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23 Marzo 2026 - 15:04
Clima e futuro dei boschi: il Piemonte crea la “banca del DNA” per salvare le foreste
Non basta più piantare alberi. Oggi, per salvare le foreste, bisogna scegliere quelli giusti. È da questa consapevolezza che nasce uno dei progetti più strategici della Regione Piemonte: una vera e propria “banca del DNA” forestale, fatta di semi selezionati, popolamenti controllati e patrimonio genetico da preservare. Un sistema complesso, aggiornato nei giorni scorsi, che punta a garantire la sopravvivenza dei boschi in un’epoca segnata dal cambiamento climatico.
Con l’approvazione del nuovo Registro regionale dei materiali di base per la vivaistica forestale, il Piemonte rafforza una rete costruita negli anni e oggi più che mai centrale. Non si tratta di un semplice elenco tecnico, ma di una mappa che individua 142 popolamenti da seme, veri e propri serbatoi naturali da cui raccogliere materiale genetico di alta qualità, capace di adattarsi alle condizioni ambientali locali.
Dietro questa scelta c’è un principio chiave: la variabilità genetica. In un contesto in cui temperature, precipitazioni e condizioni ambientali cambiano rapidamente, la capacità di adattamento delle piante diventa determinante. Un albero nato da semi locali ha molte più possibilità di resistere rispetto a uno proveniente da contesti diversi.
È qui che il progetto assume una dimensione strategica. Non solo conservazione, ma pianificazione del futuro. “I boschi da seme sono i pilastri della biodiversità forestale piemontese”, sottolinea l’assessore alla Montagna e alle Foreste Marco Gallo, evidenziando come la valorizzazione delle risorse genetiche locali rappresenti una risposta concreta alle sfide ambientali.
Il sistema, avviato già negli anni Novanta in collaborazione con IPLA, oggi raggiunge numeri significativi. Il Registro conta 368 materiali di base, tra specie arboree e arbustive, e include non solo boschi naturali selezionati, ma anche arboreti e cloni. Tra questi, spiccano 75 cloni di pioppo, eccellenza della pioppicoltura piemontese, e 9 arboreti da seme, strutture dedicate alla produzione controllata.
Uno degli elementi più rilevanti dell’aggiornamento riguarda il salto di qualità della filiera: 16 materiali sono stati elevati alla categoria di “Selezionato”, riconoscimento che certifica un livello superiore di qualità genetica. Un passaggio che non è solo simbolico, ma che incide direttamente sulla produzione vivaistica e sulla qualità dei rimboschimenti.
Il cuore del sistema è la tracciabilità. Secondo le direttive europee, ogni pianta forestale deve essere accompagnata da informazioni precise sulla sua origine. Questo significa che ogni seme raccolto, ogni piantina coltivata, può essere ricondotta al suo contesto di provenienza. Un aspetto fondamentale per garantire che le nuove foreste siano coerenti con il territorio in cui vengono inserite.
La differenza, infatti, è sostanziale. Un seme raccolto in una valle alpina porta con sé caratteristiche genetiche che lo rendono adatto a quel contesto specifico: resistenza al freddo, adattamento al suolo, capacità di reagire a determinate condizioni climatiche. Trasferirlo in un ambiente simile aumenta le probabilità di successo.
Questo approccio cambia radicalmente il modo di concepire il rimboschimento. Non più interventi standardizzati, ma operazioni mirate, costruite sulla base delle caratteristiche genetiche delle piante. Un passaggio che richiede competenze, strumenti e una visione di lungo periodo.

Non solo montagne. Il progetto guarda anche alle città. Le nuove foreste urbane, sempre più importanti per contrastare il caldo e migliorare la qualità dell’aria, devono anch’esse partire da materiali di qualità. “Per creare nuove foreste urbane che aiutino a rinfrescare le nostre città, è fondamentale partire da materiali di base adeguati”, sottolinea Gallo.
Il tema si intreccia con quello della sostenibilità e della vivibilità urbana. Gli alberi non sono solo elementi decorativi, ma infrastrutture verdi capaci di ridurre le temperature, assorbire CO₂ e migliorare il benessere dei cittadini.
A sostenere questo sistema intervengono anche le politiche europee. Attraverso il CSR 2023-2027, la Regione Piemonte finanzia la gestione dei popolamenti da seme, supportando interventi mirati per preservare e incrementare la produzione di frutti e semi.
Un investimento che riconosce il valore strategico delle foreste, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico. La filiera vivaistica, infatti, rappresenta un settore importante, in grado di generare occupazione e innovazione.
Ma c’è anche un altro elemento, meno visibile ma altrettanto significativo: la partecipazione. La localizzazione dei boschi da seme e le informazioni tecniche sono consultabili pubblicamente attraverso il Sistema di Conoscenze Ambientali della Regione. Un modo per rendere accessibile un patrimonio che appartiene a tutti e per coinvolgere cittadini e proprietari forestali nella sua tutela.
In questo senso, la “banca del DNA” delle foreste piemontesi non è un progetto chiuso, ma un sistema aperto, che richiede collaborazione e consapevolezza. Il cambiamento climatico impone scelte nuove. Non basta più intervenire dopo i danni, ma è necessario anticipare, pianificare, costruire resilienza. Il Piemonte, con questo aggiornamento, prova a farlo partendo dalle basi: i semi.
Perché è lì, in quelle piccole unità di vita, che si gioca il futuro delle foreste.
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