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C'è un compratore: Castello e Vitale si disfano del campo da pallone!

Dalla promessa di riqualificazione alla cessione: il campo dei Torassi finisce ai privati

C'è un compratore: Castello e Vitale si disfano del campo da pallone!

C'è un compratore: Castello e Vitale si disfano del campo da pallone!

Un compratore c’è. E il campo sportivo dei Torassi non è più pubblico. Il Comune di Chivasso ha chiuso la partita: aggiudicazione definitiva alla Mule’ Rosario & Figli Srl, con sede a Verolengo, per 36.726,88 euro IVA compresa. La determina è del 5 marzo 2026, a firma della dirigente Roberta Colavitto . Fine della storia? No. Semmai, è qui che comincia.

Perché la domanda resta lì, inchiodata ai numeri che spingono il Comune a vendere un’area da quasi 10 mila metri quadrati al valore di un’utilitaria ben accessoriata. Parliamo di un compendio da 9.928 metri quadrati, con fabbricato accatastato come D/6 – quindi destinato ad attività sportive – e inserito in parte tra le aree per servizi pubblici e per il gioco e lo sport.

Davvero non c'erano altre idee, dal sindaco Claudio Castello all'assessore allo Sport Gianluca Vitale, per riqualificare quest'area e restituirla alla collettività?

Inserita nel piano delle alienazioni già nel 2025, stimato 24.100 euro come base d’asta, bando pubblicato il 15 dicembre, offerte entro il 16 gennaio 2026. Alla scadenza arriva una sola proposta: quella della società poi risultata vincitrice, con un’offerta da 30.104 euro oltre IVA. 

C’è però un passaggio che pesa, politicamente parlando s'intende: nella determina non c’è scritto cosa diventerà quell’area. Non un progetto, non una destinazione futura, non una visione. Solo un riferimento tecnico: il terreno resta soggetto alle previsioni del piano regolatore, tra servizi pubblici e aree per il gioco e lo sport, con vincoli urbanistici e ambientali. Tradotto: si vende oggi, si vedrà domani.

E infatti l’atto è chiaro su un punto: la vendita avviene “nello stato di fatto e di diritto”, con tutti gli oneri urbanistici e le eventuali trasformazioni demandate all’acquirente. Il Comune incassa e si sfila. Il futuro dell’area esce dal perimetro della decisione pubblica e diventa, al massimo, materia di autorizzazioni successive. Non è un dettaglio. È il cuore della scelta.

Claudio Castello e il campo da calcio di frazione Torassi

E allora vale la pena ricordare da dove si partiva. Quel campo non era un rudere qualsiasi. Era uno spazio recuperato nel 2004 grazie al lavoro di volontari, ferrovieri, cittadini. Era, soprattutto, una promessa politica anche di questa amministrazione: non alienare, ma trasformare. Area sportiva multifunzionale, nuova viabilità, riqualificazione. Parole scritte, non chiacchiere.

Nel mezzo, anni di abbandono. Rovi, strutture inutilizzabili, silenzio amministrativo. Non una fatalità, ma una direzione. Quando non si manutiene, si prepara il terreno. E quando il terreno è pronto, si vende.

Il punto non è la crisi del calcio. Quella esiste, è sotto gli occhi di tutti. Il punto è un altro: se lo sport cambia, gli spazi pubblici dovrebbero adattarsi, non sparire. Campi più piccoli, discipline diverse, uso sociale più ampio. Qui invece si sceglie la strada più semplice: tagliare.

E mentre si taglia, si racconta altro. Premi, eventi, celebrazioni dello sport cittadino a Palazzo Santa Chiara. Post entusiasti, foto, parole come “eccellenza” e “vitalità”. Tutto vero, per carità. Ma incompleto. Perché nel frattempo si riduce il patrimonio. E la distanza tra ciò che si dice e ciò che si fa diventa difficile da ignorare.

C’è poi un dettaglio che dettaglio non è: la sproporzione. Si rinuncia a uno spazio pubblico, con vincoli urbanistici e destinazioni legate anche ai servizi, per una cifra che non incide su nessun bilancio. Non risana, non investe, non costruisce. Semplicemente, elimina. È una sottrazione, non una strategia.

E nelle frazioni, ogni sottrazione pesa di più. Perché lì i servizi non sono intercambiabili. Un campo sportivo non è solo sport. È incontro, è presidio, è comunità. Quando lo perdi, non lo sostituisci con un capitolo di entrata.

Alla fine resta una sensazione difficile da scrollarsi di dosso. Non è solo la vendita di un campo. È il modo in cui una città decide cosa tenere e cosa lasciare andare. Qui si è scelto di lasciare andare. Senza dire per farne cosa.

Dovremmo essere contenti? Boh.

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