di nuovi asset alternativi.
A spingere questo mercato sono diversi fattori. Da un lato la nostalgia generazionale, con adulti cresciuti negli anni d’oro del gaming oggi disposti a investire cifre importanti per recuperare pezzi della propria infanzia. Dall’altro la rarità e lo stato di conservazione: le copie originali, sigillate e certificate, rappresentano ormai oggetti quasi unici, il cui valore cresce nel tempo. A questo si aggiunge il ruolo delle piattaforme di certificazione e grading, che hanno contribuito a rendere il mercato più strutturato e affidabile, avvicinandolo a quello già consolidato di fumetti, carte collezionabili e memorabilia.
Non è un caso che il retrogaming sia ormai considerato un vero e proprio asset da investimento, capace di generare rendimenti significativi ma anche soggetto a dinamiche speculative. Un settore in cui convivono passione e finanza, cultura pop e logiche di mercato.
In questo contesto, l’asta di Vercelli rappresenta un segnale importante anche per l’Europa. Finora il mercato europeo è rimasto più frammentato e meno strutturato rispetto a quello americano, ma eventi come questo mostrano come anche nel Vecchio Continente stia emergendo un interesse crescente e sempre più organizzato. Un primo passo verso la costruzione di un mercato capace di valorizzare il videogioco non solo come intrattenimento, ma come oggetto culturale e bene collezionabile, con prospettive di sviluppo ancora tutte da esplorare.