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Referendum: nelle vallate dell'Alto Canavese trionfa il "Sì". Ma non è una sorpresa

Percentuali bulgare nei centri montani. Il "Sì" prevale anche nelle cittadine di fondovalle

Referendum: nelle vallate dell'Alto Canavese trionfa il "Sì". Ma non è una sorpresa

In controtendenza con l’esito nazionale del Referendum sulla Riforma della Magistratura, nell’Alto Canavese è stata netta  e spesso nettissima la prevalenza del . Ha stravinto in tutti i comuni delle Valli Orco e Soana, in tre su cinque della Valle Sacra ed anche in quelli di fondovalle, con un distacco meno abissale ma sempre marcato.

In Valle Soana le percentuali sono quasi bulgare: Ronco detiene il record con il 72,82%, seguita a ruota da Valprato ed Ingria. Ceresole in Valle Orco ha il 70,21% ma vantano un bel primato anche Locana (nella medesima vallata) e Frassinetto (entrambe col 67% e rotti). Ribordone esibisce un risultato tondo: 60 Sì contro 40 No. Nei territori dell’ex-Comunità Montana Valli Orco e Soana non esistono eccezioni: a Sparone si sono avuti il 59,10% di Sì ed il 40,90 di No; Noasca è a 56 contro 43. Persino ad Alpette, dove da sempre i valori della Costituzione vengono esaltati e coltivati, non c’è stata storia: 58,22 contro il 41,78.

Più articolata la situazione in Valle Sacra. Il ha trionfato a Castelnuovo Nigra e Borgiallo (rispettivamente con il 62,63% e con il 59,30) mentre a Colleretto Castelnuovo e Cintano è avvenuto il contrario: i No sono stati il 58,92% nel primo e il 62,18 nel secondo. Solo a Chiesanuova si è registrato un distacco meno imponente: 3 punti in più in favore della legge di riforma. Interessante rilevare come nelle località sedi di un Centro Rifugiati (Borgiallo, Chiesanuova, Colleretto) gli elettori abbiano votato in tre maniere diverse.

Nelle cittadine di fondovalle come Cuorgnè e Castellamonte la vittoria del è stata meno straripante ma sempre consistente: quasi il 53% contro poco più del 47.

Il risultato delle località montane canavesane non sorprende visto che il centrodestra fa man bassa di voti in tutte le consultazioni elettorali con un radicamento che non aveva avuto nemmeno la Democrazia Cristiana ai tempi della Prima Repubblica: è facile presumere che a spingere tanto in alto l’asticella non sia stato il quesito in sé e per sé ma la fedeltà ad uno schieramento. E’ successo qui come in buona parte della Città Metropolitana di Torino. Quelle che risultano in controtendenza sono Cuorgnè e Castellamonte: nelle altre aree le cittadine di dimensioni analoghe hanno visto una prevalenza del No, così come  nel capoluogo e nella sua cintura industriale, ad Ivrea, in parte dell’eporediese,  a  Rivarolo (sia pure con pochissimo distacco).

Per chi conosce il territorio non è però una sorpresa: i tempi dell’entusiasmo per le grandi battaglie civili sono lontani anche dove la maggioranza che governa il Comune è vicina al centrosinistra. A Castellamonte si tornerà alle urne fra due mesi per il rinnovo del consiglio comunale e viene da chiedersi se questo voto serva anche ad indicare il gradimento nei confronti dell’amministrazione: probabilmente no visto che la lista di Mazza viene data per vincente. Quel che è certo è che solo in una sezione ha vinto il No: la N.4 . Nelle altre si oscilla fra un a poco più del 50 % ed il quasi 70% della sezione N. 9.

A Cuorgnè i distacchi sono in genere un po’ meno vistosi, con l’eccezione delle sezioni N.2  e N.8, dove i hanno superato il 60%. D’altra parte il Seggio 8 è quello della Frazione Salto, dove l’interesse per i valori della Costituzione è scarso e molto sviluppato il particolarismo isolazionista. Ha invece vinto il No con uno scarto di 13 punti (56,45 contro 43,55) nella sezione 11, che è considerata un po’ il contraltare di Salto: lì votano gli abitanti delle case popolari costruite negli Anni Settanta. Anche nella Sezione 1 – quella del centro città, tradizionalmente caratterizzata da un elettorato attento all’impegno civile – e nella N. 5 il No ha prevalso.

A Pont, infine, è stata netta l’affermazione del No nel Seggio N. 4, quello di Oltresoana, un tempo la “frazione rossa” (53,71% contro il 46,29)  mentre nelle altre tre sezioni il ha vinto con percentuali comprese fra il 51 ed il 57%.  

Alla luce dei risultati nell’Alto Canavese, è facile ora comprendere perché, fra i paladini del No, speranza e timore si dividessero il campo quasi in parti uguali. Chi seguiva Ia campagna elettorale con l’attenzione rivolta alle vicende nazionali tendeva all’ottimismo; chi si confrontava quotidianamente con gli abitanti della zona vedeva le cose in modo pessimistico. Hanno avuto ragione i primi…

E’ vero che i Comuni in cui il ha vinto sono più numerosi ma un conto è il 70% di consensi in una località con 200 residenti; altra cosa il 70% in una città dove gli elettori sono  20 o 30.000 o addirittura centinaia di migliaia come a Torino!

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