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23 Marzo 2026 - 00:27
Alberto Valle di Pont Canavese
Fra pochi giorni partirà una capsula spaziale contenente, al suo interno, una targhetta dedicata ad un pontese. Si tratta di Alberto Valle, ingegnere aeronautico della Thales Alenia Space, deceduto poco meno di sette anni fa per un infarto ad appena 53 anni.
La data fissata è quella del 1 aprile… ma non si tratta di uno scherzo. È una notizia vera, che si affianca a quella riguardante la presenza a Pont, pochi giorni prima del lancio, dell’astronauta Umberto Guidoni.
Ma chi era Alberto Valle? Viveva da anni ad Alice Castello, dopo il matrimonio con Marcella Salussolia, ma aveva sempre mantenuto stretti legami con il paese in cui era nato e cresciuto.
La sorella Enrica, assessore alla Cultura di Pont, legatissima a lui, lo ricorda prima di tutto come “una persona profondamente buona, generosa e sempre disponibile. Aveva una naturale inclinazione ad aiutare gli altri, senza mai mettersi in primo piano. Aveva sei anni meno di me e, all’inizio, era un po’ il mio “bambolotto”: lo accudivo, lo portavo con me. Poi crescendo è diventato parte della mia vita in un modo diverso: ha iniziato a venire con me e con i miei amici nei nostri viaggi da ventenni, quelli fatti con pochi soldi ma tanta voglia di vivere. Era la nostra mascotte, sempre pronto, sempre entusiasta. Gli ho organizzato tante feste di compleanno negli anni… e in un certo senso continuo a farlo ancora oggi. Perché adesso sto preparando quella che sarebbe stata la sua festa dei sessant’anni, il prossimo 21 aprile. È un modo per sentirlo ancora vicino”.
Nella vita privata come in quella lavorativa “era brillante ma anche molto concreto, con un forte senso del dovere. Lo dimostra il suo impegno come alpino e la scelta di mettersi al servizio della comunità, arrivando a candidarsi come sindaco qui a Pont. Per lui il legame con il territorio era fondamentale. E questa sua presenza è rimasta sempre la stessa nel tempo. Nella mia vita, e in quella di tanti, quando c’era bisogno, lui c’era. Che fosse per un consiglio, un problema da risolvere, o semplicemente per esserci… Alberto c’era sempre. Allo stesso tempo aveva questo sguardo rivolto lontano. C’è un ricordo per me molto significativo: da piccolo nostro padre lo imboccava facendo “volare” il cucchiaio come un aeroplanino. È un’immagine che oggi fa sorridere, ma che sembra quasi anticipare quello che sarebbe diventato.
Anche nel lavoro era così: capace di contribuire a progetti straordinari, come la costruzione della Stazione Spaziale Internazionale, ma senza mai perdere la semplicità. Ricordo che, in uno dei suoi primi lavori, chiese a nostro padre di andare a comprare dei bulloni nella ferramenta di Pont. Questo dice molto di lui: anche dentro un progetto globale, restava profondamente legato alle sue radici. Credo che il messaggio più importante che lascia sia proprio questo: si può arrivare lontano, anche fino allo spazio, senza mai perdere l’umanità, le relazioni e il senso di responsabilità verso gli altri. Nella vita di tutti noi lui c’era sempre: quando serviva, era lì.
Oggi mi piace pensare che continui a esserci così, in un altro modo… come qualcosa che orbita intorno a noi e non ci lascia mai davvero
Alberto per me oggi è questo: la prova che si può partire da un piccolo paese e arrivare fino alle stelle, senza mai smettere di essere una persona buona. Un po’ come quella targhetta che viaggerà nello spazio: continua a orbitare nelle nostre vite, ricordandoci chi era e cosa ci ha insegnato”.
Se Enrica Valle ha tracciato un ritratto di suo fratello come uomo, la moglie di Alberto, Marcella Salussolia, ci può parlare del suo lavoro con grande competenza, visto che anche lei è laureata in Ingegneria aeronautica e lavora da 30 anni alla Thales Alenia Space. Il suo ruolo attuale è quello di Program Manager di Lunar International Habitat (o Lunar I-Hab).
Cos’è esattamente Orion?
Orion (o Multi-Purpose Crew Vehicle - MPCV) è una capsula spaziale di nuova generazione sviluppata della NASA in collaborazione con l'Agenzia Spaziale Europea (ESA). E’ composta dal Crew module, che ospiterà 4, massimo 6 astronauti, dal Sistema di Launch Abort, e dallo European Service Module (ESM) sviluppato dall’ESA: questo è il "cuore" della navetta, che fornisce energia elettrica, propulsione, termoregolazione e supporto vitale (acqua e aria) al modulo dell'equipaggio.
Perché Orion è tanto importante?
La sua importanza risiede nel fatto che è una parte fondamentale del programma Artemis, che ha come primo obbiettivo quello di riportare gli astronauti sulla Luna e a stabilirvi una presenza permanente. Il Programma Artemis ha la missione “Moon to Mars” : la Luna è lo step intermedio imprescindibile per prepararsi alla destinazione Marte. Orion è anche importante perché è il primo veicolo dopo l’Apollo ad essere progettato per trasportare esseri umani nello spazio profondo, oltre l’orbita bassa terrestre: Luna e Marte.
Qual è il ruolo di Thales Alenia Space in questo progetto?
Ha un ruolo fondamentale per l’European Service Module: fornisce le strutture, la protezione micro-meteoritica, il controllo termico ed il sistema di stoccaggio dei consumabili (aria e acqua). Orion è progettata per garantire la sicurezza degli astronauti anche nelle missioni più lunghe e lontane, resistere a condizioni estreme, e utilizza tecnologie avanzate per navigazione, supporto vitale e comunicazione.
Quale ruolo aveva avuto Alberto nella realizzazione del Progetto Orion?
Ha svolto l’ importante ruolo di Production Manager nel Progetto Orion MPCV – European Service Module in Thales Alenia Space . Il Production Manager è la figura chiave che dirige, coordina e supervisiona l’intero processo di produzione del modulo: è il regista che trasforma la progettazione del modulo europeo in un prodotto reale.
Quando partirà la prossima missione?
Dopo vari voli di collaudo, il primo volo di Orion MPCV verso la Luna è avvenuto nel Novembre 2022 con la missione Artemis I. La prossima missione sarà Artemis II, il cui lancio è previsto il 1 Aprile 2026, con una finestra di lancio di qualche giorno. Questa sarà la prima missione di Orion con l’equipaggio, e sarà il primo volo umano oltre l’orbita terrestre bassa dopo la conclusione del Programma Apollo. In questa missione la capsula, spinta da modulo di servizio ESM, si inserirà su una traiettoria verso la luna ed effettuerà un sorvolo lunare. La capsula verrà lanciata a bordo del lanciatore NASA Space Launch System (SLS) dal Kennedy Space Center. Dopo il sorvolo lunare, Orion rientrerà in atmosfera terrestre per ammarare nell’Oceano Pacifico al largo della California.
Quali altri importanti progetti avevano visto il coinvolgimento di Alberto?
La carriera di Alberto è stata indissolubilmente legata all’esplorazione dello Spazio. Il suo contributo è iniziato con la StazioneSpaziale Internazionale: è stato responsabile delle attività di ingegneria logistica dei moduli MPLM (Multi-Purpose Logistics Module), pilastri per il rifornimento degli astronauti in orbita nell’era dello Space Shuttle. In logica continuità con i programmi di sviluppo, ha contribuito in modo significativo alla definizione del Programma di supporto alle Operazioni degli elementi ESA della Stazione Spaziale Internazionale (tutte le attività di terra svolte per supportare quanto si svolge quotidianamente in orbita). In parallelo alla sua attività sui progetti, ha anche gestito come responsabile il dipartimento di Ingegneria Logistica, e poi ha coperto importanti ruoli di responsabilità nel Centro di Competenza Produzione e Tecnologie di Thales Alenia Space. In area produttiva, oltre ad ESM , ricordo che ha svolto il ruolo di Project Manager per alcune importanti forniture come le fuel tanks dei lanciatori Delta II.
Come viveva la sua esperienza lavorativa in un settore tanto particolare?
Alberto portava nel lavoro il suo modo di essere: una combinazione di umiltà e senso di responsabilità. Era ben consapevole che da quel lavoro dipendeva anche la sicurezza degli astronauti e il successo delle missioni. Amava ciò che faceva, e lo portava avanti nel quotidiano con affidabilità e dedizione. Era pragmatico, concreto e diretto, con i piedi sempre ben “piantati a terra” e con lo sguardo alle stelle. Aveva la grande capacità di saper cooperare e far collaborare aree diverse: che si trovasse a discutere con un tecnico di un’officina sul territorio o con un dirigente NASA, il suo approccio non cambiava: sapeva perfettamente che programmi così complessi non sono mai il successo di un singolo ma il risultato di un immenso lavoro di squadra. Ma Alberto era molto di più: era un punto di riferimento umano. La dedica sulla targa, “be our pillar” racchiude esattamente la sua essenza: era una persona su cui tutti potevano contare. Questa capacità di ispirare fiducia non si fermava all’interno dell’azienda. Sapeva tessere relazioni autentiche con chiunque collaborasse: fossero colleghi di altre industrie o le sue controparti dell’Agenzia Spaziale Europea o della NASA. La conferma più dolorosa, ma molto toccante, della sua eredità è arrivata quando ci ha lasciati: ho ricevuto innumerevoli messaggi di affetto e partecipazione da mezzo mondo. Aveva costruito legami che hanno attraversato i continenti.
Capita spesso che una persona venga ricordata con una targhetta mandata nello spazio?
No, affatto. Non è una pratica comune. Oggi, per rendere omaggio ai team che hanno partecipato ad un progetto, si inseriscono microchip che contengono migliaia di nomi incisi al laser. In passato si usavano targhe collettive da inviare sui moduli o satelliti. Ma quanto accaduto per Alberto è qualcosa di più raro e personale Avere una targa dedicata esclusivamente a lui è un tributo eccezionale che i suoi colleghi hanno voluto rendergli. È un onore profondamente significativo, soprattutto se pensiamo che nell'ingegneria spaziale ogni grammo è prezioso e la riduzione della massa è una regola ferrea. Aggiungere anche solo una piccola placca metallica richiede autorizzazioni di NASA ed ESA. Non è una procedura standard, ma un’eccezione concessa solo a chi ha lasciato un segno profondo. Quella targa, con la splendida dedica 'Be our pillar from the stars as you were on the earth', è il modo in cui i suoi colleghi dicono: 'questo modulo vola anche grazie ad Alberto’.
Quali emozioni ti suscita?
E’ molto commovente. Sapere che i suoi colleghi si sono impegnati per ottenere questo riconoscimento mi conferma quanto Alberto fosse una presenza importante, capace di lasciare un‘impronta umana oltre che professionale. Mi dice anche che il legame tra Alberto e lo spazio non si è interrotto. Ed è anche poetico: il suo nome non è rimasto sulla Terra ma viaggerà a bordo del Modulo di Servizio della navetta Orion. Mentre noi guardiamo verso il futuro dell’esplorazione lunare, Alberto sarà già lì, nel silenzio dello Spazio, e ad orbitare attorno alla Luna e a continuare a fare da pilastro dalle stelle, come ha fatto per tutta la vita per chi gli è stato accanto.
Rispetto alle altre sedi italiane della Thales Alenia Space, quali sono le specificità di quella torinese?
Si distingue per la leadership nell’esplorazione umana e robotica dello Spazio e per il ruolo di primo piano nei programmi scientifici europei. Torino è la sede di riferimento a livello mondiale per la progettazione, sviluppo, integrazione e test di moduli pressurizzati destinati a Stazioni Spaziali, veicoli abitati e cargo. Nei suoi stabilimenti sono stati realizzati la maggior parte dei moduli abitativi per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), come Node 2 (Harmony), Node 3 (Tranquility), la parte termomeccanica di Columbus e PMM Leonardo. Oggi è a Torino che vengono progettati i moduli abitati della Stazione Lunar Gateway. Ed è un polo avanzato per lo sviluppo di veicoli e sistemi dedicati all’esplorazione robotica planetaria, come il programma Exomars, uno dei più avanzati tentativi dell’Europa di cercare vita su Marte e di approfondirne la conoscenza. Thales Alenia Space- Torino è anche responsabile dei veicoli cargo Cygnus, atti al rifornimento della Stazione Spaziale Internazionale. Ed è coinvolta nell’evoluzione di nuovi sistemi di trasporto orbitale, lander e veicoli cargo riutilizzabili. Dal punto di vista di capability industriali, Torino è un centro di eccellenza per l’utilizzo industriale del Friction Stir Welding e ospita camere pulite e laboratori all’avanguardia per integrazione e test di moduli grandi e complessi.
Qual è il rapporto fra quest’azienda e il territorio e quali sono le ricadute sull’indotto nel torinese ed eventualmente nel Canavese?
Thales Alenia Space ha un rapporto molto stretto con il territorio e genera significative ricadute sia in città che nell’area più ampia del Piemonte. Torino è, a tutti gli effetti, una delle capitali mondiali dello spazio: basti pensare che oltre il 40% del volume abitabile della Stazione Spaziale Internazionale è stato costruito proprio qui. L’azienda si avvale di una vasta rete di fornitori e subfornitori torinesi e piemontesi, molti dei quali specializzati in meccanica di precisione, lavorazioni meccaniche di grandi dimensioni, elettronica, materiali innovativi, tests, controlli di qualità. Queste aziende locali forniscono componenti, materiali, servizi e lavorazioni specialistiche, contribuendo in modo diretto alla realizzazione dei grandi programmi spaziali. Dietro ai grandi progetti internazionali, c’è il lavoro di artigiani e tecnici sul territorio. La presenza di Thales Alenia Space contribuisce fortemente alla competitività e alla crescita del territorio, favorendo lo sviluppo di know-how locale e l'acquisizione di nuove tecnologie da parte delle PMI piemontesi.
Come mai Torino ha un ruolo così importante nel settore aerospaziale?
In Piemonte vi è una concentrazione storica di aziende meccaniche e high-tech legate all’aerospazio; molte di esse lavorano come fornitori o partner di Thales Alenia Space, ottenendo commesse rilevanti e possibilità di crescita anche su mercati internazionali. Inoltre, Thales Alenia Space collabora attivamente con il Politecnico di Torino, il mondo accademico piemontese e i centri di ricerca, sostenendo progetti di ricerca, tesi, tirocini, formazione di capitale umano altamente qualificato e scambio di know-how. L’azienda partecipa a poli di innovazione, distretti tecnologici regionali e cluster spaziali, promuovendo la crescita di nuove realtà imprenditoriali e start-up del settore spazio. Oltre al personale diretto impiegato negli stabilimenti, i programmi gestiti a Torino generano molti posti di lavoro indiretti presso le imprese dell’indotto. Le tecnologie e i processi sviluppati per il settore spazio si riverberano su altri settori produttivi locali, promuovendo spin-off, brevetti e applicazioni industriali anche in ambiti diversi. Questo settore non crea quindi solo oggetti per lo Spazio, ma genera conoscenza e alta formazione che restano sul territorio.
A tuo parere, un settore come questo può rappresentare uno sbocco lavorativo per i giovani?
Assolutamente sì. Siamo entrati in quella che molti definiscono la 'New Space Economy'. Lo spazio non è più solo esplorazione scientifica, ma un pilastro dell'economia globale che tocca le telecomunicazioni, il monitoraggio del clima, la medicina e i nuovi materiali. Non servono solo ingegneri aerospaziali: il settore ha bisogno di ingegneria nei vari campi (elettronica, nucleare per lo studio delle radiazioni, scienza dei materiali ), informatici ed esperti di cyber-security, esperti di logistica, medici, legali spaziali e analisti di dati, esperti di comunicazione, fisici, biologi, chimici, botanici ,… È un ambito dove il merito e la precisione sono fondamentali. Lavorare nello spazio richiede quella combinazione di passione e pragmatismo che Alberto incarnava perfettamente. Ai giovani direi che questo settore offre la possibilità rara di vedere il frutto del proprio impegno, letteralmente 'alzarsi in volo'.
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