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25 Marzo 2026 - 00:44
Iran sotto le bombe: Teheran e Isfahan colpite, Ghalibaf chiude agli USA mentre i civili fuggono
La sirena non si distingue, coperta dal ronzio dei droni. A guidare i soccorritori è l’odore del carburante bruciato, fino a un ammasso di lamiere nel nord-ovest di Teheran, dove un edificio annerito continua a fumare. Nei video girati con i telefoni si vedono finestre sfondate e persone che trascinano valigie tra i vetri. Il suono dominante è quello dei passi, passi che si allontanano. Tra la notte del 7 e del 9 marzo 2026, questa scena racconta meglio di qualsiasi dichiarazione l’evoluzione del conflitto: i bombardamenti hanno raggiunto la capitale iraniana. Mentre gli attacchi si intensificano su Teheran e Isfahan, il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha smentito contatti con gli Stati Uniti, parlando di notizie infondate e ribadendo che non ci saranno trattative sotto pressione.

Nelle stesse ore, secondo comunicati ufficiali e verifiche indipendenti, una nuova serie di raid ha colpito obiettivi militari nella capitale, tra cui un presunto quartier generale della Forza aerospaziale dei Pasdaran (Guardiani della Rivoluzione islamica, IRGC), centri di comando e infrastrutture logistiche. Le Forze di difesa israeliane (IDF) hanno indicato di aver preso di mira strutture decisionali e operative, diffondendo immagini raccolte dai propri sistemi di osservazione. In parallelo, a Isfahan sono stati segnalati attacchi contro aziende legate alla produzione di droni e missili, sistemi di difesa aerea e basi di supporto.
Dai quartieri occidentali di Teheran arrivano immagini ricorrenti: depositi di carburante in fiamme, colonne di fumo visibili a distanza dopo esplosioni ravvicinate. Materiale diffuso su circuiti professionali mostra grandi pennacchi levarsi sopra la città l’8 marzo. A Isfahan, dove si concentrano industria militare, basi aeree e infrastrutture sensibili, analisi indipendenti hanno rilevato danni a strutture riconducibili alla Forza aerospaziale dei Pasdaran, alla base aerea tattica numero 8 e a impianti collegati alla produzione di velivoli senza pilota.
Nel pieno degli attacchi, la posizione politica è stata chiarita da Ghalibaf, esponente di primo piano dell’area conservatrice. Ha escluso negoziati con Washington, sostenendo che non esistono canali aperti e che l’Iran non accetterà pressioni militari o nuove sanzioni come base per un dialogo. È una linea già espressa in passato, quando aveva parlato di trattative possibili solo in presenza di garanzie sulla rimozione delle sanzioni e su un contesto regionale meno vincolante. Il messaggio è rivolto sia all’interno sia all’esterno: il programma nucleare e missilistico non è sul tavolo mentre il Paese è sotto attacco.
Gli obiettivi colpiti comprendono siti della Forza aerospaziale dei Pasdaran, depositi di munizioni, radar e sistemi di difesa, oltre a centri di comando utilizzati anche per la sicurezza interna. Alcune segnalazioni indicano danni a strutture della Law Enforcement Command (LEC) e a basi della milizia Basij. L’intento dichiarato è ridurre la capacità di risposta e interrompere la catena di produzione di missili e droni. A Isfahan risultano colpiti impianti aeronautici e segmenti della filiera industriale, con danni visibili a hangar, magazzini e infrastrutture secondarie. L’estensione complessiva resta difficile da quantificare, ma la distribuzione degli attacchi indica un’azione coordinata.
Le conseguenze sui civili emergono dai filmati verificati da testate internazionali e centri di analisi. I soccorritori operano tra edifici residenziali danneggiati, scuole e infrastrutture di quartiere colpite dalle esplosioni. Si vedono famiglie che si allontanano con bagagli e bambini. In alcune zone si registrano incendi nei depositi e interruzioni dell’elettricità. Il numero delle vittime resta incerto: le stime diffuse da organizzazioni locali e fonti dell’opposizione sono contestate dalle autorità e non hanno conferme indipendenti. In un contesto urbano, la presenza di obiettivi militari aumenta il rischio per la popolazione.
A complicare il quadro c’è la difficoltà di verificare le informazioni. Video manipolati circolano sui social, mentre le interruzioni della rete limitano i riscontri. La verifica richiede incroci continui tra immagini, dati satellitari e fonti indipendenti. La circolazione di contenuti non attendibili alimenta confusione e sfiducia.
La provincia di Isfahan ha un valore strategico anche per il programma nucleare iraniano. Qui si trovano impianti di conversione dell’uranio e centri di ricerca. In precedenti fasi del conflitto, analisi indipendenti avevano segnalato danni a strutture di Natanz e Isfahan, con tempi di ripristino stimati in settimane o mesi. Gli organismi internazionali hanno riferito di non aver rilevato dispersioni radiologiche, ma hanno segnalato difficoltà nell’accesso agli impianti. In questi giorni, lavori di copertura e protezione delle strutture danneggiate sono stati interpretati come tentativi di mettere al riparo le attività dai satelliti.
La distribuzione degli attacchi indica una strategia che punta a indebolire i nodi essenziali del sistema militare e industriale iraniano: difese aeree, centri di comando, logistica ed energia. Colpire questi elementi riduce la capacità di risposta e incide sulla tenuta complessiva. Allo stesso tempo, l’estensione degli attacchi a infrastrutture energetiche apre una dimensione economica del conflitto, con possibili ripercussioni sui mercati e sui Paesi del Golfo.
Sul piano militare, la pressione sui sistemi di comando e sui radar rende più difficile una gestione centralizzata delle operazioni. Questo può spingere verso una maggiore autonomia delle unità sul terreno, ma con limiti legati alla logistica. Sul piano sociale, i bombardamenti stanno producendo spostamenti interni e un clima di incertezza. Molti cercano di proteggere le abitazioni o di lasciare le zone colpite. Le interruzioni delle comunicazioni e la propaganda rendono più difficile orientarsi.
La smentita di Ghalibaf sulle trattative con gli Stati Uniti ha un significato politico preciso. Serve a mostrare compattezza interna e a respingere l’idea di concessioni sotto attacco. Allo stesso tempo, non esclude che in futuro possano riaprirsi canali indiretti, se cambieranno le condizioni. Per ora, la linea resta quella del rifiuto.
Le informazioni disponibili indicano che a Teheran sono stati colpiti siti legati ai Pasdaran e ad altre strutture di sicurezza, mentre a Isfahan gli attacchi hanno riguardato la filiera di droni e missili e sistemi di difesa. I video mostrano danni anche in aree civili, soccorsi in corso e persone in fuga. Restano incerti i numeri delle vittime e l’entità precisa dei danni, in un contesto in continua evoluzione.
Tra incendi nella capitale e attacchi mirati contro strutture industriali, l’Iran attraversa una fase segnata da operazioni militari intense, pressione informativa e tensione sociale. In questo scenario, la posizione di Ghalibaf non è solo una dichiarazione politica, ma parte di una strategia per mantenere una linea coerente mentre gli attacchi mirano a indebolire capacità militari e percezione di controllo. Intanto, la guerra continua a incidere sulla vita quotidiana della popolazione, tra paura e incertezza.
Fonti: Forze di difesa israeliane (IDF), Pasdaran (IRGC), Majles iraniano, analisi OSINT, centri di ricerca indipendenti, organizzazioni non governative locali, agenzie internazionali di monitoraggio nucleare, testate giornalistiche internazionali.
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