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L’acqua che sgorga dalle Alpi cuneesi arriva fino all’Africa orientale, trasformandosi in un gesto concreto di solidarietà. Acqua Sant’Anna sostiene la campagna “Acqua è Vita” dell’associazione Lvia, contribuendo alla realizzazione di due nuovi pozzi sull’isola di Pemba, in Tanzania, dove l’accesso all’acqua potabile resta una delle principali emergenze quotidiane.
Un intervento che va oltre la dimensione simbolica e si traduce in numeri significativi: i nuovi impianti saranno in grado di fornire fino a 400.000 litri di acqua al giorno, raggiungendo circa 45.000 persone. Un cambiamento radicale per comunità che ancora oggi devono fare i conti con la scarsità di risorse idriche e con gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico.
L’iniziativa si inserisce all’interno del progetto Kijani Pemba, sostenuto anche dall’Unione Europea, e rappresenta un tassello importante in un percorso più ampio di sviluppo sostenibile e tutela delle risorse naturali.
Sull’isola di Pemba, come in molte altre aree dell’Africa subsahariana, l’acqua non è un bene scontato. Intere comunità sono costrette a percorrere chilometri ogni giorno per raggiungere fonti spesso non sicure, con pesanti ricadute sulla salute e sulla qualità della vita. La mancanza di acqua potabile espone infatti a rischi sanitari, limita le attività quotidiane e condiziona fortemente l’accesso all’istruzione, soprattutto per i più giovani.
In questo contesto, la realizzazione di due nuovi pozzi rappresenta un intervento strutturale che può incidere in modo profondo sulle abitudini e sulle prospettive di intere famiglie.
Accanto alla costruzione delle infrastrutture, il contributo di Acqua Sant’Anna si concretizza anche attraverso un certificato dell’Acqua, che garantirà acqua sicura a 120 famiglie per un anno. Un sostegno diretto che contribuirà a ridurre il razionamento idrico e, soprattutto, il tempo necessario per l’approvvigionamento.

Un aspetto tutt’altro che secondario. In molte realtà, infatti, sono donne e bambini a occuparsi quotidianamente della raccolta dell’acqua, sottraendo tempo allo studio, al lavoro e alla vita familiare. Ridurre queste distanze significa restituire opportunità, migliorare le condizioni sanitarie e favorire una crescita più equilibrata delle comunità.
L’intervento sull’isola di Pemba si inserisce nel più ampio impegno dell’azienda piemontese sul fronte della sostenibilità e della responsabilità sociale. Un percorso che negli anni ha visto Acqua Sant’Anna affiancare alla propria attività industriale una serie di iniziative orientate alla tutela dell’ambiente e al supporto delle comunità più fragili.
L’acqua, in questo caso, diventa non solo risorsa ma strumento di sviluppo, capace di incidere su più livelli: sanitario, sociale ed economico.
Il progetto Kijani Pemba, di cui fanno parte i nuovi pozzi, si propone infatti di affrontare in modo integrato le criticità legate alla gestione delle risorse naturali, promuovendo modelli sostenibili e rafforzando la resilienza delle comunità locali di fronte ai cambiamenti climatici.
Un’azione che assume ancora più valore in un momento storico in cui l’accesso all’acqua potabile è riconosciuto come uno dei principali indicatori di sviluppo umano. Secondo le stime internazionali, milioni di persone nel mondo non dispongono ancora di fonti sicure, con conseguenze dirette su salute, istruzione e crescita economica.
In questo scenario, iniziative come quella sostenuta da Acqua Sant’Anna rappresentano esempi concreti di come imprese, associazioni e istituzioni possano collaborare per generare un impatto reale e misurabile.
Dalla provincia di Cuneo fino alle coste della Tanzania, il filo che unisce territori così distanti passa attraverso un elemento semplice e fondamentale: l’acqua. Una risorsa che, quando manca, diventa emergenza, ma che quando viene garantita può trasformarsi in opportunità, salute e futuro.
E per le 45mila persone che potranno beneficiare dei nuovi pozzi sull’isola di Pemba, quel futuro oggi è un po’ più vicino.
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