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Elezioni a Venaria: quattro candidati sindaco ma nessuna donna in corsa

Con "Venaria Rossa" in campo, si allarga la sfida elettorale

Elezioni a Venaria: quattro candidati sindaco ma nessuna donna in corsa

Elezioni a Venaria: quattro candidati sindaco ma nessuna donna in corsa

Sono quattro i candidati sindaco a Venaria Reale in vista delle elezioni amministrative di domenica 24 e lunedì 25 maggio 2026, con eventuale ballottaggio fissato per domenica 7 e lunedì 8 giugno 2026.

L’ultimo ad aggiungersi è Domenico Martelli, presentato ufficialmente domenica 15 marzo nella sala conferenze della biblioteca civica “Tancredi Milone”. Guiderà la lista “Venaria Rossa”, espressione del Partito Comunista Italiano e del Partito della Rifondazione Comunista.

Martelli, 67 anni, è primario di Medicina Interna all’ospedale Maria Vittoria di Torino ed è stato a lungo medico a Venaria, oltre che rappresentante sindacale Usb. La sua candidatura si colloca fuori dagli schieramenti principali e si propone come alternativa sia al centrodestra sia al centrosinistra.

Nel post pubblicato sui social, la lista definisce il proprio posizionamento: «Domenico guida Venaria Rossa, la lista della sinistra alternativa alla destra e al centro-sinistra, nata per rimettere al centro chi vive e lavora a Venaria Reale». Tra i punti indicati, lavoro, politiche sociali, servizi pubblici e manutenzione degli edifici.

Con l’ingresso di Martelli, il quadro elettorale si completa.

Il sindaco uscente Fabio Giulivi è il candidato del centrodestra, sostenuto da una coalizione unitaria dell’area. Punta sulla continuità amministrativa e sulla prosecuzione dell’attuale esperienza di governo cittadino.

Sul fronte opposto, Mirco Repetto è il candidato del centrosinistra, sostenuto da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana ed Europa Verde. La sua candidatura rappresenta il tentativo di costruire un’alternativa unitaria nell’area progressista.

Accanto ai due poli principali si colloca Andrea Accorsi, candidato della Coalizione Civica, sostenuto da liste civiche locali e già presidente del consiglio comunale, oltre che attuale consigliere di opposizione. La sua proposta si muove su un piano autonomo rispetto agli schieramenti tradizionali.

Con Martelli si aggiunge una quarta proposta, che intercetta l’area della sinistra più radicale.

Il voto si terrà in due giornate, domenica 24 e lunedì 25 maggio 2026. Qualora nessun candidato superi il 50% dei voti, si tornerà alle urne per il secondo turno domenica 7 e lunedì 8 giugno 2026.

Al momento, tra i quattro candidati sindaco non compare nemmeno una donna. Un dato che non è solo numerico ma politico: in una città che conta quasi 35mila abitanti, la competizione per guidarla resta interamente nelle mani di candidati uomini, senza che nessuna forza – né di maggioranza né di opposizione – abbia espresso o sostenuto una candidatura femminile. Un’assenza che, più che casuale, fotografa gli equilibri interni ai partiti e alle liste civiche, dove la selezione della classe dirigente continua a produrre profili maschili, anche in un contesto locale dove la partecipazione femminile alla vita pubblica è tutt’altro che marginale, come dimostra ad esempio la presenza in Consiglio della consigliera metropolitana Rossana Schillaci.

La campagna elettorale entra così nella fase piena, con uno schieramento definito e quattro candidati in campo, ciascuno sostenuto da aree politiche e liste differenti. Nelle prossime settimane sono attese la presentazione completa delle liste e dei programmi.

Venaria non è un caso isolato: è una fotografia fedele del "sistema Italia"

Quattro candidati, quattro uomini. Non è un dettaglio folkloristico, è un dato politico.

A Venaria Reale la corsa a sindaco del 2026 rischia di caratterizzarsi per non vedere in lizza nemmeno una candidata donna. E non è un’eccezione. È la normalità italiana.

Oggi, nei Comuni italiani, le donne rappresentano poco più di un terzo degli amministratori locali. Ma quando si sale al vertice, il numero crolla: solo il 15% dei sindaci è donna. Tradotto: oltre otto Comuni su dieci sono guidati da uomini.

Non è sempre stato così per inerzia. È una selezione. Negli ultimi anni sono state introdotte norme sulla doppia preferenza di genere e sull’equilibrio nelle giunte. Eppure il salto verso la candidatura a sindaco resta il vero collo di bottiglia.

I numeri lo confermano: le donne sono circa il 35% degli amministratori locali, ma tra i candidati sindaco scendono già a un quarto. E poi, al momento della scelta finale, diventano una minoranza ancora più ridotta.

Non mancano esempi diversi. Ci sono Comuni con giunte a maggioranza femminile e casi simbolici – piccoli centri soprattutto – dove le amministrazioni sono guidate interamente da donne. Ma restano eccezioni, non un modello diffuso.

Anche la geografia conta. Nel Nord la presenza femminile è leggermente più alta, mentre in alcune aree del Sud i sindaci uomini superano il 90%.

Il punto, però, non è solo statistico. È politico. Perché la selezione delle candidature continua a passare da filtri interni ai partiti e alle liste che, nei fatti, producono ancora leadership maschili.

Venaria si inserisce esattamente in questo schema. Quattro candidature, quattro uomini, quattro filiere politiche diverse. Ma lo stesso esito.

Non è un caso isolato. È una fotografia fedele del sistema.

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