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Sorpasso folle sulle strisce: «Mi ha mancato per un soffio». Parte la protesta del quartiere

Dopo un sorpasso azzardato e minacce, i residenti chiedono Zona 30 e controlli in via Iseppon a Venaria Reale

Sorpasso folle sulle strisce: «Mi ha mancato per un soffio». Parte la protesta del quartiere

Sorpasso folle sulle strisce: «Mi ha mancato per un soffio». Parte la protesta del quartiere

Attraversare sulle strisce e rischiare la vita. È successo a Venaria Reale, in via Iseppon all’angolo con via IV Novembre, nella tarda mattinata di sabato 14 marzo. Un episodio che poteva trasformarsi in tragedia e che oggi diventa il punto di rottura per un intero quartiere.

A raccontarlo è Giuseppe Rinaldi, residente della zona, che intorno alle 11:50 stava attraversando regolarmente sulle strisce pedonali. Le auto si erano fermate per lasciarlo passare. Tutto come dovrebbe essere. Poi, in pochi secondi, qualcosa si rompe.

Una Renault Clio bianca, con i loghi di una carrozzeria torinese, arriva a velocità sostenuta e decide di sorpassare le vetture già ferme. Un gesto che non è solo imprudente: è una violazione consapevole di ogni regola di sicurezza.

«Mi ha mancato per un soffio», racconta Rinaldi. E il racconto non si ferma al rischio. «Invece di scusarsi, mi ha minacciato, intimandomi di tacere. Anche altri automobilisti hanno protestato».

Non è solo un comportamento fuori controllo. È il sintomo di qualcosa che, da queste parti, i residenti conoscono bene. L’incrocio tra via Iseppon e via IV Novembre non è nuovo a situazioni pericolose. Lo confermano le immagini: traffico costante, autobus di linea, parcheggi a ridosso dell’attraversamento, visibilità non sempre ottimale.

E soprattutto, una quotidianità fatta di pedoni. Famiglie, anziani, studenti. Perché a poca distanza ci sono servizi e plessi scolastici frequentati ogni giorno. Qui attraversare non è un’eccezione: è la norma.

L'incrocio incriminato

È proprio da questa consapevolezza che nasce la protesta. Dopo l’episodio di sabato, i residenti hanno deciso di organizzarsi. È partita una raccolta firme per chiedere interventi concreti all’amministrazione comunale. Non generiche promesse, ma misure precise: videocamere per il controllo, dossi rallentatori e l’introduzione di una Zona 30.

La richiesta è chiara. E il tono non lascia spazio a interpretazioni: «Non possiamo aspettare che accada una tragedia».

Parole che pesano ancora di più se si guarda indietro. Pochi mesi fa, a poca distanza da quell’incrocio, un uomo ha perso la vita proprio sulle strisce pedonali. Un precedente che non può essere archiviato come fatalità.

Qui si apre la contraddizione. Da una parte, una città che parla di sicurezza, mobilità sostenibile, tutela dei pedoni. Dall’altra, strade dove basta un sorpasso azzardato per trasformare un attraversamento in un rischio concreto.

Il problema non è solo chi guida senza rispetto delle regole. È anche un contesto che non dissuade, che non rallenta, che non protegge abbastanza.

E allora la domanda è semplice: quanto deve essere evidente il pericolo perché qualcuno intervenga?

I residenti hanno scelto di non aspettare la risposta. Le firme raccolte sono un segnale preciso: il quartiere non accetta più che la sicurezza sia affidata al caso.

Perché qui non si tratta di un episodio isolato. Si tratta di un equilibrio che si rompe ogni giorno, ogni volta che qualcuno mette il piede sulle strisce.

E ogni volta, la differenza tra routine e tragedia resta appesa a pochi metri. O a pochi secondi.

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