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A forza di mandarlo a quel paese Riboldi è finito in Uzbekistan

Missione all’estero per l’assessore alla Sanità piemontese: tra contatti istituzionali e carenza di personale, il viaggio in Asia centrale dice più di quanto sembri

A forza di mandarlo a quel paese Riboldi è finito in Uzbekistan

Federico Riboldi in Uzbekistan

C’è chi lo manda tutti i giorni a quel paese e lui, l’assessore regionale Federico Riboldi, è finito in Uzbekistan.

Non è una battuta, è proprio lì.

La cosa non è stata raccontata subito, il che di solito significa che qualcuno sperava passasse inosservata. Non è andata così.

Riboldi si occupa di sanità. E in Piemonte, come altrove, il personale sanitario manca. Molto. Da tempo si cercano soluzioni fuori dai confini: prima l’Albania, con più annunci che risultati.

Adesso si guarda più lontano. L’Uzbekistan, appunto.

Uzbekistan

Per quel che se ne sa, l’assessore non è partito da solo, ma dentro una missione di governo organizzata per affrontare un problema ormai evidente: in Italia mancano lavoratori, non solo infermieri. E quando non li trovi, vai a cercarli dove ci sono.

Il viaggio, peraltro, non nasce dal nulla. A metà febbraio, a Roma, durante un forum tra Italia e Uzbekistan su università e ricerca, c’erano anche lui e l’assessore regionale Maurizio Marrone. In quell’occasione hanno incontrato rappresentanti del sistema educativo e sanitario uzbeko. Chiamiamoli: primi contatti.

Adesso si prova a capire se quei contatti possono diventare qualcosa di concreto. Non è semplice: ci sono titoli da riconoscere, procedure da costruire, tempi lunghi.

Ma il punto è un altro. Quando mandi un assessore alla Sanità in Uzbekistan, non è che lo stai mandando a quel paese. È che, a forza di mandarcelo, qualcuno ha deciso di verificare com’è davvero.

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