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CasaOz, la quotidianità che cura: a Torino un modello integrato contro i disturbi alimentari

Nel Centro Diurno “Ci vediamo a CasaOz” accoglienza, relazioni e vita quotidiana affiancano la terapia clinica per accompagnare adolescenti nel percorso di recupero

Enrica Baricco

Enrica Baricco, fondatrice e presidente di FondazioneOz

La Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla ha riportato al centro dell’attenzione pubblica l’urgenza di affrontare i disturbi del comportamento alimentare con strumenti che vadano oltre la sola dimensione clinica. Un approccio che metta al centro la relazione, la vita quotidiana e contesti accoglienti capaci di accompagnare i giovani anche fuori dall’ospedale.

«È fondamentale costruire luoghi di accoglienza che valorizzino il ruolo della relazione e dei gesti quotidiani nei percorsi di benessere», sottolinea Enrica Baricco, fondatrice e presidente di FondazioneOz. Da quasi vent’anni, a Torino, CasaOz rappresenta un punto di riferimento in questa direzione, offrendo a bambini, ragazzi e famiglie uno spazio in cui le azioni di ogni giorno diventano occasioni concrete di cura e trasformazione. Un principio sintetizzato nel concetto della Quotidianità che Cura.

È proprio da questa filosofia che nasce il Centro Diurno Socio Riabilitativo “Ci vediamo a CasaOz”, un servizio pensato per ragazze e ragazzi tra i 10 e i 18 anni con Disturbi dell’Alimentazione e della Nutrizione (DAN) o a rischio di ritiro sociale e scolastico. Attualmente accoglie 19 giovani, in un contesto che unisce dimensione familiare e spazi inclusivi, in costante collaborazione con la rete sanitaria e sociale del territorio.

Il Centro si distingue anche per scelte simboliche e strutturali: dall’assenza di porte che lo separino dal resto di CasaOz, a sottolineare continuità e apertura, fino al nome stesso, volutamente informale e lontano da connotazioni cliniche. Un’impostazione coerente con il principio della “mixité”, che promuove integrazione e condivisione degli spazi.

Il progetto si inserisce in un contesto segnato da dati sempre più preoccupanti. «Negli ultimi anni abbiamo osservato un aumento molto significativo del disagio psicologico tra bambini e adolescenti», spiega Antonella Anichini, neuropsichiatra infantile dell’Ospedale Regina Margherita di Torino. Tra il 2018 e il 2022, le consulenze di neuropsichiatria infantile al pronto soccorso sono passate da 319 a 1.694 accessi, quintuplicandosi. Nello stesso periodo, i disturbi alimentari sono cresciuti del 294%, l’ideazione suicidaria del 297% e i tentativi di suicidio del 249%.

CasaOz

Oggi circa il 20% delle richieste di consulenza riguarda i disturbi dell’alimentazione. In Italia, anoressia e bulimia coinvolgono tra l’8 e il 10% delle ragazze e fino all’1% dei ragazzi, con un incremento evidente dopo la pandemia. Anche i percorsi di cura riflettono questa tendenza: gli accessi in day hospital per disturbi alimentari sono aumentati del 191% e rappresentano ormai circa la metà del totale.

Di fronte a questi numeri, emerge con forza la necessità di affiancare al modello ospedaliero un approccio integrato, capace di accompagnare i giovani anche nella fase successiva alla cura acuta. È qui che il Centro “Ci vediamo a CasaOz” trova la sua ragion d’essere: sostenere il ritorno alla vita quotidiana attraverso attività condivise, relazioni e piccoli gesti che aiutano a ricostruire autonomia e socialità.

Attivo da circa un anno e mezzo, il Centro è un presidio socio-assistenziale accreditato dal Comune di Torino e autorizzato dall’Asl Città di Torino. Può contare su un’équipe composta da tre educatori, un operatore socio sanitario e un tecnico della riabilitazione psichiatrica. L’accesso avviene su segnalazione delle neuropsichiatrie infantili territoriali o ospedaliere e dei servizi sociali.

Un modello che punta a colmare il vuoto tra ospedale e vita reale, trasformando la quotidianità in uno strumento di cura e restituendo ai ragazzi uno spazio in cui ricominciare, passo dopo passo.

Per informazioni: centrodiurno@casaoz.org

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