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Senza dimora, oltre 10mila invisibili nelle città: Roma guida, Torino tra le più colpite

I dati Istat fotografano una realtà diffusa e in crescita: più della metà accolta in strutture, ma migliaia restano in strada

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Senza dimora, oltre 10mila invisibili nelle città: Roma guida, Torino tra le più colpite

Una presenza silenziosa, spesso invisibile, ma sempre più diffusa nelle grandi città italiane. Sono oltre 10mila le persone senza dimora censite dall’Istat nella notte del 26 gennaio 2026 nei 14 principali comuni metropolitani. Un dato che restituisce la dimensione di un fenomeno strutturale, radicato e in continua evoluzione, che attraversa l’intero Paese.

Secondo la rilevazione, sono 10.037 gli individui senza una casa, un numero che rappresenta solo una fotografia parziale ma significativa. Di questi, più della metà – il 55,4% – ha trovato riparo nelle strutture di accoglienza notturna, mentre 4.474 persone hanno trascorso la notte in strada, in spazi pubblici o in sistemazioni di fortuna.

Il dato più alto si registra a Roma, con 2.621 persone, quasi la metà delle quali senza alcuna protezione. Seguono Milano, Torino e Napoli, tutte sopra quota mille. Torino, in particolare, conta 1.036 senza dimora, di cui oltre un terzo in strada, un dato che la colloca tra le città più esposte a livello nazionale.

All’estremo opposto si trovano realtà più piccole come Reggio Calabria, dove i senza dimora censiti sono appena 31. Ma il confronto tra città non racconta l’intero quadro. Il fenomeno, infatti, assume forme diverse a seconda del contesto urbano, della disponibilità di servizi e delle caratteristiche socio-economiche dei territori.

Uno degli elementi più rilevanti riguarda la distribuzione tra accoglienza e strada. Se da un lato le strutture riescono ad assorbire una parte consistente del bisogno, dall’altro resta una quota significativa di persone che vive stabilmente fuori dai circuiti assistenziali. Una condizione che espone a rischi sanitari, sociali e di sicurezza, e che evidenzia i limiti del sistema di accoglienza.

La composizione demografica offre ulteriori spunti. Le donne rappresentano una minoranza, sia nelle strutture sia tra chi vive in strada. Un dato che può essere letto in due direzioni: da un lato una maggiore protezione all’interno dei circuiti assistenziali, dall’altro una possibile invisibilità del fenomeno femminile, spesso meno intercettato dalle rilevazioni. L’età media conferma un quadro complesso.

La fascia più rappresentata è quella tra i 31 e i 60 anni, che supera il 60% tra gli ospiti delle strutture e arriva a oltre il 70% tra chi vive in strada. Una popolazione adulta, spesso segnata da percorsi di marginalità, perdita del lavoro, fragilità economiche o personali. Non mancano però i giovani.

Gli under 30 rappresentano oltre il 15% degli ospiti delle strutture, un dato che segnala come il disagio abitativo coinvolga anche le nuove generazioni. Allo stesso tempo, una quota significativa riguarda gli over 60, segno di una vulnerabilità che si estende anche alla terza età. Il dato complessivo, pari allo 0,11% della popolazione residente, può sembrare contenuto, ma non restituisce pienamente la complessità del fenomeno.

Come sottolinea l’Istat, tra i senza dimora rientrano anche persone non registrate all’anagrafe o residenti altrove, difficili da intercettare e spesso esclusi dalle statistiche ufficiali. È proprio questa dimensione sommersa a rappresentare una delle principali criticità.

La condizione di senza dimora non è sempre visibile e non si limita a chi dorme per strada. Include situazioni di precarietà abitativa, ospitalità temporanee, sistemazioni informali. Una zona grigia che sfugge ai censimenti ma che contribuisce ad ampliare il fenomeno. Il tema si inserisce in un contesto più ampio, segnato da crescente fragilità sociale.

L’aumento del costo della vita, la difficoltà di accesso alla casa, la precarietà lavorativa e le disuguaglianze economiche contribuiscono a spingere nuove persone verso condizioni di marginalità. Le città diventano così luoghi di concentrazione del disagio, ma anche spazi in cui si sperimentano risposte.

Dai dormitori ai servizi di supporto, fino ai progetti di inclusione sociale, le amministrazioni locali e il terzo settore cercano di costruire percorsi di uscita dalla condizione di senza dimora. Tuttavia, i numeri mostrano come il problema resti lontano da una soluzione strutturale. Il rischio è quello di una normalizzazione. Una presenza che diventa parte del paesaggio urbano, senza più suscitare attenzione o interventi adeguati.

La fotografia dell’Istat, invece, riporta il tema al centro. Oltre 10mila persone, in una sola notte, senza un luogo stabile dove vivere. Un dato che non è solo statistico, ma che racconta storie individuali, percorsi di vita interrotti e una fragilità che attraversa le città italiane. E che chiede risposte non solo emergenziali, ma strutturali.

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