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Ivrea in Azione

Pomicino e Bossi, due stili opposti della politica italiana

Dalla mediazione di Cirino Pomicino alla leadership diretta di Umberto Bossi: percorsi diversi tra consenso, linguaggio e gestione del potere

Pomicino e Bossi, due stili opposti della politica italiana

Paolo Cirino Pomicino e Umberto Bossi: due volti della stessa stagione politica italiana, ma così diversi da sembrare usciti da scuole opposte. Da una parte, la pratica della mediazione, esercitata con continuità nei luoghi istituzionali, dall’altro, una politica più istintiva e muscolare, fatta di piazze, slogan, rituali e contrapposizioni nette. Due linguaggi, due pubblici, due modi di interpretare il consenso.

Cirino Pomicino, protagonista di anni complessi, ha attraversato passaggi difficili mantenendo una cifra riconoscibile, una certa eleganza di tono, una distanza ironica, la capacità di restare dentro il gioco senza mai smarrire del tutto la forma. Piaccia o meno, ha rappresentato una politica che cercava di comporre, di tenere insieme, anche quando le crepe erano evidenti.

Cirino Pomicino

Bossi, invece, ha costruito la propria forza su un’energia diversa, più diretta, più ruvida, divisiva, spesso volutamente sopra le righe. Il suo rapporto con la base è stato immediato, quasi corporeo, bastava un ampolla per smuovere i suoi fedeli e proprio per questo anche le sue fragilità sono apparse più esposte.

Col tempo, quell’irruenza che lo aveva reso riconoscibile si è trasformata, a tratti, in una caricatura di sé stessa, la voce che si incrina ma non rinuncia al comizio, il leader che resta simbolo anche quando il simbolo fatica a reggersi in piedi. Non è solo una differenza di stile, ma di visione, da una parte il tentativo ( talvolta riuscito, talvolta no ), di costruire sintesi.

Dall’altra una narrazione che ha fatto della divisione una leva politica, con risultati alterni e conseguenze non sempre governabili. Alla fine, più che contrapporli, queste due figure raccontano i limiti di entrambe le strade, quella che media fino a perdere incisività e quella che alza i toni fino a logorarsi.

E nel mezzo resta una lezione implicita: il potere, comunque lo si interpreti, tende sempre a chiedere un conto e raramente concede sconti. E territori come Ivrea, nel loro piccolo, finiscono per raccontarlo meglio di molte analisi nazionali.Ciao!!

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