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24 Marzo 2026 - 22:21
Nadia Conticelli
Il prolungamento della Linea 1 della metropolitana di Torino verso Cascine Vica, sulla carta una di quelle opere che dovrebbero cambiare il volto della mobilità dell’area ovest, rischia sempre più di trasformarsi in un romanzo a puntate. Di quelli lunghi, pieni di colpi di scena, ma con il finale ancora tutto da scrivere. E, come spesso accade, mentre i cittadini aspettano il metrò, la politica si rimpalla responsabilità e rassicurazioni.
A riaccendere i riflettori è la consigliera regionale del Partito Democratico Nadia Conticelli. Ha presentato un’interrogazione urgente chiedendo conto dello stato dei lavori e, soprattutto, del rischio – tutt’altro che remoto – che il cantiere possa rallentare o addirittura fermarsi. Una preoccupazione che nasce da un dato preciso: la situazione finanziaria della società capofila dei lavori, Italiana Costruzioni Infrastrutture S.p.A., che secondo quanto riportato avrebbe rinunciato alla procedura di concordato preventivo avviata nel 2025, perdendo così le tutele nei confronti dei creditori e riaprendo scenari tutt’altro che rassicuranti.
Tradotto: se i conti non tornano, i lavori rischiano di pagare il conto.
E qui entra in scena la Regione Piemonte, che secondo Conticelli avrebbe risposto all’interrogazione con un atteggiamento più da spettatore che da protagonista. Una risposta che, nella sostanza, conferma che “si segue con attenzione” e che “i lavori proseguono”, formula ormai classica da comunicato istituzionale, buona per tutte le stagioni e per tutte le opere pubbliche in bilico.
Nel dettaglio, l’Assessorato fa sapere che il cantiere va avanti nonostante le criticità della società capofila, che il deposito treni e l’ampliamento dell’officina sono in fase di ultimazione e che i lavori dei lotti principali procedono sotto il supporto diretto di Infra.To. Tutto bene, quindi? Non proprio.
Perché se è vero che le ruspe non si sono fermate, è altrettanto vero che il quadro resta appeso a un equilibrio delicatissimo. Basta un passo falso – o una crisi più profonda dell’impresa – per trasformare un rallentamento in uno stop vero e proprio. E a quel punto il problema non sarebbe solo “quando finiranno i lavori”, ma “quanto costerà finirli”. Perché, come ricorda la stessa interrogazione, un eventuale cambio di appaltatore o una riorganizzazione del cantiere, nell’attuale contesto di aumento dei costi energetici e delle materie prime, rischierebbe di far lievitare in modo significativo il conto finale.
Insomma, il rischio è quello già visto troppe volte: cantieri che vanno avanti a fatica, tempi che si allungano, costi che aumentano e cittadini che nel frattempo si arrangiano tra traffico, deviazioni e disagi quotidiani.
E proprio i disagi non sono un dettaglio. Durante un sopralluogo al cantiere della stazione Collegno Centro, la Commissione Trasporti regionale ha toccato con mano gli effetti concreti del protrarsi dei lavori: viabilità complicata, attività penalizzate, residenti sempre più esasperati. Il tutto per un’opera che, è bene ricordarlo, è interamente finanziata con fondi pubblici. E quindi, in teoria, sotto il controllo pieno delle istituzioni.
È qui che la critica politica si fa più netta. Per Conticelli, la Regione non può limitarsi a osservare il dialogo tra Governo, stazione appaltante e enti locali come se fosse una partita vista dalla tribuna. Perché la Regione, in questa storia, non è un commentatore: è uno dei giocatori principali, con competenze dirette sulla programmazione del trasporto pubblico e sulle infrastrutture strategiche.
Da qui la richiesta – neanche troppo velata – di un cambio di passo. Non bastano più le interlocuzioni, i monitoraggi e le rassicurazioni di rito: servono iniziative concrete per garantire la continuità dei lavori e, soprattutto, la certezza delle risorse necessarie per portarli a termine. Anche perché, se il rischio è quello di fermarsi a metà, il danno sarebbe doppio: per il territorio, che resterebbe con un’opera incompiuta, e per le finanze pubbliche, che avrebbero già investito milioni senza ottenere il risultato promesso.
Nel frattempo, il cantiere va avanti. O almeno, ufficialmente, va avanti. Ma la sensazione è quella di una corsa contro il tempo – e contro i conti – in cui ogni giorno guadagnato non è una vittoria, ma semplicemente un rinvio del problema.
E così, mentre si attendono risposte più sostanziose e meno burocratiche, il prolungamento della metro verso Rivoli resta sospeso tra due narrazioni: quella istituzionale, fatta di avanzamenti e monitoraggi, e quella reale, fatta di incognite, ritardi e timori. In mezzo, come sempre, i cittadini. Che della metropolitana vedono ancora soprattutto i cantieri. E che, più che le rassicurazioni, aspettano i treni.
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