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Esteri
18 Marzo 2026 - 02:07
Peter Thiel.
All’imbocco di via di Monte Giordano, il portone seicentesco si è aperto quel tanto che basta per far entrare pochi invitati. Cellulari consegnati, identità verificate, silenzio imposto. Nelle sale affrescate di Palazzo Taverna si è svolto, dal 15 al 18 marzo 2026, un ciclo di incontri dal titolo netto: “L’Anticristo biblico”. A guidarlo è stato Peter Thiel, fondatore di PayPal e azionista di riferimento di Palantir, finanziatore della destra statunitense e vicino al vicepresidente degli Stati Uniti J. D. Vance. A Roma, però, il suo itinerario di conferenze ha trovato un clima freddo: assenza di sostegno politico e irritazione esplicita del Vaticano. La domenica di apertura, il Papa ha lanciato un messaggio che ha fatto da sfondo all’intera vicenda: «Dio non può essere reclutato dalle tenebre».
L’incontro è stato organizzato con un livello di riservatezza elevato. Nei giorni precedenti si è diffusa l’ipotesi che la sede potesse essere l’Angelicum (Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino). L’università ha smentito con una nota ufficiale, chiarendo di non avere alcun ruolo nell’iniziativa. Dietro l’organizzazione, secondo fonti concordanti, c’è l’Associazione culturale Vincenzo Gioberti, realtà che si richiama a posizioni cattoliche conservatrici e che nel proprio manifesto propone il ritorno del cattolicesimo come riferimento identitario nazionale. Questo legame ha contribuito a dare all’evento una dimensione politica.
Il contesto non ha favorito visibilità. A Roma, negli stessi giorni, il dibattito pubblico è stato dominato da questioni interne e dalle tensioni internazionali, in particolare in Medio Oriente. All’ingresso di Palazzo Taverna si sono visti esponenti di secondo piano di Fratelli d’Italia e Lega, ma nessun dirigente di primo livello. Una scelta che ha indicato la volontà di mantenere le distanze. Anche fuori dall’Italia il clima è cambiato rispetto ad altre tappe: se in Giappone Thiel aveva incontrato ambienti politici più disponibili, a Roma la sua lettura teologico-politica ha incrociato una sensibilità ecclesiale più prudente. A pesare è stato anche il ruolo di Palantir nei settori della difesa e della sicurezza.
I fatti hanno smentito le ipotesi circolate nei giorni precedenti. I lavori si sono svolti a Palazzo Taverna, con accesso controllato e obbligo di riservatezza. Anche sul piano liturgico si sono diffuse voci non confermate: si è parlato di una celebrazione nella chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini, ma la Messa in latino si è tenuta alla Santissima Trinità dei Pellegrini, officiata dalla Fraternità Sacerdotale San Pietro (FSSP, Fraternità Sacerdotale San Pietro). Non risulta la presenza di Thiel. In parallelo, si è svolta una cena presso l’Institute for the Transformation of the Church and Society – Cluny Project, collegato alla Catholic University of America, realtà che promuove il confronto tra tecnologia, religione e accademia.
I contenuti delle lezioni romane sono rimasti in gran parte riservati, ma il quadro è noto grazie agli incontri precedenti. Tra settembre e ottobre 2025, a San Francisco, presso il Commonwealth Club, Thiel aveva sviluppato una lettura dell’Anticristo come simbolo di un potere globale tecnocratico, capace di imporre regole su intelligenza artificiale, ambiente e comunicazione. Nelle sue argomentazioni, riferimenti biblici e letterari si intrecciano con una critica radicale alla regolazione pubblica della tecnologia. Da allora il ciclo si è spostato tra Cambridge, Parigi e altre città, suscitando discussioni sul ruolo delle élite tecnologiche e sull’uso politico del linguaggio religioso.

A Roma questa impostazione ha trovato un limite preciso. Il Papa, che negli ultimi mesi ha richiamato più volte alla responsabilità nell’uso delle parole religiose, ha segnato una distanza netta. Il messaggio è stato interpretato come un rifiuto dell’uso della fede per giustificare visioni politiche radicali. Nel contesto italiano, dove il dibattito cattolico resta sensibile a questi temi, l’impostazione di Thiel non ha trovato appoggi istituzionali. La tradizione teologica e culturale legata alla figura dell’Anticristo, ben radicata anche nell’arte e nella storia religiosa italiana, rende difficile accogliere interpretazioni che ne facciano uno strumento di lettura politica contemporanea.
La vicenda ha mostrato anche un problema di metodo. Nei giorni precedenti si è assistito a una sequenza di indiscrezioni, rilanci e smentite. L’ipotesi di una sede pontificia ha circolato senza verifiche sufficienti ed è stata poi smentita. La riservatezza dell’evento ha alimentato l’attenzione, ma ha anche reso più difficile distinguere tra fatti accertati e ricostruzioni non confermate. Le informazioni disponibili sulle tappe precedenti sono documentate; quelle sul seminario romano restano parziali.
Il caso Thiel si inserisce in un fenomeno più ampio. In ambienti tecnologici e finanziari cresce l’interesse per linguaggi religiosi che offrono interpretazioni semplici e nette della realtà. In questo schema, l’Anticristo diventa una categoria che raccoglie tutto ciò che viene percepito come limite all’innovazione: regolazione, politiche ambientali, governance internazionale. È una lettura che semplifica e polarizza, riducendo la complessità del dibattito pubblico. Il rischio è trasformare il confronto su temi concreti — intelligenza artificiale, sicurezza, clima — in uno scontro simbolico tra bene e male.
A Roma, questa impostazione non ha trovato terreno favorevole. La politica ha evitato esposizioni, il Vaticano ha tracciato un confine, le istituzioni accademiche hanno difeso la propria autonomia. Il risultato è stato un evento isolato, seguito con attenzione ma senza legittimazione pubblica. Più che il contenuto delle lezioni, è il contesto a offrire una chiave di lettura: la difficoltà di trasferire nel dibattito europeo una retorica nata in ambienti diversi, dove religione, tecnologia e politica si intrecciano in modo più diretto.
La vicenda lascia una indicazione chiara. Il confronto su tecnologia e società richiede strumenti analitici, dati verificabili e responsabilità pubblica. L’uso di categorie religiose può contribuire alla riflessione, ma diventa problematico quando serve a semplificare o a orientare il consenso. A Roma, la distanza mantenuta da istituzioni e politica ha indicato una linea: discutere di innovazione e potere senza rinunciare alla complessità.
Fonti: Angelicum (Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino), Commonwealth Club di San Francisco, Acts 17, Associazione culturale Vincenzo Gioberti, Fraternità Sacerdotale San Pietro (FSSP), Catholic University of America, Institute for the Transformation of the Church and Society – Cluny Project, dichiarazioni pubbliche del Papa.
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